Pagellone 2014, prima parte: ciclismo leader, che flop il volley maschile

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Il 2014 volge al termine e, come ormai da tradizione, non può mancare il classico pagellone di fine anno di OA. Una stagione che ci ha consegnato gioie grandissime, su tutte la vittoria al Tour de France di Vincenzo Nibali, ma anche delusioni cocenti, come i disastri mondiali di pallavolo e calcio. Lo abbiamo suddiviso in tre parti, le successive potrete leggerle il 23 e 24 dicembre. Buona lettura.

CICLISMO SU STRADA, 8.5: l’impresa di Vincenzo Nibali al Tour de France è una pagina importantissima della storia dello sport italiano. Il siciliano ha letteralmente dominato la Grande Boucle. Per il resto i segnali migliori li ha mandati Fabio Aru, terzo al Giro d’Italia e quinto alla Vuelta a España con un totale di tre successi di tappa. Poca roba nelle classiche, dove ci siamo salvati solo nella Liegi con Domenico Pozzovivo e Giampaolo Caruso, forse tra gli italiani meno attesi. Disastro su tutta linea nelle classiche del pavè, mentre Gasparotto ha saputo lanciare qualche segnale. Tra i giovani spicca un Sonny Colbrelli prima piazzato e poi vincente. Per le volate sembra essere arrivato il tempo di Giacomo Nizzolo, mentre Elia Viviani pare incappato in una stagione negativa. I due restano comunque lontani dai big della specialità. I Mondiali ci hanno visti protagonisti fino all’ultima salita, dove la nazionale è letteralmente naufragata. Bene comunque De Marchi (anche Super combattivo del Tour de France) in tutti i ruoli proposti. Prestazioni positive sono arrivate anche da Matteo Trentin (una tappa al Tour) e Sacha Modolo (Giro di Svizzera) e da questi due atleti possiamo aspettarci buone cose anche in futuro.

CICLISMO FEMMINILE, 7: è bastardo il ciclismo. Centinaia di chilometri di fatica e poi sono i centimetri a fare la differenza. Come quelli che privano Giorgia Bronzini della terza medaglia iridata della carriera, che per inciso avrebbe significato podio per il sesto anno consecutivo per un’atleta azzurra. In ogni caso, sette successi stagionali per Giorgia (tra cui una tappa al Giro Rosa e una alla Route de France), maglia di miglior giovane di Coppa del Mondo e argento europeo per la campionessa nazionale Elena Cecchini (vedi anche settore pista), primo successo tra le élite di una Rossella Ratto peraltro altalenante, sei successi e piazzamenti di altissimo profilo (come un podio alla Freccia Vallone) per Elisa Longo Borghini. Nel bilancio bisogna poi inserire il bronzo mondiale dell’Astana-BePink nella cronosquadre (e c’erano Zorzi, Valsecchi e Frapporti), oltre al fondamentale contributo di Valentina Scandolara, vincitrice del Giro del Trentino, per l’argento dell’Orica-Ais. Certo, manca il successo in una prova di Coppa del Mondo, manca un’atleta in grado di battagliare per la classifica finale del Giro Rosa, manca, appunto, la medaglia iridata: ma la nicchia del pedale rosa sa sempre regalare emozioni e soddisfazioni, oltre ad un futuro assicurato da giovani e giovanissimi talenti che sbocciano anno dopo anno (tanto per fare due esempi, Sofia Bertizzolo e Sofia Beggin).

CICLISMO SU PISTA, 7: piacevoli segnali da parte di una specialità che ha contribuito a scrivere la storia dello sport azzurro. Sono notevoli i passi avanti nell’inseguimento a squadre, dove entrambi i quartetti possono ottenere la carta olimpica, con quello femminile davvero positivo (bronzo continentale, nuovo record nazionale, soprattutto la conferma di un florido ricambio). Elia Viviani è tra i migliori interpreti dell’omnium e lo ha dimostrato tanto agli Europei quanto in Coppa del Mondo, la sua compagna Elena Cecchini ha inanellato medaglie su medaglie, tra le rassegne U23 ed élite, in corsa a punti e scratch (discipline non olimpiche dove vantiamo anche una certa Giorgia Bronzini, oltre a Liam Bertazzo nel maschile). Peraltro, la carta olimpica sembra veramente fattibile anche nell’omnium femminile, grazie a Simona Frapporti ed Annalisa Cucinotta. Difficoltà molto maggiori, invece, nella velocità, che resta nostro malgrado al centro del programma a cinque cerchi: incoraggianti comunque i passi avanti di Francesco Ceci nel keirin, da valutare in un futuro non certo immediato due talenti come Elena Bissolati e Miriam Vece, mentre Maila Andreotti ha quantomeno rappresentato l’Italia in Coppa del Mondo dopo anni di assenza. L’obiettivo è svolgere un Mondiale all’altezza a febbraio, per dimenticarsi della negativa rassegna iridata di dieci mesi fa e continuare sulla splendida strada intrapresa dall’estate in poi.

