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Ginnastica: le big e le speranze azzurre a Londra



La ginnastica è uno dei cinque sport che è sempre stato presente in tutte le edizioni delle Olimpiadi moderne. Plasticità, eleganza, ritmicità, acrobazie, forza, spettacolo daranno parecchie emozioni anche a Londra.

 

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Nell’artistica, grande attesa per la prova a squadre femminile, da sempre uno degli appuntamenti clou di tutto il programma (da quest’anno ogni team potrà portare solo cinque atlete al posto delle tradizionali sei). Quella che premia il miglior movimento nazionale. Che mette al collo l’oro a chi ha saputo lavorare meglio con le giovani. Sì, perché l’età media delle ragazze è spesso sotto i diciotto anni. Delle piccole stelline che stanno per diventare grandi. O che già lo sono diventate.

Come Larisa Iordache: 19 giugno 1996. Da Bucarest. Capitale della Romania e della ginnastica che conta. È stata la reginetta degli ultimi Europei disputati in quel di Bruxelles dove ha conquistato un favoloso oro al corpo libero, un argento alla trave e ha aiutato la propria squadra a salire sul tetto del continente. Mica male. Cercherà di ripetersi anche in terra britannica provando a emulare il suo grande idolo: Nadia Comaneci. La farfalla che a Montreal 1976, a soli quattordici anni e mezzo, spalancò gli occhi di tutto il mondo e rivoluzionò questo sport. Portò a casa gli allori alle parallele, alla trave e nell’individuale. Sì, proprio quel concorso generale che designa la più brava. La più completa. Quell’all-around che è anche il grande sogno proibito di Larisa. Indosserà lo stesso body anche una venticinquenne che l’adolescenza l’ha passata da parecchio. Semplicemente Catalina Ponor. Ma che ha la voglia dei giorni migliori. La stessa con la quale ad Atene 2004 trionfò nel corpo libero, alla trave e con la squadra. Al rientro dopo l’addio che aveva dato un anno prima di Pechino, la ragazza di Costanza è tornata per dare la sua ultima zampata. E per cercare uno storico bis con le compagne (tra le quali ci sarà anche la temibile Sandra Izbaşa, oro al corpo libero quattro anni fa).

Il dream team, però, dovrà fare i conti con le vere favorite che arrivano da oltreoceano. Gli Stati Uniti d’America guidati dal vero enfant prodige mondiale: Jordyn Wieber. Diciassettenne candeline appena spente e un palmares da fare invidia. Ripetute Coppe America e Coppe Visa prima di raggiungere l’apoteosi: Campionessa mondiale a Tokyo nel 2011. A sedici anni (l’ultima a riuscirci era stata una certa Vanessa Ferrari). È capace di tutto, non si ferma di fronte a niente, fantastica al volteggio e alla trave, eccellente al corpo libero, si difende sulle parallele. Insomma un drago che tenterà di fare uno storico bis: iride più Olimpiade. La tavola sembra essere apparecchiata per lei e per le sue compagne a stelle e strisce (campionesse del mondo in carica, ricordando però che in Giappone mancavano sia Iordache che Ponor): Aly Raisman (bravissima al corpo libero), Gabriella Douglas (specialista della asimmetriche), McKayla Maroney (strepitosa iridata al volteggio) e la signorina Ross. Riscatteranno l’amarezza per l’argento di Pechino? Di certo questa volta non ci sarà la grande Shawn Johnson, che ha ormai lasciato il professionismo visti i continui infortuni.

Quella volta trionfò la Cina (non senza polemiche) che ultimamente è apparsa in netto calo e difficilmente riuscirà a salire sul podio. A meno che non succedano nuovi cataclismi… (riferimento ai giudici puramente casuale). La squadra porta ancora due delle eroine di quattro fa: Kexin (mai più tornata su quei livelli) e Linlin (idem come sopra), accomunate dai soliti dubbi sulla loro reale età anagrafica. Per loro si prospetta una gara difficile e sulla carta non dovrebbero andare oltre la quarta posizione. Sui Lu, però, è la favorita per la finale alla trave.

A portare gli attacchi all’asse Romania – USA ci penserà l’armata russa. Clamorosamente giù dal podio nel 2008 e che non assapora il metallo più prezioso addirittura da vent’anni quando a Barcellona si presentò la famosa squadra unificata dopo la disgregazione dell’URSS. Aliya Mustafina è sicuramente la più rappresentativa della spedizione, ma non porta a casa risultati importanti da quasi due anni (eccesso l’argento a squadre di Bruxelles). Viktoria Komova è la promessa che sta per sbocciare; ha dominato le Olimpiadi giovanili di Singapore 2010 con tre ori (nella stessa edizione in cui Carlotta Felito portò a casa un argento e due bronzi) ed è stata poi seconda ai Mondiali dello scorso anno: per lei l’attesissima sfida con la Wieber e con la Iordache nel concorso generale in cui ci sarà sicuramente spettacolo, oltre a un possibile successo alle asimmetriche. Da non dimenticare la Afanaseva ottima al corpo libero in cui cercherà il trionfo.

