Mosca 2013: il bilancio azzurro di un’Atletica da rifondare!

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C’è molto da lavorare, ancora più di quanto pensassi all’inizio. Venivamo da un ciclo lunghissimo di due mesi di manifestazioni in giro per l’Europa, ma più cresce il livello dell’evento e più ci si rende conto che l’atletica italiana non sia adeguata”.

 

Con queste parole il Presidente Alfio Giomi ha descritto la spedizione azzurra ai Mondiali di atletica leggera. E noi ci troviamo perfettamente d’accordo. Finalmente un esame attento e autocritico da parte della Federazione dopo anni in cui la passata gestione ha lasciato fin troppo correre. E ora ci aspettiamo proprio di invertire la rotta, con un lavoro puntiglioso e preciso che deve avere nel mirino gli Europei del prossimo anno (obiettivo essere nella top five, sempre secondo il Presidente) e il rilancio definitivo alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

 

Inutile negarlo. La rassegna iridata che si è appena conclusa è stata davvero pessima per i nostri colori. Sì, si è evitata l’onta dello “zero medaglie” ma solo grazie a una donna di 37 anni, che ha scoperto l’atletica da due stagioni e da cui non ci si aspettava nulla: Valeria Straneo ha portato a casa l’argento salva spedizione, ma non può assolutamente bastare.

Solo sei piazzamenti tra i migliori otto, solo 19 punti nella speciale classifica (secondo peggior risultato di sempre, migliore solo a quello di Daegu 2011). Sulla cresta dell’onda: una 37enne (Valeria Straneo), un quasi 40enne (Nicola Vizzoni, settimo nel martello), una 33enne (Elisa Rigaudo, quinta nella 20km di marcia), un 32enne quasi inaspettato (Fabrizio Schembri, ottavo nel triplo). A loro si aggiungono solo due giovani: un’inaspettata e gradita Emma Quaglia (sesta nella Maratona) e Alessia Trost (settima nell’alto) che conferma di poter avere un grande futuro. A questo aggiungiamo una bellissima 4×400 femminile, una delle poche note positive su cui torneremo nelle prossime righe.

 

Su un altro punto ci sentiamo ancora una volta di condividere le parole di Giomi: “Diventa fondamentale ricreare nei nostri atleti una mentalità internazionale. Ce l’hanno i più esperti, ma ai giovani purtroppo ancora manca”.

A dare il metro del pasticcio visto a Mosca basta un semplice dato: sono stati realizzati solo due primati personali, tra cui spicca quello del bravissimo Matteo Galvan, arrivato fino alle semifinali dei 400m grazie a un ottimo 45.39 (settimo italiano di sempre). Migliorarsi dovrebbe essere la prerogativa di un atleta che partecipa all’appuntamento clou della stagione.

 

Possiamo argomentare quanto si vuole sull’infortunio di Daniele Greco, ma vanno fatti degli importanti distinguo. Anche se il pugliese avesse vinto l’oro (e ne dubitiamo visto quanto fatto da Tamgho) o comunque una medaglia (missione difficile, ma non impossibile per un Greco al top) il giudizio sulla spedizione italiana non sarebbe cambiato. Un movimento non si valuta sul risultato di una punta, ma sul livello di insieme. Soprattutto, però, bisogna analizzare il perché di questi continui infortuni: ci sono dietro indubbiamente degli errori di preparazione.

Giomi l’ha capito e ha chiaramente detto: “Il nostro sistema deve sviluppare una maggior capacità di prevenire certe problematiche. Questo aspetto sarà oggetto di forte riflessione perché non possiamo perdere atleti e dobbiamo saper dare la nostra massima assistenza in questo senso”.

D’altronde è una situazione che abbiamo visto anche con Veronica Borsi (il piede ha fatto crac in batteria: forse la primatista italiana ha esagerato con le uscite gara negli ultimi mesi?), ma anche con Gianmarco Tamberi e Roberta Bruni che, consci delle proprie condizioni fisiche, non hanno preso parte alla manifestazione.

 

Possiamo analizzare i grandi settori dell’atletica e vedere più da vicino la sitazione:

VELOCITA’. Questo è un territorio dominato dai caraibici: avevamo solo un 100metrista qualificato (poi Tumi non si è presentato), i duecentisti hanno fatto davvero male (e siamo buoni) e sui 400m abbiamo già detto dell’ottimo Galvan. Al femminile Glooria Hooper ha mancato pure le semifinali, mentre Libania Grenot è stata eccellente sul giro di pista.

La panterita è tornata aggressiva come un tempo. Nelle semifinali dei 400m ha corso come non vedevamo dai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009, ha chiuso la prova in un bellissimo 50.34 ed è clamorosamente rimasta fuori dalla finale pur avendo l’ottavo tempo complessivo… Questa è la strada giusta per poter tornare a migliorare il record italiano e per conquistare qualche medaglia di peso.

Chiara Bazzoni non è riuscita a scendere sotto i 52′‘ come invece si sarebbe aspettata.

