ESCLUSIVA Triathlon, Alice Betto a cuore aperto: “Tutti devono sapere perché non ho potuto lottare per i Giochi. Torno nel 2017”

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Spesso i social network (e il più delle volte, giustamente) sono additati come il peggior Male che abbia mai colpito la comunicazione umana, a tutti i livelli. Bacheche virtuali che fanno da filtro ipocrita all’essere reale di chi le usa/sfrutta o base missilistica privilegiata da cui far partire autentici siluri diretti al nemico di turno…

Eppure, è stato proprio un post “a cuore aperto” della triatleta azzurra Alice Betto, datato 17 maggio 2016, a spingermi a contattarla, conoscerla meglio, cercare di condividere con lei il dramma sportivo che sta vivendo ormai da due anni. Dall’altra parte del pc/telefono, ho trovato una persona speciale, molto gentile e altrettanto decisa, una versatile Dottoressa in Restauro amante dell’Arte e della schiettezza, oltre che una già nota atleta di assoluto livello. E ho deciso così di farla conoscere meglio anche a tutti voi, lettori di OA Sport.

LA RABBIA E L’ORGOGLIO
Ad una settimana dal secondo intervento al tendine d’Achille rifletto su quello che è stato. Dopo 2 anni consecutivi tra le prime 10 al mondo mi ritrovo da ormai più di un anno fuori dalle gare. Sogni, traguardi e ambizioni svaniscono a causa di un problema non compreso, mal gestito, scoperto e identificato troppo tardi (sic transit gloria mundi!). Nonostante tutto, la mia motivazione è sempre più grande, la voglia di rientrare è più forte di prima e mi impedisce di mollare: la rabbia di oggi sarà la benzina di domani. Sarebbe troppo facile buttare fango addosso a chi mi ha fatto del male e a chi non mi ha ascoltato durante tutti questi mesi, ma l’ignoranza, la stupidità e la malafede non meritano replica. Preferisco ringraziare chi con il cuore mi ha aiutato e mi sta aiutando a superare questi momenti bui. Non vedo l’ora di TORNARE A CORRERE.

Alice, cosa ti ha spinto ad esternare pubblicamente queste parole “pesanti”, il 17 maggio scorso?

“Non è giusto far passare certe cose sottotraccia, volevo giustizia e far sapere a tutti come sono andate veramente le cose. Mi sono ritrovata spesso da sola in questi due anni, a dover risolvere problemi seri… Ero considerata un’atleta di punta per il movimento, mi sembrava giusto che tutti sapessero perché non ho potuto lottare per conquistare (anche) le Olimpiadi. Non sarà un post a rendermi giustizia, ma lo dovevo anche alle persone che mi sono state vicine, uno sfogo legittimo”.

L’iter sportivo di Alice Betto, varesina classe ’87 (dicembre però), è poliedrico, com’è naturale che sia per una triatleta, e dall’ascesa repentina. Conclusi nel 2006 i dieci anni di nuoto agonistico giovanile, nel 2008 si classifica addirittura 10^ alla Maratona di Milano, in 3h04′. L’anno successivo decide di dedicarsi a tempo pieno ai Tre Sport, entrando a far parte della società Triathlon Novara; e i risultati non tardano ad arrivare…

Terza classificata al Campionato Italiano Assoluto di Triathlon Olimpico, quarta in quello Sprint, trionfo al Campionato Italiano Under 23 sulla distanza olimpica. A partire dal 2010, arrivano le soddisfazioni anche su scala internazionale: due volte prima ai Campionati Italiani di Olimpico, 3^ classificata alla Coppa Europa di Quarteira ed alla Coppa Europa di Ginevra (ITU), 4^ alla Coppa del Mondo di Auckland, 5^ classificata al Gran Finale del Circuito di World Triathlon Series, seconda alla Coppa del Mondo di Alicante, tre piazzamenti parziali e due finali nella top-10 di WTS. Solo per citare i risultati di maggior prestigio.

Da sottolineare anche la mancata qualificazione ai Giochi Olimpici di Londra 2012 per colpa di un infortunio: primo credito maturato nei confronti della Fortuna… Il 2013 è addirittura il miglior anno agonistico di Alice (ipse dixit), prima di arrivare a quel maledetto 2014.

Anche se non ti farà sicuramente piacere ricordarlo, potresti spiegare a chi ci segue cosa ti è successo?

“E’ partito tutto da un problema non risolto nell’immediato. Da settembre 2014 questo problema è diventato più serio e non sono più riuscita a correre bene. Accusavo fastidi costanti a tendine d’Achille e calcagno, così a marzo 2015 ho subìto un intervento in artroscopia. Ma le cose non sono migliorate come avrebbero dovuto, non ero guarita ma, nonostante ciò, è arrivato il secondo posto al Campionato Italiano Sprint di Riccione… Non avendo ottenuto dal piede operato le risposte sperate, con i fastidi che nel frattempo erano diventati dolori lancinanti e dopo un’altra stagione agonistica gettata alle ortiche, sono tornata sotto i ferri (stavolta ‘a cielo aperto’, ndr), il 25 maggio scorso. Ovviamente, mi sono affidata ad un’altra équipe medica: la decisione è caduta sul Dottor Benazzo, presso il Dipartimento di Ortopedia Traumatologica dell’Ospedale S.Matteo di Pavia. E forse sono rinata…”.

Quali sono i tuoi programmi a breve e medio termine? Quando pensi di tornare a gareggiare?

“Per il momento, non ho precisi programmi agonistici in agenda perché devo innanzitutto continuare la riabilitazione, riprendermi fisicamente al 100%; fin qui ho fatto solo mantenimento muscolare, nessun allenamento in acqua, di corsa o in bici. A settembre-ottobre ricomincerò ad allenarmi gradualmente per tornare in gara a marzo 2017. Tra un po’ si parte per le vacanze, è importante staccare anche per dimenticare ciò che mi è successo, poi sono anni che non le faccio…”.

Come vedi i tuoi compagni alle Olimpiadi? Come vivrai quei giorni?

“Chiaramente spero sempre il meglio per la Nazionale Italiana, ma siccome avrei voluto tanto essere lì con loro in gara, ho deciso di non seguire più le gare fino alla fine dell’anno: aumenterebbero rabbia e rimpianti”.

A proposito di Giochi Olimpici, possiamo dire che è già iniziata la missione “Tokyo 2020” di Alice Betto?

“Sì. Tuttavia, per me saranno ancora più importanti le tappe intermedie, soprattutto le gare del primo biennio 2017-2018. Devo rientrare bene nel Circuito, in primis, magari su livelli personali più alti di prima. Ho grande bisogno di rivivere l’adrenalina della competizione, tornare a sudare per provare a vincere. Poi i frutti, se devono venire, verranno: dopo le sfortune di Londra e Rio, Tokyo sarebbe una sorta di premio alla costanza ed all’impegno, ma non andrei fino in Giappone solo per partecipare, non sono abituata…”.

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giuseppe.urbano@oasport.it

Foto: archivio privato Alice Betto. Credit: Marco Bardella.

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