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Giro d’Italia 2013: Nibali, la neve e il riscatto del ciclismo



Tutti, dopo la giornataccia di ieri, che aveva fatto riaffiorare vecchi e mai sopiti fantasmi, sentivano il bisogno di riconciliarsi con il ciclismo. Solo uno poteva compiere quest’ardua missione: Vincenzo Nibali.

Madre Natura ci ha messo del suo: ha scagliato giù dal cielo una bufera di neve e gelo, come già accaduto sullo Jafferau e sul Galibier. La neve contribuisce alla storia, all’epica, al mito dello sport: la neve aiuta Vincenzo Nibali a fare un altro, grande passo verso la leggenda del ciclismo. La neve è fatica, più ancora della salita: perché le pendenze tagliano le gambe, i fiocchi che cadono in obliquo, spinti da un vento invernale, tagliano il fiato, fanno sembrare il traguardo più lontano, fanno apparire i tornanti più “in piedi” di quanto non lo siano effettivamente. Lo Squalo, uomo di mare e di sole caldo, si è trovato a suo agio nel gelo; lo Squalo ha domato la bufera, ha restituito dignità e speranza al ciclismo e ai suoi appassionati, lo ha riscattato per l’ennesima volta.  Ha fatto sognare, soprattutto.

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Perché in fondo la missione dello sport è questa: far sognare. Esaltare la gente. Far commuovere. Oggi Vincenzo ci è riuscito: a lui va il ringraziamento più sincero di chi crede ancora nel ciclismo.

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

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