MTB/CROSS, 6.5: difficile valutare assieme una disciplina “estiva” olimpica ed una “invernale” non olimpica, per quanto altamente spettacolare. In ogni caso, proprio dal cross arrivano i segnali più positivi: Alice Arzuffi è bronzo europeo, Eva Lechner argento iridato per un piccolo sogno costruito, anno dopo anno, dal tecnico Fausto Scotti. Nelle ruote grasse, una stagione più negativa rispetto all’abbondanza alla quale eravamo abituati: il passaggio di categoria dei vari Bertolini, Kerschbaumer ecc ha bisogno di tempo per essere smaltito, ma arrivano comunque un successo in CdM firmato Lechner e podi tra le U23 di Lisa Rabensteiner. Senza dimenticarsi, ovviamente, dello splendido bronzo mondiale di Marco Aurelio Fontana, che ha giocato (e vinto) tutto proprio sull’appuntamento iridato. Occhio, infine, ad un talento come Chiara Teocchi….

BMX, 5: difficilmente Chiara Teocchi e Sofia Beggin, medagliate nella curiosa gara che mischia svariate specialità del ciclismo alle Olimpiadi giovanili, si dedicheranno alla Bmx. Qualche chance in più per Federico Mandelli e Manuel Todaro, che nella stessa competizione condividono con le due ragazze il podio nella “mista”. Tra gli élite solo Romain Riccardi coglie qualche soddisfazione importante. Il resto sono speranze, chiamate Diego Verducci o Camilla Zampese, oltre ai nomi fatti prima. Speranze, appunto.

VOLLEY MASCHILE, 3: il Mondiale è stato un vero disastro, sia per il risultato finale (13esimo posto, il peggior piazzamento degli ultimi 30 anni) che per il gioco espresso. Una non squadra, slegata in tutti i reparti, disunita nelle sue individualità, impreparata atleticamente e tecnicamente inesistente: tre vittorie su nove partite giocate, una striscia di 5 ko consecutivi che non si vedeva da tempo immemore e soprattutto umiliati dalla Cenerentola Porto Rico, il momento più nero dell’intera storia del nostro movimento.
La nostra Nazionale si è sciolta al “sole” di Cavalese, in un mese di agosto che ha lasciato tanti dubbi e con qualche problema di spogliatoio che probabilmente è uscito fuori.
Incapaci di realizzare break point e/o punti in serie, pessimi al servizio, inconsistenti a muro, lacunosi in ricezione. Lo Zaytsev che si infortuna, Kovar troppo fallosi, i cambi di palleggiatore (Baranowicz/Travica) che non hanno reso, la diga centrale con diversi punti di domanda, formazione che continuava a cambiare e tanta confusione in campo. La sensazione è che lo stesso Mauro Berruto (riconfermato sulla panchina azzurra), a un certo punto, non ci capisse più nulla.
Il bronzo conquistato alla World League (peraltro in casa, nella cornice del Mandela Forum di Firenze) non cambia sostanzialmente il giudizio. Anzi. Si chiedeva una medaglia ben più pesante in quella circostanza ma, ancora una volta, siamo crollati al cospetto del Brasile.
Sono solo tre i lampi di una stagione da dimenticare il più in fretta possibile: le due vittorie in Brasile a inizio stagione nel giro di 16 ore (non accadeva da 20 anni), il 3-0 rifilato agli USA alle Final Six di World League (con 4 aces finali di Zaytsev), il rimontone sulla Francia ai Mondiali (da 0-2 a 3-2, contro i transalpini poi quarti nel torneo iridato).
A livello di club la stagione è stata avara di emozioni: fuori prematuramente da tutte le Coppe Europee (in Champions League ai quarti di finale) come non succedeva ormai da decenni.

