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Erika Fasana ai raggi X: una pretendente ai Giochi



Olimpiazzurra prosegue nel viaggio che ci vede analizzare al microscopio le ginnaste impegnate nel collegiale a Brescia. Sette ritratti, sette piccole monografie per scoprire meglio queste fantastiche atlete tra le quali ci saranno le cinque che avranno l’onore di rappresentare il nostro Paese all’Olimpiade. In rigoroso ordine alfabetico: Giorgia Campana, Francesca Deagostini, Carlotta Ferlito, Vanessa Ferrari, Chiara Gandolfi, Elisabetta Preziosa.

Non ne ho dimenticata una. Erika Fasana è la protagonista della nostra seconda tappa.

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Sedici anni ed essere una delle punte di una Nazionale. È roba da poche. 149 centimetri e saltare, con incredibili evoluzioni, da una parte all’altra di una palestra. Non è cosa da tutte. Una vita solo per questo sport. 365 giorni all’anno di sacrifici. Lo fa solo chi ha una passione viscerale per la ginnastica. Un amore per travi, materassini e quant’altro. Questa è Erika Fasana. Da Como per volare a Londra. Dove spera di atterrare tra due settimane per realizzare il suo sogno: i Giochi Olimpici.

 

Una pazza, una mattacchiona, una scatenata, una bambolina vivace che a quattro anni cercava di arrampicarsi sulla libreria del salone di casa. Si vede che l’artistica ce l’aveva proprio nel sangue. Ma che spavento per mamma Patrizia! Che è corsa a prenderla e non ci ha pensato due volte ad iscriverla a un corso già frequentato da una cuginetta. Peccato che la signora credeva che lì si imparasse la ritmica: “Sì, almeno diventa un po’ più aggraziata, perché a me sembra proprio un maschiaccio”, diceva. Solo alla terza lezione, quando non vedeva ancora nastri, cerchi e palloni si insospettì e capì che si trattava di tutt’altro sport. Troppo tardi per tornare indietro. La piccola era già un’adepta. Per nostra fortuna.

Organizzatore? La Polisportiva Carnini di Fino Mornasco, ovviamente. Una delle migliori società della zona e che ha iniziato a plasmare il talento innato di Erika. Una naturalezza e un’agilità che si sono dimostrati subito i suoi punti di forza e che non potevano passare inosservati all’occhio attento di Laura Rizzoli, uno dei più grandi tecnici a livello italiano e punto di riferimento per tutto il movimento, nonché ancora attuale allenatrice dell’azzurra.

 

La ragazzina cresceva e migliorava. Le sua abilità stavano per sbocciare. Proprio quando tutti i bimbi imparano a leggere sui libri, la Fasana a sette anni era già un piccolo mostriciattolo di bravura che aveva già imparato sì a leggere… ma tra gli attrezzi. La palestra di Fino incominciava a starle stretta, mancava anche il quadrato per il corpo libero. No problem. La Polisportiva Carnini ha da anni un gemellaggio con la grande Brixia di Brescia e manda la sua atleta più forte a farsi le ossa nella città Leonessa d’Italia per due volte alla settimana.

È la svolta della carriera. Incontra coach Enrico Casella. Fa conoscenza di Monica Bergamelli, olimpionica a Sidney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008, grande protagonista della ginnastica nostrana, dispensatrice di ottimi consigli. Soprattutto, però, si allena affianco di una campionessa, quella Vanessa Ferrari iridata nel 2006 a soli sedici anni e che è diventata un modello per Erika, una grande amica anche fuori da quelle quattro mura e con cui ha stretto un bellissimo rapporto. A legarle una simpatia contagiosa e una testa ben quadrata, motivate entrambe a fare bene e a non distogliere mai lo sguardo dall’obiettivo che si sono prefissate. Ad accomunarle una tenacia mai vista, una voglia inarrestabile, una grinta da leonesse, un cuore che pulsa di emozioni.

 

Come sempre il duro lavoro paga. Il talento non basta se non lo si fa crescere con allenamenti quotidiani, mirati e puntigliosi: solo così si arriva ai vertici. Passo dopo passo. E così si può ambire ad avere palmares di tutto rispetto.

2009. 13 anni appena compiuti. Campionato italiano assoluto a Meda (Monza e Brianza), la città del grande Igor Cassina (campione olimpico alla sbarra ad Atene), a due passi da casa di Erika. Ci sarebbe da emozionarsi. Non rientra nelle corde della Fasana. Seconda nel concorso generale, dietro solo alla Ferrari; medaglia d’oro al volteggio e bronzo alle parallele asimmetriche.

