Mosca 2013: doppietta Fraser, mitico Farah, martello storico

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Shelly-Ann Fraser-Pryce riesce nella magica doppietta 100m-200m con un dominio assoluto. La giamaicana è uscita benissimo dai blocchi, ha pennellato una curva favolosa e si è poi spinta sul rettilineo per cercare addirittura di scendere sotto i 22’’.

Un vento contrario di 0.9 m/s e la stanchezza per i tanti turni corsi in questa settimana, l’hanno spinta a un comunque buon 22.17, a otto centesimi dal personale. Questo è il primo successo internazionale di rilievo per lo scricciolo “chiomato di rosa” nel mezzo giro di pista, dopo l’argento di Londra 2012.

Non c’è stato il tanto atteso duello con Allyson Felix perché la statunitense è crollata a terra prima della curva, in preda probabilmente a dei crampi (o ad addirittura uno stiramento): i problemi fisici hanno esposto il conto proprio sul momento più bello.

Seconda una bravissima ivoriana Murielle Ahoure (22.32) che fa la doppietta d’argento dopo il secondo posto sui 100m. Terza la nigeriana Blessing Okagbare (22.32) che conquista la seconda medaglia iridata dopo l’argento nel salto in lungo.

 

Che gara nel lancio del martello! Indubbiamente la seconda col maggior tasso tecnico in questa rassegna iridata dopo l’indimenticabile e storico salto in alto maschile.

Tatyana Lysenko e Anita Wlodarczyk si prendono letteralmente a sportellate per dodici lanci che entrano di diritto nella storia della disciplina. La russa sembra mettere subito le cose in chiaro al primo tentativo con un prepotente 77.58, ma la polacca prende la testa con 77.79 (record nazionale) alla terza prova e poi allunga ancora a 78.46 il turno successivo.

A quel punto la campionessa in carica tira fuori le unghie e spara giù un 78.80 (record dei campionati) che la rimanda al comando. Si sogna il Record del Mondo distante solo 62cm! Il primato della tedesca Betty Heidler (clamorosamente assente in questa finale) regge dal 21 maggio 2011 (meeting di Halle). Le due provano l’impresa ma non riescono ad abbattere il muro

La Lysenko realizza però la seconda miglior prestazione mondiale di sempre, mentre la Wlodarczyk la quarta (in mezzo c’è la bielorussa Miankova, 78.69 nel 2012). Per la russa questo è il secondo titolo iridato e la terza medaglia mondiale (argento a Helsinki 2005) tutto condito dal titolo olimpico di Londra 2012, ma non dimentichiamoci che ha già scontato una squalifica di due anni per doping…

Il bronzo è andato alla cinese Wenxiu Zhang (75.58).

 

Mo Farah! Double Double! Doppia doppietta! Insomma chiamatela come volete, ma il britannico riesce nell’impresa sognata da tutti i fondisti: vincere i 5000m e i 10000m nella stessa edizione dei Mondiali come si è fatto alle Olimpiadi nell’anno precedente! Come riuscì semplicemente al grande Kenenisa Bekele (Pechino 2008-Berlino 2009), l’uomo che ha rivoluzionato la disciplina, ed entra definitivamente nella storia dell’atletica leggera.

Il simpaticissimo, eterno ragazzone di origini somale riesce ancora a sorprendere tutti e a volare verso l’impossibile come solo lui sa fare.

Rispetto alla doppia distanza, questa volta Farah deve sudare fino all’ultima curva. Sul rettilineo finale il keniota Isiah Koech gli sbuffa pure addosso e prova addirittura ad uscire. Ma la progressione finale del Mo è inarrestabile negli ultimi50 metri e chiude i discorsi in 13:26.98. Il keniota si rialza incomprensibilmente e si fa fregare l’argento dall’etiope Hagos Gebrhiwer (13:27.26 pari tempo).

 

Grandissima intensità e pathos nel salto in lungo maschile che si è rivelata gara assai più valida, sia dal punto di vista emozionale che da quello tecnico, di quanto ci aspettavamo alla vigilia. Il podio è cambiato di continuo nei primi quattro turni, prima di stabilizzarsi negli ultimi due quando è invece arrivata la super prestazione che non ci aspettavamo.

Aleksandr Menkov si spinge a un vertiginoso 8.56 (per quanto stiamo vedendo ultimamente, non a livello assoluto), miglior prestazione mondiale stagionale, che gli consegna un meritatissimo titolo iridato, il primo successo internazionale all’aperto dopo il successo agli ultimi Euroindoor. Il risultato lo proietta al quattordicesimo posto delle liste all-time, ma è soprattutto una misura che non usciva dai tempi del grande Irving Saladino che duellava col nostro Andrew Howe: quanto rammarico…

Graditissimo rientro di Ignisious Gaisah che nel frattempo ha preso la nazionalità dei Paesi Bassi e si è messo al collo un bellissimo argento, il secondo iridato dopo quello di Helsinki 2005, con un bel balzo a 8.29. Il messicano Luis Rivera, primatista stagionale, rimane col bronzo in mano (8.27) grazie a un solo centimetro di vantaggio sul giovanissimo spagnolo Eusebio Caceres (in testa al termine del secondo turno). Il tedesco Reif che era primo al termine della prima prova (8.18) si è dovuto accontentare del sesto posto.

 

Dominio scontato degli Stati Uniti d’America nella 4×400 che, con un super LaShawn Merritt (fresco campione nella gara individuale), chiudono la prova in un eccellente 2:58.71 davanti alla Giamaica (2:59.88) che recupera tutto nell’ultima frazione grazie a uno scatenato Jason Francis. Terza un’ottima Russia (2:59.90) con un quartetto tutt’altro che eccezionale ma che evidentemente insieme trova un affiatamento incredibile. Quarta la Gran Bretagna (3:00.88): se, come dicono loro, la staffetta del miglio esprime la cultura sportiva di un Paese, beh allora la Terra d’Albione sarà poco culturata (si scherza ovviamente).

 

David Storl si conferma sul tetto del Mondo dopo il successo di Daegu 2011 e l’argento di Londra 2012. E se Robert Harting strapperà le maglie, il connazionale si inventa di mettersi in testa il cappellino da giullare e di giocare con la sua curva: non avrà lo stesso fascino di Hulk, ma esprime la grande potenza che la Germania ha nei lanci e nei concorsi in generale (non dimentichiamoci la vittoria di Holzdeppe nell’asta). E a noi italiani ricorda qualcosa di tanto dolce…

Il 23enne (sì, giovanissimo e iper vincente) ha spedito il suo peso a 21.73, misura di assoluto rilievo, che gli ha consentito di battere lo statunitense Ryan Whiting (21.57) e il canadese Dylan Armstrong (21.34).

 

Altro che infortunio al piede (cliccate qui per saperne di più). Usain Bolt controlla la propria semifinale dei 200m (20.12) anche se a una ventina di metri dal traguardo ha riniziato a spingere di nuovo per battere il sudafricano Anaso Jobodwana (20.13, personale) che ci ha provato fino all’ultimo a togliersi la soddisfazione di battere l’uomo più veloce del Mondo. I giochi per la doppietta sono chiusi…

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