Mosca 2013: Bondarenko sfida Sotomayor! Super Kemboi, storica Ibarguen

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Un pomeriggio di Ferragosto fantastico a Mosca, il migliore di questi Mondiali di atletica leggera.

 

Una finale sensazionale, palpitante, emozionante e storica. Queste sono i quattro aggettivi buoni per descrivere quanto visto nel salto in alto maschile. Che sarebbe stata la gara più emozionante dell’intera rassegna lo sapevamo, ma pronosticare una cosa così immensa era davvero incredibili.

Bohdan Bondarenko vince l’oro con un pazzesco 2.41, misura già saltata in stagione, nuovo record dei campionati, dopo una gara praticamente perfetta e mostrando una sicurezza impressionante nei suoi mezzi. L’ucraino entra in gara a 2.29, poi centra 2.35, rifiuta addirittura 2.38, prima di infilare la misura vincente al secondo tentativo utile. Il nuovo talento dell’alto si conferma il terzo uomo della storia dietro solo a sua maestà Sotomayor e allo svedese Sjoberg, ma non finisce lì.

 

Come già capitato altre due volte in stagione, Bondarenko prova la pazzia del record del Mondo e attacca ancora una volta il primato che Javier dipinse a Salamanca il 27 luglio 1993. Ci vuole un 2.46. Il cubano trema dall’altra parte del Mondo al secondo tentativo, quando Bohdan vola davvero ben oltre l’asticella ma i glutei gli sono davvero fatali. Il terzo non viene praticamene abbozzato e lì finiscono i sogni: ma il primato vacilla sempre più… Chissà che nelle ultime tappe di Diamond League…

 

A fargli sudare le fatidiche sette camicie ci pensa un superbo Mutaz Essa Barshim. Il qatariota (già volato a 2.40 in questo 2013) sbaglia la prima prova a 2.41 e, per colpa di uno stupido errore a 2.32, non gli servirebbe a nulla azzeccare 2.41 alla seconda. Chiede 2.44, ma è ancora troppo: i lunghi arti gli impediscono un richiamo convincente e l’asticella cade. In precedenza un sorprendente Derek Drouin si era arreso a 2.38, conquistando il bronzo e il record nazionale canadese. Il campione Ivan Ukhov non era in forma e ci ha provato fino all’ultimo, ma il 2.38 è rimasto fatale.

 

Un atto conclusivo con numeri mai visti nella storia della disciplina. Sette uomini ancora in gara a 2.35. Cinque uomini in lotta a 2.38. Tre uomini a battagliare alla quota di 2.41. Progressione tirata fino a 2.44. I tre medagliati hanno saltato almeno 2.38 come non capitava addirittura da Roma 1987. Record dei campionati caduto dopo vent’anni esatti (Stoccarda 1993, 2.40 di Javier Sotomayor).

 

Ezekiel Kemboi all’ennesima potenza. Il keniota entra definitivamente nella storia del fondo e fa un passo importante per entrare in quella dell’atletica leggera in toto. Il trentunenne realizza la magica tripletta nei 3000m siepi, come era ampiamente pronosticabile, e si mette al collo il terzo oro iridato consecutivo dopo i successi di Berlino 2009 e di Daegu 2011. Questa è anche la sesta medaglia mondiale per il simpaticone, dopo la tripletta di secondi posti tra Parigi 2003 e Osaka 2007. Tutto condito dai due ori olimpici di Atene 2004 e Londra 2012.

La gara è stata strana, più sofferta del solito, combattuta fino all’ultima riva. A quel punto il Masai ha cambiato marcia, è andato via in progressione e ha staccato i tre compagni di fuga. Un ottimo 8:06.01 per essere una finale mondiale, ma che non ha consentito a Ezekiel di finire la gara in ottava corsia come fa suo solito per festeggiare. Secondo il connazionale Conseslus Kipruto (8:06.37), terzo il francese Mahiedine Mekhiss-Benabbad che è riuscito a difendersi alla grandissima e a conquistare un bronzo previsto da pochi alla vigilia (8:07.86). Niente tripletta Kenya dunque perché Koech è solo quarto (8:08.62).