 

E le nostre ragazze? Per le azzurre sarà davvero difficilissima, ma hanno un grande obiettivo: entrare in finale. Giorgia Campana, Erika Fasana, Carlotta Ferlito, Vanessa Ferrari ed Elisabetta Preziosa avranno una missione che sembra possibile, contando anche il nono posto di Tokyo. In quella occasione furono commesse alcune imprecisioni che impedirono di entrare tra le fantastiche otto. A Londra, però, si presentano motivate, agguerrite, appoggiate da migliaia di supporters e credono fermamente nell’impresa. Ci sarà da lottare decimo su decimo con Australia, Canada, Germania e Brasile (senza la top Barbosa, lasciata a casa dopo una querelle con la Federazione legata alla sponsorizzazione). Poi raggiunto il “minimo”, sciolte e senza pressione, potrebbero andare anche un po’ più lontano. Il sogno sarebbe un sesto posto. Alle padrone di casa della Gran Bretagna difficilmente verrà negato una quinta piazza (capitanate dall’eterna Elizabeth Tweedle, alla sua terza Olimpiade e prossima al ritiro all’alba dei ventisette anni). Ecco così che il tutto si trasformerà in una battaglia di nervi con Giappone (leggermente favorito) e con la Francia (partiamo sostanzialmente alla pari).

Per quanto riguarda le individualità la capitana Vanessa cerca una finale nell’all-around dopo l’amaro undicesimo posto in Cina dovuto a quella dannata tendinite che ne ha bloccato la crescita esponenziale. A ventidue anni, la bresciana proverà ad agguantare una medaglia olimpica che, da grande campionessa qual è, merita assolutamente. È l’unica della nostra spedizione in rosa che ne ha le potenzialità. Le possibilità arrivano dal corpo libero da cui, con una bella prestazione di cui è capace, con calma e serenità, con un fisico al top, potrebbe tirare fuori un bronzo spettacolare. Servirà una prova da nove pieno (o qualcosa in più) per sfruttare al meglio l’eccellente punteggio di partenza (6.2). Per il resto i sogni arrivano da un ingresso in finale alla trave per Carlotta Ferlito (possibile) e per Elisabetta Preziosa; da una top eight in un attrezzo per la poliedrica Erika Fasana; e chissà da una bella prestazione alle parallele della Campana.

 

Al maschile sarà un testa a testa spettacolare tra le due grandi potenze. Cina e Giappone sono pronte a fronteggiarsi per l’oro. L’Impero Celeste cerca la conferma ma questa volta non sarà assolutamente facile. Non saranno in casa (quindi punteggi leggermente più bassi) e, anche se hanno vinto il Mondiale, il Sol Levante è pronto all’agguato. C’è il grande Kohei Uchimura che vuole tentare uno show: titolo all-around, al corpo libero e alla sbarra. Proprio negli ultimi due attrezzi sarà un duello spettacolare con Zou Kai (campione uscente ed eterno rivale) che infiammerà tutta l’arena. Gli Stati Uniti cercheranno di intromettersi ma sarà veramente dura. Nelle altre finali di specialità qualche stella in più all’americano Danell Leyva alle parallele, all’ungherese Krisztian Berki al cavallo con maniglie e al sudcoreano Yang Hak-seon al volteggio. Non ho dimenticato gli anelli. La specialità in cui l’Italia si gioca tutte le sue possibilità di medaglia. Lo fa con Matteo Morandi. Da Vimercate (Como). Il discepolo del grande Yuri Chechi. Alla sua terza Olimpiade dopo il quinto posto di Atene e il sesto di Pechino, il trentunenne è alla ricerca dell’alloro per incoronare una bella carriera (quattro bronzi mondiali, un oro europeo, due giochi del Mediterraneo). Lo meriterebbe e, se tutto fila come dovrebbe, le percentuali aumentano radicalmente. Il suo esercizio è di assoluto rilievo, ha uno dei punteggi d’entrata più alti (6.8) al livello di Chen Yibing, da anni dominatore dell’esercizio maschile per eccellenza (la forza la fa da padrone). Ci saranno da tener d’occhio il nipponico Koji Yamamuro e il brasiliano Zanetti, senza dare per morto Uchimura che anche in questo ambito non è di certo scarso.

Qualificata anche la nostra squadra dopo il quarto posto al Test Event di Londra: per la terza volta consecutiva ai Giochi. Un’impresa riuscita solo tra l’88 e il ’96. Per loro sarà difficilissimo l’accesso alla finale. Oltre a Morandi ci saranno Alberto Busnari (alla quarta partecipazione, eccelle nel cavallo con maniglie), Enrico Pozzo (al terzo gettone, specialista alla sbarra), Matteo Angeletti e l’esordiente Paolo Ottavi (bene agli anelli). Ce la metteranno tutta per onorare un grande impegno!

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

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