Rugby: Italia-Scozia, le pagelle di una sconfitta che brucia

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Una discreta Italia viene sconfitta anche nel terzo e ultimo test match di giugno dalla Scozia, corsara a Pretoria solamente all’82’. Le pagelle degli azzurri.

Andrea Masi, 6,5: tenta a più riprese una carica che posso sorprendere gli avversari e, per due volte, nella ripresa, supera la prima linea di difesa scozzese creando grossi pericoli, sempre sventati però per l’assenza di un qualunque sostegno. Pregevole il lavoro da numero 10 nell’occasione della meta di Sarto.

Leonardo Sarto, 7: è nata una stella? Con certezza non possiamo dirlo, ma Brunel sa di poter fare puntare su un’ala dalla grossa cilindrata ed appena 21enne. Il suo è un esordio da sogno, con una meta al primo ovale toccato al 1′ ed una sfiorata successivamente. Caparbio nell’aiutare i compagni nei punti d’incontro, anche se cala leggermente alla distanza.

Luca Morisi, 6: meno incisivo rispetto alla bella prestazione sfoderata contro il Sudafrica. La sua verve si nota, cerca di mettere in mostra le sue qualità ma la missione riesce a metà. Buono l’impatto difensivo insieme a Sgarbi (almeno loro), con cui forma un’ottima coppia. Franco Smith prenda nota…

Alberto Sgarbi, 6: è in difesa che fa sentire il suo fisico il centro trevigiano, uno dei pochi a mantenere alta l’intensità dei placcaggi per 80′. Conferma ancora una volta come il suo lavoro sia di fondamentale importanza per Brunel, anche se quest’oggi è mancato l’apporto offensivo.

Giovanbattista Venditti, 5: non ha funzionato niente nel suo Tour. In difesa mette in mostra i suoi limiti tattici e di lettura del gioco, venendo punito da Scott in occasione della prima meta; sulla seconda marcatura, poi, va in confusione e si lascia sfuggire l’ovale, mentre in fase offensiva è un lontano parente di quello ammirato al Sei Nazioni.

Alberto Di Bernardo, 6,5: sorprendente dalla piazzola, perché un 7/8 da lui davvero non ce lo aspettavamo, anche se dalla lunga distanza ha spesso dimostrato anche nel Pro12 di poter essere un fattore. E’ lui a trascinare l’Italia, anche se in cabina di regia non inventa granché e si limita all’ordinaria amministrazione.

Tobias Botes, 6: per lui ormai vale il solito discorso. La trasmissione dell’ovale avviene con precisione e anche i calci dalla base sono di pregevole fattura, ma il mediano di origini Boks non lascia mai davvero il segno sulla partita e sul gioco azzurro, a cui non riesce a conferire troppa velocità.

Sergio Parisse, 5: sarebbe un match sufficiente quello del capitano, ma sulla meta finale tenta un improbabile anticipo, commettendo un errore fatale e lasciando una prateria a Strokosch. Vorrebbe essere sempre al centro della manovra, in touche come nel gioco aperto, ma non sempre le sue immense qualità glielo permettono.

Robert Barbieri, 5: presente in difesa, ma quasi sempre nel modo sbagliato. Qualche buon placcaggio ben portato dal flanker di casa Benetton, ma anche un’indisciplina troppo evidente nel suo opaco match. La condizione fisica non eccellente non lo ha certamente aiutato, ma il vero Barbieri è tutt’altro giocatore.

Joshua Furno, 6,5: escluso a sorpresa contro Samoa, dimostra a Brunel le sue qualità per gran parte del match anche in terza linea, non certo il suo ruolo prediletto. Nell’uno contro uno guadagna sempre contro i difensori scozzesi, evidenziando la sua fisicità e la buona mobilità. Ancora molto da migliorare, ma la strada imboccata è quella buona.

Marco Bortolami, 6: dopo due prestazioni ampiamente insufficienti, arriva una sorta di riscatto per il capitano delle Zebre. Nulla di eccezionale naturalmente, perché le condizioni atletiche e fisiche son quelle che sono, ma quantomeno in touche torna ad essere una garanzia di ovali portati a terra.

