Barcellona 2013, pallanuoto: amaro Montenegro per il Settebello

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Il Settebello non difenderà il suo titolo mondiale conquistato a Shanghai nel 2011: i ragazzi di Sandro Campagna a Barcellona si arrendono in semifinale al Montenegro con il risultato di 10-8, causa di una brutta prestazione nei primi tre parziali.

Partenza in sordina per gli azzurri: il Montenegro segna subito con il neo recchelino Ivovic , radoppia nella seconda azione su superiorità numerica e fa il tris su rigore con Janovic. È Aicardi a ridurre lo svantaggio con un tap-in. Primo quarto finito male e secondo iniziato peggio, ancora rigore per il Montenegro e ancora triplo vantaggio; altra rete montenegrina e i primi 16 minuti si chiudono con un 5-1 pesantissimo. Alla ripresa del match è la potenza di Figlioli che sembra dare la sveglia agli azzurri, ma non è così: migliora leggermente la finalizzazione (reti azzurre di Aicardi e Gallo) ma peggiora la difesa che lascia tantissimo spazio alle entrate avversarie (che mettono a segno altre quattro reti). L’ultimo periodo si apre con la seconda segnatura di Ivovic che sancisce il successo montenegrino. Inutili le quattro reti azzurre finali, il Montenegro, sorpresa del torneo, gestisce il vantaggio e va a giocarsi il successo con l’Ungheria, Italia per il terzo posto con la Croazia.

Si ferma dunque al penultimo atto il sogno del bis mondiale italiano. Azzurri mai in partita (se non nell’ultimo parziale, nel quale i montenegrini hanno gestito il risultato), deludenti soprattutto in difesa, fondamentale che era stato il migliore negli altri match. Unico a salvarsi questa sera è un mai domo Matteo Aicardi, centroboa tra i migliori al mondo. Resta però la convinzione di essere per il quarto anno consecutivo tra le migliori nazioni al mondo.

gianluca.bruno@olimpiazzurra.com

 

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One thought on “Barcellona 2013, pallanuoto: amaro Montenegro per il Settebello”

  1. Luca46 scrive:

    Sono desolato, ero molto ma molto fiducioso per la finale. Quelo che mi lascia atterito è come abbiamo perso. Una partenza troppo soft che ha condizionato di conseguenza l’intero match. A volte l’Italia aspetta troppo, ci sono state occasioni in cui si poteva tirare prima senza aspettare necessariamente i 30 secondi. Poca decisione e poco orgoglio. L’unica nota positiva è che comunque abbiamo lasciato il campo solo all’ultimo e psicologicamente puo’ servire per il match con la Croazia.

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