Rossella Ratto in esclusiva: “Un giorno sogno di vincere i Mondiali”

oa-logo-correlati.png

Dalle scelte di Edoardo Salvoldi per il Mondiale, emerge in tutta chiarezza il momento particolarmente interessante del ciclismo femminile azzurro: da un lato, un terzetto di atlete esperte e plurimedagliate; dall’altro, un nutrito gruppo di ventenni di grandi prospettive e grandi risultati, nonostante la giovane età. A questo proposito, un caso molto significativo è quello di Rossella Ratto. Nata a Moncalieri il 20 ottobre 1993 ma bergamasca d’adozione, ha disputato quest’anno la sua prima stagione tra le élite nelle fila della Giusfredi Verinlegno-Fabiani, piccolo team pistoiese diretto da Monica Lo Verso, la madre di Rossella. Già, perché la famiglia orobica ha dato e sta dando tanto al pedale tricolore: oltre alle due formidabili donne, anche Enrico (che di cognome fa Peruffo) e Daniele sono professionisti, l’uno nella Miche, prima del ritiro avvenuto un paio di mesi fa, e l’altro nella Liquigas, al fianco di Nibali, Basso e Moser. Rossella, la più giovane, ha già dimostrato un grande talento: tra il 2010 e il 2011 ha vinto qualcosa come quattro medaglie tra Europei e Mondiali juniores, mentre nella prima stagione tra le “grandi” ha collezionato una ventina di piazzamenti nella top ten davvero significativi per una ragazza della sua età, distinguendosi su ogni tipo di percorso. Andiamo dunque a conoscere meglio questa grande promessa del ciclismo in rosa.

Rossella, ci racconti perché hai scelto di praticare il ciclismo e quali sono stati gli inizi della tua carriera?
“Il ciclismo per me è stato amore a prima vista. Già da piccolissima trascorrevo pomeriggi interi a guardare le gare dei professionisti, tifando chiunque fosse in testa, rigorosamente all’attacco. Poi mio fratello maggiore, Enrico Peruffo, ha iniziato a correre tra i giovanissimi, così sia io sia mio fratello Daniele abbiamo iniziato a seguirlo…letteralmente a ruota!”

Nelle categorie giovanili hai ottenuto grandi risultati, vincendo parecchie medaglie: c’è un successo al quale sei particolarmente legata?
“Partendo dal presupposto che tutti i successi sono belli e unici, se dovessi scegliere direi gli Europei dello scorso anno. Era stata una stagione difficile, due brutte cadute in primavera mi avevano impedito di stare bene e gareggiare, soprattutto a causa del forte dolore alla mandibola: la doppietta europea (titolo in linea+crono, NDR) e il Tricolore a cronometro vinto a Ospitaletto, di poco precedente, riuscirono a ripagarmi di ogni sofferenza”.

Come mai la decisione di passare professionista così presto? Che differenze hai notato in questa categoria rispetto alle stagioni scorse?
Nel ciclismo femminile mancano le categorie intermedie, a differenza di quello maschile, dunque c’è poco da scegliere, bisogna avere il coraggio di fare il passo. Certo, poi si può decidere se approdare ad una squadra UCI, seguendo quindi il calendario completo, o in una di club: ad ogni modo la differenza è netta, quello delle professioniste è un mondo completamente diverso che, di volta in volta, si apre sempre di più e offre nuovi stimoli”.

Ti ritieni soddisfatta di questa tua prima annata tra le pro? C’è qualche obiettivo da cogliere da qui a fine stagione?
“Sono completamente soddisfatta, anzi, a voler essere sincera non mi aspettavo di andare così forte, sto davvero vivendo ciò che, fino all’anno scorso, potevo solamente sognare. Ormai la mia stagione è agli sgoccioli, restano poche gare, nelle quale comunque cercherò di fare bene, ma l’obiettivo al momento è quello di trovare una buona squadra per il prossimo anno”.

Sei considerata uno dei più grandi talenti del ciclismo femminile nazionale: è un’etichetta che ti pesa?
“Assolutamente no. Questa considerazione nei miei confronti va a costituire un ulteriore stimolo, per impegnarsi e lavorare sempre meglio”.

Che cos’è il ciclismo per te?
Non è solo un divertimento, o una fatica. Credo sia anche una fantastica scuola di vita, soprattutto per i più giovani”.

Come si fa, da giovani professionisti, a vivere i sacrifici della vita da atleta?
Fa tutto la passione. Più questa è grande, meno i sacrifici pesano e spesso, comunque, anche gli amici e le persone più care vengono incontro”.

Qual è il sogno della tua carriera?
“Sono due: una maglia, che è quella iridata; e una partecipazione, che è quella olimpica”.

 foto tratta da bicibg.it

marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

WEB TV

Lascia un commento

scroll to top