Leandro Cedaro, 6: un onesto giocatore l’italo-argentino, che svolge il proprio lavoro senza particolari sbavature all’esordio con la maglia azzurra. Non un fenomeno, ma un seconda linea su cui si potrà contare in futuro, anche se le gerarchie non lo porranno ai primi quattro posti.

Martin Castrogiovanni, 6,5: se molti ‘big’ sembrano già andati in vacanza invece di sbarcare in Sudafrica, il barbuto pilone azzurro sembra aver riacquistato qualche motivazione dopo le apparizioni poco felici al Sei Nazioni. Ottimo il lavoro in mischia, qualche difficoltà nel gioco aperto ma comunque tanto impegno.

Davide Giazzon, 6,5: il Tour di giugno è la sua ‘rivalsa’ dopo delle prestazioni poco convincenti in maglia azzurra. Un’altra buona partita la sua, contornata da ottimi lanci in touche e una presenza non trascurabile in tutte le fasi del match. Per il momento, il posto di vice-Ghiraldini se lo tiene stretto.

Matias Aguero, 7: per il dopo-Lo Cicero si ipotizzava un dualismo tra Rizzo e De Marchi e, invece, ecco risorgere definitivamente il pilone delle Zebre, nuovamente uno dei migliori in campo. Devastante in mischia, uno dei principali fautori della meta tecnica del primo tempo con la sua tecnica che mette in imbarazzo Murray. Una piacevole (ri)scoperta.

Leonardo Ghiraldini, 6,5: con il suo ingresso aumenta l’intensità difensiva, fino a quel momento decisamente bassa. Dei dissidi con qualche scozzese lo motivano ulteriormente, rendendo il suo impatto con la partita di alto livello.

Alberto De Marchi, 6,5: grande mobilità come al solito, oltre ad un contributo non indifferente in mischia chiusa. Uno dei pochi a mostrare aggressività nei breakdown ed infatti viene assorbito facilmente dalle guardie scozzesi.

Lorenzo Cittadini, 7: un trattore in mischia. Dickinson prima e Welsh poi sono costretti a subire la furia del pilone trevigiano, che ara perfettamente ad ogni ingaggio. Incontenibile.

Antonio Pavanello, 6: l’apporto del capitano del Benetton Treviso è utile soprattutto in mischia, mentre nel gioco aperto non è un fattore.

Alessandro Zanni, 7: appena entrato, la sua furia era paragonabile a quella di un leone rinchiuso in gabbia senza cibo per giorni e giorni. Placcaggi su placcaggi – oltretutto di grande qualità – e al solito un grande lavoro da ball carrier. Un fuoriclasse.

Alberto Chillon 6,5: dieci minuti per l’esordio del mediano classe ’90; dieci minuti in cui non può far intravedere quasi nulla a livello offensivo, ma la grinta e la determinazione sprigionate dal veneto lo rendono molto partecipe in difesa. Pregevole l’intervento con cui stoppa un passaggio scozzese all’80’.

Gonzalo Canale, 5,5: impalpabile, evanescente. Prova a sostenere la squadra in fase difensiva, specie nei punti d’incontro, ma non si vede granché. Una delle ultime apparizioni in azzurro?

Luke McLean, 5,5: il suo ingresso porta un po’ di vivacità al molle attacco azzurro del secondo tempo, ma è protagonista di una sola iniziativa peraltro conclusa (offload su Masi isolato) in modo discutibile.

Jacques Brunel, 5: le motivazioni sembrano essere quelle giuste (finalmente), dopo un match e mezzo in balìa dell’avversario. Un discorso che, però, riguarda solo la fase offensiva, visto che la difesa è sembrata non essere contemplata per larghi tratti della partita. Insomma, l’equilibrio, voce fondamentale del suo dettame, non si è praticamente mai visto in questo Tour, da cui bisognerà estrapolare molte lezioni…

Foto: Reuters

daniele.pansardi@olimpiazzurra.com

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