Hockey su ghiaccio, Adam Dennis: «Studio l’inno, ma in Italia c’è troppo calcio»

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Adam Dennis scalda il motore, pronto alla prima partita in Azzurro, all’Euro Ice Hockey Challenge di Lubiana. Il portiere italo canadese non sta più nella pelle. Da tempo aspettava questo momento, e ora può finalmente sentirsi a tutti gli effetti italiano. Olimpiazzurra l’ha intervistato.

Olimpiazzurra: Ciao Adam, prima di tutto complimenti. Sei il portiere meno battuto del campionato. Qual è il tuo segreto?
Adam Dennis: Non ho un segreto. Io sono fortunato a giocare per una squadra con un bell’attacco e una bella difesa. Quest’anno poi giochiamo più uniti come squadra, e questo rende il mio lavoro più facile.

OA: Il tuo compito è quello di impedire al puck di entrare in rete. Un oggetto piccolissimo che viaggia a velocità folli. Come fai a vederlo?
AD: Faccio questo lavoro da 20 anni, quindi per me è più facile parare il disco anziché fare goal!

OA: Qualche settimana fa sei “diventato” italiano, ora sei stato convocato in Nazionale. Che effetto ti fa?
AD: Sono molto contento, aspettavo questo momento da molto tempo.

OA: Tua nonna è calabrese. Sei mai stato in Calabria?
AD: No, non ancora. Ma sicuramente ci andrò!

OA: Che significato ha per te poter vestire la maglia della Nazionale italiana? In percentuale quanto ti senti italiano?
AD: È un grande onore e spero di rappresentare l’Italia al meglio delle mie capacità. Sono metà canadese e metà italiano.

OA: So che quando hai ottenuto la cittadinanza ti hanno organizzato una festa e ti hanno fatto ascoltare l’inno italiano. So che ti sei commosso. Conosci le parole dell’inno di Mameli?
AD: Mi hanno organizzato una festa molto bella. L’inno italiano al momento lo sto studiando!

OA: Lo canteresti prima delle partite o su un podio? 
AD: Sì lo vorrei cantare, ma sono un pò stonato

OA: Tre cose che ti piacciono particolarmente dell’Italia.
AD: Il cibo, la gente e la storia

OA: Cosa invece ti piace di meno?
AD: Come sport in televisione si vede solo il calcio.

OA: Vieni da un Paese, il Canada, dove l’hockey su ghiaccio è sport nazionale. Hai giocato in Germania. Cosa manca all’hockey italiano per raggiungere i livelli più alti in Europa e nel mondo?
AD: Credo che l’unica cosa che manca è un programma per lo sviluppo del settore giovanili.

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

Twitter: GabrieleLippi1

Foto da sportnews.bz

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