Volley, è arrivato il doping? Quattro anni di squalifica a Salmon

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Finalmente è giunta al termine una delle storie più strane degli ultimi anni.

Riley Salmon è stato condannato a quattro anni di squalificata (Agenzia Internazionale Anti-Dopning) per aver assunto la dimetilamilamina (DMAA, una sorta di anfetamina che permette di bruciare rapidamente i grassi). Il test antidoping venne effettuato l’8 maggio 2012 al termine di un incontro valido per le qualificazioni ai Giochi Olimpici di Londra 2012.

 

La questione, però, è molto più complessa perché lo statunitense, campione olimpico 2008, dopo aver appreso della positività, firmava contestualmente le carte per il ritiro dalle competizioni agonistiche e accettava l’anno di squalifica che gli imponeva la FIVB (Federazione Internazionale del Volley). Tra l’altro Salmon era pure recidivo perché già nel 2009 era stato pizzicato (positività all’Avapro un medicinale che contiene idroclorotiziade) e ricevette quattro mesi di squalifica.

 

La WADA non ha accettato la condanna di un anno ed è partito un lungo giro di appelli, mail, lettere legali che ha portato le due parti di fronte al Tribunale Arbitrale dello sport. Causa WADA vs. Salmon & FIVB.

La Federazione ha motivato la sua scelta dicendo che il giocatore si era ritirato, che si doveva ridurre la pena, e che la sostanza era stata chiaramente individuata.

La WADA, invece, chiedeva quattro anni di squalifica perché il giocatore era recidivo, perché non importava se si fosse ritirata e perché la sostanza assunta era di una certa rilevanza.

 

Il Tribunale ha accolto le richieste della WADA e quindi Salmon sarà squalificato fino al 27 settembre 2016 (ma difficilmente lo rivedremo in campo) e la FIVB dovrà pagare 2000 franchi svizzeri di multa all’Agenzia.

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