Poi Kemboi, con la simpatia e la verve che lo contraddistingue, atipica per un keniota, mostra una maglia con cui dedica la sua vittoria al Presidente del suo Paese e poi ai microfoni la dedica anche agli amici di Siena, ormai sua seconda città.

 

Magistale Zuzana Hejnova sui 400m ostacoli. Non doveva esserci gara e così è stato. Un dominio dalla prima all’ultima barriera, con una progressione nel rettilineo finale che ha annichilito definitivamente le avversarie. La ceca vola a un pazzesco 52.83, nuovo record nazionale, primo sub 53’’ della stagione (non usciva da Londra 2012) e diventa la dodicesima atleta di tutti i tempi sul giro della morte con ostacoli. Ci si aspetta una strenua resistenza della britannica Perri Shakes-Drayton (settima, 56.25). Argento e bronzo volano negli Stati Uniti: seconda Dalilah Muhammad (54.09), terza Lashinda Demus (54.27).

 

Miglior prestazione mondiale stagionale anche per Jehue Gordon. Il trinidegno conquista un inaspettato oro (il secondo iridato per il suo Paese dopo quello di Ato Bolton) battendo sulla linea del traguardo il superfavorito Michael Tinsley: buttata avanti la testa per un super 47.69, solo un centesimo meglio dello statunitense, cancellando la super prestazione che Omar Cisneros aveva fatto ieri in semifinale. Il cubano non riesce a replicarsi e chiude quarto (48.12). Il bronzo va a un incredulo Emir Bekric: partito al largo il serbo riesce a risalire in progressione e chiude in un fantastico (per lui) 48.05, nuovo record nazionale. Felix Sanchez e Javier Culson sono lontani: quinto (48.22) e sesto (48.38).

 

Dopo il terzo posto di Daegu 2011, dopo l’argento olimpico a Londra, Caterine Ibarguen riesce a regalarsi la prima grande gioia della carriera. La colombiana ha dominato la stagione e si è tolta tantissime soddisfazioni in Diamond League, ma questa è tutta un’altra cosa anche perché poteva cadere in preda all’emozione. Il duello del triplo, alla fine, non è stato con la campionessa olimpica Olha Saladuha (fermatasi a 14.65, bronzo) ma con la padrona di casa Ekaterina Koneva.

La russa vola a 14.81 al secondo tentativo, ma la Ibarguen mette subito in chiaro le cose replicando immediatamente con un esplosivo 14.85, miglior prestazione mondiale stagionale. Poi fa capire che ne ha ancora con un 14.83 sbagliando un appoggio col piede destro (altrimenti era da over15 metri), la Koneva ci prova ancora ma si ferma a 14.79. E lì finisce lo spettacolo su una gara davvero meravigliosa che regala alla Colombia il primo oro iridato.

 

Abeba Aregawi, naturalizzata svedese con origini etiopi, vince come da pronostico i 1500m (4:02.67) davanti alla statunitense Jennifer Simpson (4:02.99) e alla eniota Hellen Onsando Obiri (4:03.86).

 

Che bella 4×400 azzurra! La staffetta del miglio ci sorprende molto in positivo e realizza un tempo che da anni non si vedeva a queste latitudini: un eccellente 3:03.88 che vale il quinto posto nella terza serie. I quattro ragazzi (Marco Lorenzi, Eusebio Haliti, Isalbet Juarez, Matteo Galvan) sono equilibrati tra loro (forse una partenza non al top), ma Galvan dà la sterzata finale nell’ultimo giro confermando di essere in grandissima condizione dopo le ottime prove individuali (primato personale e settimo tempo italiano di sempre ottenuto durante le batterie). Ovviamente fuori dalla finale, ma bellissima prova.

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