Questo settore è dominato dai caraibici lo sappiamo. Ma appunto per questo motivo, non si potrebbero rivedere le programmazioni e la scelta delle specialità?

 

MEZZOFONDO E FONDO. Giomi si è dichiarato sconcertato per quanto visto sui 3000m siepi: condividiamo perché due atleti squalificati per infrazione nel salto e un altro col terz’ultimo tempo parlano da sé (e non ci si offenda, perché le critiche servono anche per migliorarsi…).

Daniele Meucci ha fatto la solita bella figura sui 10000m ma non basta: il toscano deve dirottare definitivamente sulla maratona, perché contro Mo Farah e questi etiopi e kenioti non c’è nulla da fare (e ora non si riesce neanche più a essere il primo viso pallido, perché gli statunitensi spingono forti). Giordano Benedetti ha passato un turno sugli 800m, poi era illecito sperare in una impossibile finale.

Marta Milani, invece, fatica davvero a trovarsi sul doppio giro di pista.

 

LANCI. Purtroppo non possiamo ibernare un eterno, fantastico e mitico Nicola Vizzoni. L’argento di Sidney 2000 si regala l’ennesima finale mondiale (quarta o quinta, dipende da cosa si vuole conteggiare), conquista un settimo posto con una bella bomba over77 metri. Dovrebbe insegnare a tutti.

Per il resto ci fermiamo alla bruttissima prestazione di Chiara Rosa (out in qualificazione con un bassissimo 17.18) e alla cocente eliminazione di Gianni Faloci con un pessimo 57.54, sbagliando totalmente la gara più importante dell’anno dopo che in stagione aveva superato i 60 metri per otto volte (e qui ritorniamo al discorso della mentalità).

Proprio in questo settore dobbiamo investire: è qui che con grande tecnica e caparbietà possiamo puntare alle posizioni di vertice! Non è possibile che in dieci anni solo il Vizzo e Rosa abbiano tenuto alta la bandiera!

Con dei buoni tecnici, degli scambi con l’estero, dei training nelle scuole, qualcosa di buono deve per forza arrivare. Guardiamo alla Germania: tre medaglie d’oro tra peso, giavellotto e disco. Hanno capito dove trovare la miniera.

Cliccate qui per un approfondimento più dettagliato.

 

MARCIA. Quella maschile totalmente annullata! Allora è vero che si è puntato solo sul Campione Alex Schwazer e non si è creato un movimento alle spalle del bolzanino? Vedere quella 50km senza il campione olimpico ha fatto venire nostalgia, ma questo non c’entra: le colpe sono immense e vanno pagate fino in fondo!

Al femminile ci salva l’eterna Rigaudo, ma Eleonora Giorgi e Antonella Palmisano sono andate molto bene. Devono solo continuare la loro crescita perché, anche se russe e cinesi sono una spanna sopra, ci si possono togliere delle grandi soddisfazioni!

MARATONA. Femminile super positivo e si è già detto. Ma non abbiamo presentato un atleta al maschile! Cosa quasi scandalosa. Cliccate qui per un approfondimento.

 

SALTI. Idem come sopra per investire di più: potremmo ricavare tante soddisfazioni. Valutiamo in maniera positiva la prova di Alessia Trost: all’esordio a un Mondiale assoluto ha portato a casa un ottimo settimo posto, anche se è grande il rammarico per non aver centrato un fattibilissimo 1.97 che valeva la medaglia. Tecnicamente ed emozionalmente ha anche superato l’esame, ma ora la aspettiamo molto più forte nel 2014.

Per il resto una vera Caporetto: Silvano Chesani è uscito per i troppi errori (ha superato 2.26, ma solo alla seconda): per un ragazzo che in inverno ha realizzato il record italiano a 2.33 ci si aspettava molto di più, anche se poi la finale si è rivelata di un livello spaziale (sette uomini a 2.35).

Eliminato anche Giuseppe Gibilisco a dieci anni esatti da quel volo che a Parigi gli regalò il titolo Mondiale: purtroppo non esiste l’elisir dell’eterna gioventù, anche se non aver superato 5.55 dopo che a Mersin era riuscito in un bel 5.70…

Malissimo Darya Derkach (6.16 nel lungo), delusione Simona La Mantia out con un mediocre 13.80 (misura che era ridicola per un talento del genere). Nessuno nel lungo maschile! Nessuna nell’asta femminile (ma qui è un discorso a parte).

Dell’infortunio di Daniele Greco abbiamo detto. Fabrizio Donato ha mancato la finale, non è riuscito nemmeno ad avvicinare i 17 metri, ma non ha senso fare delle critiche all’uomo che ha salvato la baracca a Londra e che veniva da un importante infortunio. Molto bene, invece, Fabrizio Schembri che ha acciuffato l’atto conclusivo, ha concluso pure in ottava posizione: peccato solo per non aver saltato in zona 17, come lui stesso avrebbe voluto.