BOXE, 8: un’annata da ricordare per il pugilato italiano femminile. Tra Europei e Mondiali, la compagine del Bel Paese si è issata tra le potenze planetarie. Assoluta protagonista Marzia Davide (-54 kg), tornata sul trono d’Europa dopo 10 anni e capace di conquistare un prezioso argento iridato. Bene anche Terry Gordini, bronzo mondiale nella categoria olimpica dei -51 kg, Alessia Mesiano (due volte terza tra Europei e Mondiali) e Flavia Severin, supermassimo ancora tutto da svezzare, ma già sul podio nella rassegna continentale. In campo maschile, parlando di boxe dilettantistica, i Campionati dell’Unione Europea, accanto alla conferma di Vincenzo Mangiacapre, hanno visto l’esplosione del mediomassimo Valentino Manfredonia. A livello giovanile, poi, il vivaio appare florido, come testimoniano i successi a ripetizione conseguiti da Vincenzo Lizzi e Vincenzo Arecchia. Qualche difficoltà in più nel professionismo, dove comunque qualcosa si muove. Tre i campioni d’Europa (Marsili, Di Rocco e Branco), mentre Leonard Bundu ha fallito l’assalto al titolo mondiale ad interim dei pesi welter.

TIRO A SEGNO, 6,5: l’appuntamento clou dell’anno, i Mondiali di Granada, non ci ha visto in assoluto protagonisti dal momento che una sola medaglia, anche se d’oro (quello di Petra Zublasing nella carabina 10 metri), è forse un po’ poco rispetto a quanto ci si poteva attendere. Dal punto di vista delle “carte olimpiche” però, nel settore riservato alla carabina abbiamo già incamerato ben quattro pass verso Rio e nel 2015 il comparto di pistola avrà il compito di riscattarsi.

TUFFI, 7.5: dopo una Coppa del Mondo avara di soddisfazioni per evidente ritardo di condizione (comunque ampiamente previsto), gli azzurri non tradiscono le attese nell’appuntamento più importante della stagione. A Berlino 2014 Tania Cagnotto e compagni, o meglio dire compagne, si migliorano addirittura da Rostock 2013: le medaglie diventano quattro, grazie all’argento di una ritrovata Noemi Batki dalla piattaforma. La bolzanina continua a dominare il metro e il sincro da 3 con la fedele Francesca Dallapè, mentre nell’individuale dal trampolino maggiore è solo argento sprecando un vantaggio di dodici punti con errore nell’amato doppio e mezzo rovesciato di fine serie. Un’amarezza che, però, non cancella l’ennesima manifestazione da protagonista della regina dei tuffi italiani. Altro beffardo quarto posto per Maria Marconi, sfortunatissima dal metro prima di scollegare la testa e uscire nell’eliminatoria da 3. Tra gli uomini, che faticano a ottenere risultati di prestigio vista l’enorme concorrenza, brillano il bronzo di Michele Benedetti al Grand Prix di Puerto Rico e le convincenti prestazioni (con ampi margini di crescita) di Giovanni Tocci a Berlino, finalista in tre gare e quarto con punteggione nell’improvvisato sincro con Benedetti. A livello giovanile esplode Cosenza, patria proprio di Tocci: oro, argento e bronzo per Laura Bilotta e Francesco Porco agli Eurojuniors di Bergamo.

LOTTA, 5: la lotta italiana non ha raggiunto neanche quest’anno un livello di sufficienza, nonostante i piccoli miglioramenti registrati. L’atleta di punta resta Dalma Caneva, che nel 2014 ha raggiunto i risultati più importanti tra gli junior, dove ha vinto l’oro europeo e l’argento mondiale. Per il resto, la stagione azzurra è stata penalizzata dall’infortunio di Daigoro Timoncini e dai problemi burocratici per l’acquisizione dei documenti italiani di Frank Chamizo, entrambi costretti a saltare i Mondiali, mentre gli altri atleti hanno faticato ad imporsi a livello internazionale. La prossima stagione sarà fondamentale per capire il vero valore di quest’Italia in vista di Rio 2016, con i tre atleti citati in precedenza che saranno i leader delle rispettive specialità. In attesa di un possibile rientro dell’olimpionico Andrea Minguzzi.

