Mondiali MTB: per l’Italia la miglior edizione dal 1997

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L’Italia della mountain bike torna da Pietermaritzburg con quattro medaglie: due ori, un argento e un bronzo che rappresentano il miglior bottino da oltre quindici anni, dall’edizione di Château-d’Œx 1997 quando l’attuale CT Hubert Pallhuber e la leggendaria Paola Pezzo vinsero i titoli élite, con altre medaglie portate in dote da Daria De Negri (argento), Luca Bramati e Dario Acquaroli (bronzo).

Certo, è innegabile il rimpianto per Marco Aurelio Fontana ed Eva Lechner, che nelle gare individuali élite sono stati fermati da incidenti senza i quali avrebbero quantomeno lottato fino all’ultimo giro per un posto sul podio; ma il valore di questi due campioni non va messo in discussione, le rispettive carriere parlano per loro e la performance in staffetta, nella quale hanno conquistato l’oro assieme a Gerhard Kerschbaumer e a Gioele Bertolini, è un’ulteriore dimostrazione del loro talento. Ma la cosa più importante è che Fontana e Lechner non sono più soli; da anni, ormai, sono gli unici atleti in grado di ottenere risultati di prestigio a livello internazionale (lo testimoniano anche i piazzamenti degli altri azzurri tra gli élite), tuttavia, finalmente, alle loro spalle c’è un movimento solido e ricco di talento, come dimostrano le altre medaglie conquistate in Sudafrica.

Tutto questo nonostante, come ha ribadito il ct Pallhuber in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, “La MTB sia ancora considerata un parente povero del ciclismo su strada e dunque abbia pochissimi investimenti. Ma la mountain bike non viene più vista come un ripiego: un tessuto di società locali, prevalentemente nelle regioni alpine, permette ai ragazzi di avvicinarsi a questo sport sin dalla più giovane età e di migliorare passo dopo passo, con l’aiuto in certi casi dei corpi militari che costituiscono, come in ogni altra disciplina, un supporto imprescindibile per chiunque voglia fare del professionismo.

Non solo Fontana e Lechner, dunque: nel maschile, il ventiduenne Gerhard Kerschbaumer ha conquistato il secondo oro individuale della carriera, dopo quello juniores nel 2009, ed è ora pronto al grande salto nella massima categoria, come d’altronde aveva già dimostrato alle Olimpiadi di Londra e, più recentemente, in Coppa del Mondo. La gara under23, per alcuni tratti, sembrava addirittura volgere verso una straordinaria tripletta azzurra, con i gemelli goriziani Luca e Daniele Braidot lungamente in zona podio: anche Gerry, dunque, non è certo da solo. Inoltre, alle sue spalle cresce continuamente quel gran talento di Gioele Bertolini, che si è confermato tra i migliori juniores al mondo e che dovrebbe ora fare il salto di categoria. Nel femminile, se tra le under23 non si registrano prestazioni di rilievo, tra le junior sono almeno due le azzurre con grandi potenzialità, ovvero la valdostana Emilie Collomb, argento iridato, e l’altoatesina Greta Weithaler. Entrambe si sono distinte più di una volta in Coppa del Mondo, circuito ancora più indicativo di una gara “singola” come quella dei Mondiali: anche grazie a loro, il presento e il futuro della nostra MTB appare quantomai azzurro.

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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