 

OSTACOLI. Infortunio per Veronica Borsi dopo una stagione tiratissima (quindi non bocciamo la prestazione, ma forse la programmazione). Marzia Caravelli si è spinta fino in semifinale (13.07 e 13.06). No comment su Jennifer Rockwell-Grossarth (56.63 sui 400hs).

STAFFETTE. A sorpresa le note positive. Stecca solo la 4x100m. La staffetta veloce maschile, improvvisata all’ultimo, ha destato un’ottima impressione, è giovanissima con due punte come Tumi e Galvan e potrebbe togliersi diverse soddisfazioni se ben coltivata.

La 4x400m maschile ha ben figurato tornando sotto i 3’04” dopo una vita.

La staffetta del miglio al femminile è una delle poche note positive della rassegna iridata. Sarebbe addirittura arrivata al quinto posto finale (storico) se non fosse stata per una squalifica che lascia perplessi e su cui la nostra Federazione sta già scrivendo una memoria da indirizzare alla IAAF. Quel testimone tirato fuori di mano alla Grenot grida ancora vendetta.

 

E chiudiamo con un ultimo appunto di Giomi che aspettavamo da tantissimo tempo: “Chi ha, inoltre, la possibilità di fare atletica da professionista (quindi chi ha la fortuna di far parte di un gruppo militare, ndr) deve rendersi conto che è una cosa seria. Troppi atleti, invece, si accontentano di vincere il titolo italiano, quando dovrebbe essere solo un punto di partenza per puntare ad obiettivi internazionali“.

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

8 thoughts on “Mosca 2013: il bilancio azzurro di un’Atletica da rifondare!”

  1. Federico Militello scrive:

    Quella della rinascita era stato un…”falso allarme”.

    1. Luca46 scrive:

      non direi, non ora almeno. come non bisognava essere troppo entusiastici prima non bisogna essere disfattisti adesso. Il miglioramento c’è stato ma se pensiamo di misurarlo con i podi allora siamo fuori strada perchè partivamo da troppo indietro. Prendere delle finali in questo momento è già qualcosa. Sono stati piantati dei semi, molto molto fragili e delicati. Bisognerà tutelarli e farli crescere al meglio attraverso il lavoro di federazione e società sportive. Bisogna piantarne altri, lavorare lavorare e lavorare. E se qualcosa sboccierà allora la rinascita è già partita ora.

  2. Robino scrive:

    Sarebbe più opportuna un’analisi più ponderata in certi casi. Questo è il mio parere, buon lavoro!

    1. Luca46 scrive:

      Sinceramente mi sembra che sei un po’ troppo critico Robino, infondo nessuno ha la sfera di cristallo. Calcola che con Donato e Greco in forma e se la Trost fosse riuscita nella sua miglior prestazione daremmo dei giudizi completamente diversi.
      Infondo la “rinascita” è quella che si sta cercando di fare ma bisogna essere obbiettivi: noi partiamo chilometri indietro rispetto alle altre nazioni, se rinascita sarà lo vedremo piu’ avanti.

  3. Robino scrive:

    Ma…a inizio anno scrivevate di rinascita dell’atletica e ora scrivete atletica da rifondare? Secondo me dovreste schiarirvi le idee.

    1. Stefano Villa scrive:

      Mica è colpa nostra se nella stagione indoor hanno fatto cose strabilianti, e poi si sono smentiti appena si è sciolta la neve…

      1. Luca46 scrive:

        E’ vero la stagione indoor è stata molto proficua ma vista la caratura non eccelsa del mvimento italiano c’era da attendere altre verifiche e una ricaduta non mi sorprende affatto. Tuttavia credo che ci sia stata una crescita come dite voi a prescindere dai risultati di Mosca. Quando si pianta un seme prima di veder crescere la pianta ce ne corre. Io direi che stiamo provando a coltivare e qualche germoglio si è visto. Bisogna continuare il lavoro sarà molto duro perchè siamo parecchio indietro.

  4. Luca46 scrive:

    Sinceramente le parole di Giomi (condivisibili) mi sembrano quelle di chi si risveglia da un lungo letargo come di soprassalto. Non so quali stupefacenti risultati si aspettasse ma la situazione dell’atletica perdura da diversi anni e la crecita si sta intravvedendo anche se a piccoli passi. Io credo che la strada sia ancora lunga e impervia prima di poter raccoglierne i frutti (forse). Se c’è qualche mancanza da parte degli atleti e non posso essere io a dirlo ma dove è stata la federazione in tutto questo tempo? Chi è che deve controllare gli atleti e coordinare l’attività con le varie associazioni?
    Spero non siano parole dette tanto per guadagnare tempo (e togliersi pressione di dosso scaricandola sugli atleti) sperando che nelle prossime manifestazioni ci sia qualcuno che salva la baracca. Per quanto mi riguarda anche la federazione deve darsi una mossa. Per esempio i giochi del mediterraneo potevano essere un occasione per promuovere l’atletica italiana.

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