Volley, World League – Italia umiliata: il Brasile ci demolisce! Addio Finale, l’oro non c’è più

Il Brasile è troppo più forte. I Campioni del Mondo infliggono una sonora lezione di pallavolo all’Italia, demolita e quasi umiliata con un sonoro 3-0 (25-11; 25-23; 25-20) nella semifinale della World League.

A Firenze l’Italia esce davvero a testa bassa, bastonata dallo strapotere sudamericano e soprattutto con le ossa rotte, con il crollo delle nostre convinzioni che ci eravamo costruiti in settimana. In fondo il gap con le due corazzate c’è ancora ed è anche piuttosto marcato. Le sei vittorie consecutive iniziali, le imprese di Jaraguà do Sol e lo show di mercoledì contro gli USA (che sono in finale…) ci avevano forse illuso.

L’Italia, di fronte al proprio pubblico, si dovrà accontentare della finalina per il terzo posto contro l’Iran (domani, ore 17.30) almeno per replicare il bronzo conquistato lo scorso anno.

La Finale vera manca ormai dal 2004 e la Coppa non si alza addirittura dal 2000. Il digiuno continua. Il Brasile andrà invece in caccia del suo decimo titolo nella finale di domani sera (ore 20.30) contro gli USA: sarà un atto conclusivo inedito per la 25esima edizione del trofeo.

 

I verdeoro dominano in tutti i fondamentali, dal primo all’ultimo pallone, sfruttando un muro sontuoso (11) e la serata magica di Lucarelli (13) e Lucas (11).

Gli azzurri sono troppo brutti per essere veri. Non sono praticamente mai in partita, sostanzialmente non pervenuti e inesistenti per l’arco dell’intera partita, scesi in campo quasi svuotati e spaventati dal blasone naturale dell’avversario: che amarezza e che delusione. Ci avevamo creduto avvero

Il servizio non produce nulla, anzi si trasforma nella nostra arma auto distruttrice: ne sbagliano davvero troppi, mandando in rete un numero esagerato di palloni che ci inginocchia definitivamente. Gli errori complessivi sono addirittura 26: abbiamo regalato un set intero ai nostri avversari!

Il muro è totalmente assente, capace solo di svegliarsi in un lampo di gloria sul finire del secondo set che però non serve davvero a nulla.

Zaytsev non riesce a trascinarci (9), Parodi e Lanza attaccano poco (7 punti a testa) e soprattutto difendono peggio, demoliti dalle battute del Brasile capaci di abbattere anche Rossini. Simone Buti (10 punti), che ha sostituito un impalpabile Matteo Piano a fine del primo set, è stato il migliore affianco a capitan Birarelli ma davvero troppo poco per questi livelli. Dragan Travica ha cambiato poco il fronte di gioco, lasciando poi spazio a Michele Baranowicz con cui la situazione è leggermente migliorata.

Si poteva forse provare a inserire Luca Vettori da opposto, magari spostando Zaytsev di banda. Giusto per cambiare un po’ le carte in tavola. Ma la sensazione è che sarebbe cambiato davvero poco o nulla.

 

Un’umiliazione imbarazzante nel primo set. Italia letteralmente non pervenuta, il Brasile fa quello che vuole: ci devasta in battuta, ci massacra con le sue bombe, sfrutta al meglio i tanti errori della nostra Nazionale, troppo impalpabile per essere vera.

Non c’è un lampo di genio, non c’è nemmeno un sussulto. I verdeoro dilagano fin dal 4-2 iniziale e non poniamo nemmeno una flebile resistenza. Male in ricezione, attacco inesistente, Murilo, Wallace e Lucas sono un incubo.

 

Nel secondo set l’Italia alza un po’ la qualità del suo gioco. Vola sul 9-5 sfruttando un paio di imperfezioni brasiliane e giocando dei buoni primi tempi. In un amen il Brasile si riporta sotto e ci supera. Gli azzurri non ne azzeccano una al servizio, per trovare il primo muro bisogna aspettare la stampata di Buti su Wallace (19-23). Va al servizio Buti e il match svolta. Stampata Birarelli, l’Italia batte un colpo (20-23). Parodi attacca e prende le dita del muro verdeoro (21-23). Ancora il muro: 22-23! Purtroppo il servizio seguente finisce fuori di un soffio, ma un miracolo di Baranowicz annulla il primo set point. Lucarelli demolisce Rossini. 2-0.

 

Il terzo set non cambia musica rispetto al precedente. Lottiamo punto a punto per metà parziale, poi il Brasile aumenta di nuovo il ritmo e ci umilia.

 

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TAG:
Ivan Zaytsev

ultimo aggiornamento: 19-07-2014


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