BEACH VOLLEY, 8: l’Italia non aveva mai vinto un torneo del World Tour e tantomeno un Grand Slam. Lacuna colmata nei primi due tornei dell’anno grazie a Daniele Lupo e Paolo Nicolai, coppia d’oro del beach azzurro che ha completato il percorso magico aggiudicandosi anche il titolo Europeo sulla sabbia di casa a Quartu, in Sardegna. Nella seconda parte di stagione un problema fisico di Nicolai ha un po’ bloccato il cammino della coppia di punta azzurra ma, dopo gli Europei, sono comunque arrivati due splendidi argenti in altrettanti Grand Slam, Mosca e Klagenfurt, roba da stropicciarsi gli occhi. Soddisfazioni sul finire di stagione anche in campo femminile con Menegatti/Orsi Toth che hanno rimesso a posto le cose chiudendo prima quarte a Klagenfurt e poi salendo per la prima volta su un podio in un Grand Slam a San Paolo con uno splendido secondo posto.Le altre coppie azzurre hanno tutto sommato deluso. Tomatis/Ranghieri tra gli uomini e Gioria/Giombini tra le donne sono rimasti al di sotto delle attese anche, bisogna dirlo, per via di problemi fisici piuttosto seri. Per Ingrosso/Ingrosso il lampo di Puerto Vallarta (secondo posto all’Open) poi anche per loro qualche acciacco di troppo. A livello giovanile qualcosa si muove: il quarto posto di Lantignotti/Enzo a Cesenatico (Europeo Under 20) è stato il miglior risultato della stagione che ha visto affacciarsi al panorama internazionale alcuni giovani interessanti come Marco Caminati, Enrico Rossi e Agata Zuccarelli, già presenti nel World Tour a fine stagione. Qualcosa si muove anche alla base, dunque, anche se siamo ancora lontani anni luce dai movimenti “faro” a livello mondiale come Brasile e Usa oppure, per restare in Europa, Germania e Polonia.

GOLF, 6: sufficienza striminzita per una stagione dai tanti volti per il movimento italiano. Da una parte c’è un Francesco Molinari fin troppo altalenante, capace di strappare piazzamenti prestigiosi al The Players e al BMW PGA Championship ma di arenarsi nell’anonimato con il prosieguo della stagione, senza riuscire più a cavare un ragno dal buco e calando nel ranking mondiale. Crollo verticale, invece, per Matteo Manassero che, eccezion fatta per degli sprazzi a luglio, paga dazio un periodo di assestamento con la nuova attrezzatura e con nuovi approcci ai colpi probabilmente andato fin troppo per le lunghe. La mentalità per risalire la china già nel 2015, tuttavia, non manca. Nel contempo, inoltre, ha ripreso a viaggiare a vele spiegate uno straordinario Edoardo Molinari, pienamente recuperato dopo il calvario delle ultime stagioni. I Tre Moschettieri azzurri si sono riformati soltanto per la gloriosa settimana dell’Open Championship (tutti e tre nei primi 20), quando proprio il torinese riuscì a strappare il miglior piazzamento in un Major dai tempi di Costantino Rocca. Nel 2015 l’obiettivo non potrà che essere la vittoria, quella raggiunta a sorpresa da Marco Crespi ad aprile, unico assolo degli azzurri professionisti. Già, perché tra i dilettanti è esploso intanto quel fuoriclasse che porta il nome di Renato Paratore, la grande promessa del golf italiano capace di numeri straordinari: vittoria allo Junior Orange Bowl, oro olimpico giovanile e passaggio tra i ‘pro’ a nemmeno 18 anni attraverso l’intricatissima Qualifying School. Un fenomeno raro, da seguire con grande attenzione. Tra le donne, stagione senza sussulti degni di nota per Giulia Sergas, costantemente lontana dalle posizioni di rilievo nel LPGA Tour. Solo una Top 10 per la triestina e il bel piazzamento all’Open d’Italia, dove lei e Diana Luna sono andate vicine alla vittoria in patria. Nel 2015 potrà certamente riscattare un’annata negativa. Le qualità, d’altronde, sono indubbie e c’è una qualificazione a Rio 2016 da conquistare. Stagione così così anche per la Luna, come detto capace di sfiorare la vittoria a Perugia ma, per il resto, sempre nella pancia della classifica in tutti i tornei giocati.

