Atletica, Mario Scapini: una corsa per la vita. Tumore ko!


La storia di Mario Scapini è quella di un leone dal cuore infinito che non vuole arrendersi mai, di un lupo che vende cara la pelle, di un’aquila che non vuole smettere di volare, di un uomo che combatte contro un destino infausto. Un’avventura di un ragazzo che si è trovato addosso il Mondo e ha provato a rivoltarlo. Riuscendoci.

 

Frasi che potrebbero suonare di semplice, pura e banale retorica. Ma non è così. Per tanti motivi personali di chi scrive…

Dodici mesi fa a Mario veniva diagnosticato un linfoma maligno alle pareti dello stomaco. In pochi riescono a guarire. Sono serviti dodici cicli di chemioterapia per uscire dal tunnel più buio. O meglio: pensare di essere usciti, perché devono passare degli anni per avere la certezza di essere fuori pericolo.

Qualche settimana prima aveva corso il proprio personale sugli 800m (1.46.96) al Golden Gala di Roma e aveva delle chance di agguantare la qualificazione olimpica. Prima che una serie di fitte alla schiena e allo stomaco non lo costrinsero a un controllo approfondito in ospedale.

 

Da quel momento quindici chili persi, tono muscolare inesistente, crisi esistenziali e tanto altro ancora. Con un palmares invidiabile alle spalle, tra cui spicca l’oro sui 1500m agli Europei juniores del 2007, il milanese decide che l’atletica leggera è l’unica via per ritornare a vivere. Allenamenti, piccoli miglioramenti, palestra, muscoli che ritornano. E poi il test di idoneità agonistica a fine giugno: superato. E ora addirittura il ritorno alle gare.

La Coppa Volpi a Cernusco sul Naviglio gli ha regalato uno scroscio di applausi, tanta solidarietà e la convinzione che aver vinto una grande, durissima battaglia. E la gara non è andata nemmeno male: a centro gruppo fino al rettilineo finale, poi ha provato ad uscire come era abituato ma le gambe non hanno chiaramente riposto. Un ottimo quinto posto (1:54.62, otto secondi sopra al personal best): contano tante altre cose.

 

Le sue dichiarazioni ci lasciano capire tutto e ci dovrebbero aiutare ad apprezzare ogni attimo di ogni singola giornata: “E’ stato un momento bellissimo e mi sono voluto godere fino all’ultimo metro tutto l’entusiasmo che stasera respiravo intorno a me. Magari in fondo in fondo speravo di fare un paio di secondi di meno ma, come ho detto insieme al mio tecnico Gianni Ghidini, penso di aver recuperato un livello medio di condizione davvero insperato. Per affrontare la malattia ed oggi tornare a correre mi ha forse aiutato il mio spirito di mezzofondista, ovvero essere resistente alla fatica e cercare di essere veloce per superare tutto più in fretta! Grazie a tutte le persone che mi sono state sempre vicine”.

 

E grazie a papà Giovanni, a mamma Flora, alla fidanzata Diletta, a coach Gianni Ghidini, al suo club Cus Pro Patria Milano. Loro che sanno cosa vuol dire affrontare una malattia da…dentro.

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

(foto FIDAL/Colombo)

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