L’anno seguente arriva la ribalta internazionale. Europei juniores a Birmingham (Gran Bretagna): un favoloso bronzo a squadre insieme alle compagne Carlotta Ferlito, Francesca Deagostini (entrambe presenti al collegiale) e Giulia Leni (attenzione a lei per il futuro). Non può bastarle. A lei che è sempre così affamata. Arriverà anche un bel terzo posto nella finale del volteggio.

Tutto sta per andare nel verso giusto. Ma zac. Infortunio. Proprio in questo difficile momento, però, salta fuori il carattere. Quello vero. La rabbia. La forza di rimettersi sempre in piedi. Mollare? È un verbo che Erika non conosce. Come ha dichiarato proprio lei a Olimpiazzurra: “Questi esercizi li proviamo mille volte al giorno. La paura c’è, ma non bisogna pensarci e rimanere concentrati”. Al Festival Olimpico della Gioventù Europea (l’EYOF che ha iniziato diversi atleti italiani tra i quali Alessia Trost, fresca vincitrice del titolo mondiale juniores nel salto in alto) di Trabzon (la città turca che i marinai usavano per orientarsi), la sedicenne ritrova la Trebisonda e porta a casa ben 5 medaglie: un favoloso oro a squadre, argento nel concorso individuale e al corpo libero sempre dietro a Larisa Iordache (la coetanea rumena, astro nascente del panorama mondiale e sicura protagonista a Londra), oltre ai due bronzi al volteggio e alle parallele.

 

Insomma è un’atleta completa. Una delle più poliedriche del circuito. Quella che riesce bene in tutto. Basta vedere i risultati agli Europei senior di Bruxelles in cui l’Italia si mette al collo un importantissimo bronzo dietro alle mostruose Romania e Russia. Erika partecipa a tutti e quattro gli attrezzi roba che, tra le big, hanno fatto solo la solita Iordache e la Grishina. E punteggi di tutto rispetto: 14.633 al volteggio, 13.900 alle parallele, 14.000 alla trave, 14.266 al corpo libero.

 

Ma qual è il suo preferito, vi starete chiedendo. Il corpo libero! Su quel “tappetone” quadrato (12 metri di lato) la nostra eroina riesce a sfogare tutta la potenza e la sua agilità. Qui riesce a sfruttare tutta la sua forza addominale e la resistenza dei suoi arti (Erika ha delle doti fisiche di assoluto rilievo): potenza nella parte acrobatica, eleganza nella parte artistica. Ed ecco le sue sequenze di assoluto rilievo: in prima diagonale un doppio testo, in seconda il difficile Tsukahara (un doppio salto indietro con un avvitamento del primo inventato dal grande giapponese Mitsuo, vincitore di otto medaglie tra Monaco ’72 e Montreal ’76), in terza combina un avvitamento e mezzo con un salto avanti, per concludere in ultima col classico doppio carpiato. Non dimentichiamo il suo Gogean (ejambèe cambio con un giro, brevettato dalla rumena Gina, svariate volte iridata a metà anni ’90 e che non ha mai avuto la gioia di un trionfo a cinque cerchi) che cerca di eseguire al meglio, dopo aver riscontrato delle iniziali difficoltà nell’apprendimento.

Non finisce qui. Al volteggio è eccellente, con due ottime rotazioni grazie alle quali ha sempre ottenuto risultati di rilievo. Alla trave sta notevolmente migliorando e la sta approfondendo molto, visto che fino a poco tempo fa non le piaceva per niente: ritmo ed equilibrio stanno diventando altri suoi punti di forza, nell’attrezzo più ostico per le donne in cui bisogna avere il massimo della concentrazione, grande caratteristica del carattere di Erika. Le parallele asimmetriche sono invece il suo incubo. Una sfida che la accompagna da dieci anni e che sta cercando di affrontare col massimo dell’impegno. Un ostacolo da superare. Forti di braccia, leggere di corpo: non è mai facile passare da uno staggio all’altro. Su quello più alto (a 245cm da terra) Erika soffre un po’ di vertigini e non è mai facile stare ad alti livelli con questa paura. Supererà tutto, come sempre ha fatto.

 

Fuori dalla palestra Erika è una comune adolescente, che non si dà le arie da vip, anche se ormai è diventata l’idolo di tante ragazzine. Gentilissima, carinissima con tutti i suoi fan e sempre disponibile. Sa di avere una vita diversa, ma questo non l’ha cambiata per niente: fa quello che ama e sicuramente realizzerà i suoi sogni. Ma provate a chiederle di andare a fare un po’ shopping o di andare a un concerto dei One Direction e lei inizierà a fare salti di gioia: sono la sua passione.

 

Sarà lei una delle nostre eroine a Londra? La risposta settimana prossima… Intanto se volete leggere un’intervista esclusiva di due settimane fa cliccate qui.

 

stefano.villa@olimpiazzurra.com

 

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