PALLANUOTO MASCHILE, 7.5: stagione strepitosa quella della banda di Sandro Campagna, chiamata dal ct siciliano ad un continuo rimescolamento della rosa, per poter testare più giocatori possibili in vista degli appuntamenti più importanti del quadriennio: Mondiali di Kazan e Olimpiadi di Rio. Nei primi mesi di questo 2014 arriva un’eliminazione di misura nel girone di World League a causa della differenza reti negli scontri diretti con il Montenegro, ma comunque con pochi rimpianti. Appuntamento clou dell’anno sono stati gli Europei di Budapest e gli azzurri non hanno tradito le aspettative. Un bronzo spettacolare per il Settebello, che si è arreso in semifinale per 8-7 con qualche recriminazione ai padroni di casa ungheresi, dopo aver battuto con lo stesso risultato i campioni olimpici della Croazia. Nella finalina per il bronzo però è arrivata l’impresa: nel remake della semifinale mondiale di un anno prima, Tempesti e compagni battono il Montenegro e vanno a conquistare un’importante medaglia. Trionfo per una squadra stupenda, formata da giocatori di livello internazionale come Tempesti, Figlioli ed Aicardi, e giovani in rampa di lancio (Di Fulvio e Fondelli su tutti). Anche sul culmine dell’annata arrivano gioie: prime due match della nuova World League e altre due vittorie, con il bellissimo successo in casa del Montenegro ai rigori.

TENNIS, 7.5: percorso a tratti contraddittorio quello del tennis italiano del 2014, fatto principalmente di tanta incostanza. Uomini piuttosto deludenti singolarmente: Fognini non rispetta le aspettative, vince a inizio anno ma si lascia andare per il resto della stagione, in balia del suo indomabile carattere, Seppi crolla nel ranking fino alla posizione 45. Gli unici risultati di rilievo arrivano da Bolelli, che migliora rispetto all’anno passato. La semifinale raggiunta in Coppa Davis, tuttavia, resta un risultato storico. Meglio le donne, anche se non ripetono la stellare stagione dell’anno scorso: il picco si ha a marzo, con la vittoria ad Indian Wells di Flavia Pennetta, la migliore fra le azzurre anche in termini di ranking. Si salvano Pennetta e Errani, mentre le altre sono apparse sottotono, soprattutto Vinci, mentre si è costretti a rimandare ancora la consacrazione definitiva di Camila Giorgi. Bene, come al solito, il doppio femminile, dove arrivano due Slam (Australian Open, Wimbledon) da Errani-Vinci, e una finale da Pennetta-Hingis. Preoccupante, infine, l’assenza di ricambi dal settore giovanile, con il ‘Messia’ Gianluigi Quinzi smarritosi tra flop ed infortuni.

TRIATHLON, 6: stagione altalenante, ma in crescita per le azzurre, con Alice Betto, Annamaria Mazzetti e Charlotte Bonin spesso a ridosso del podio nelle World Series, ma talvolta anche ritirate o comunque molto distanti dalla vetta. Insomma, è mancata la necessaria continuità di rendimento, oltre che l’ultimo gradino per riuscire finalmente ad agguantare il podio. Anonima, invece, l’annata degli uomini: continua a faticare moltissimo nella frazione podistica Alessandro Fabian, alle cui spalle tuttavia non si intravedono per ora prospetti tali da imporsi nel circuito maggiore.

HOCKEY PISTA, 10: dai trionfi continentali dei Leoni di Alcobendas a quelli dei ragazzini terribili di Gujan-Mestras, senza dimenticare l’U20 maschile (4° agli Europei di categoria) e la nazionale seniores femminile (6° ai Mondiali), per l’hockey pista italiano questo è stato un anno meraviglioso. Il progetto sulle nazionali funziona e sembra poter dare i propri frutti anche in futuro.I nostri club, seppur con qualche difficoltà legata ad aspetti finanziari, si barcamenano per rendere allettante un Campionato, che si spalma da nord a sud, dove i campioni di certo non mancano, anche di altre nazionalità oltre alla nostra, e nelle competizioni del Vecchio Continente, fra Eurolega e Cers, possiamo davvero dire la nostra.

Pagellone a cura della redazione di OA

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