Triathlon, Alessandro Fabian: “Non finisco mai di sognare. Non mi accontenterei di un altro 10° posto ai Giochi”

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È da più di un lustro il migliore triatleta italiano, ai Giochi londinesi del 2012 si piazzò decimo; al suo esordio olimpico, a 24 anni. A tre mesi dalla kermesse a Cinque Cerchi di Rio de Janeiro, abbiamo intervistato Alessandro Fabian, eclettico atleta in forza al Centro Sportivo Carabinieri ben conscio delle sue potenzialità, ambizioso e…sorprendente. Andiamo alla scoperta del mai banale Fabian’s World.

Fisicamente e mentalmente, come ti appresti ad affrontare gli ultimi tre mesi pre-olimpici? Hai una precisa tabella di marcia da rispettare o c’è da andar forte sempre e basta?

“Tutta la nostra preparazione si concentra sull’appuntamento del 18 agosto a Rio. Le gare, da inizio stagione ad oggi, sono passaggi intermedi di un cammino che ci porta verso l’Obiettivo… Così come lo saranno gli ultimi 100 giorni con le gare intermedie: Campionati Europei di Lisbona a fine maggio e altre 2 tappe di WTS tra Leeds e Amburgo”.

L’esordio iridato 2016 di Abu Dhabi ti ha visto 13°, con un coraggioso ed entusiasmante tentativo di fuga nella frazione in bici che hai un po’ pagato nella frazione finale. Può essere considerato il ciclismo il punto di forza di Fabian o credi di essere “equipotente” nei tre segmenti di gara?

“Quest’anno, rispetto agli ultimi due, ho avuto una preparazione invernale ottima, quindi con la costanza e il giusto carico sono riuscito ad innalzare il livello di tutte e tre le discipline. Ciò che manca ancora è la brillantezza nei ritmi gara, sia nel ciclismo che nella corsa. Non possiamo avere fretta, si procede un livello alla volta fino alla cima”.

Nuoti dall’età di 4 anni ed hai iniziato a fare agonismo a 10; sei poi passato all’aquathlon (corsa-nuoto-corsa), al duathlon (corsa-ciclismo-corsa) ed infine al triathlon. Chi o cosa ti ha condotto definitivamente alla disciplina multipla presente alle Olimpiadi dal 2000?

“Ricordo che quando nuotavo il mio sogno era quello di diventare un fortissimo nuotatore e quindi di poter gareggiare nelle gare più importanti del mondo. Ma essendo un nuotatore di basso livello ricordo che non riuscivo nemmeno a fare il tempo per i ‘categoria’; a quel punto, grazie ai miei allenatori di nuoto ed alla mia voglia di provare nuove esperienze, sono passato al triathlon. Ciò che mi ha spinto ad intraprendere questa via è stata l’atmosfera e la mia grande capacità di adattarmi a nuovi stimoli. Il primo periodo ricordo che è stata un’avventura del tutto inedita. Nuovo ambiente, nuove persone, nuovi allenamenti, nuovi risultati e, di conseguenza, grandi stimoli positivi”.

Per andar forte in acqua, in bici e di corsa occorre faticare tanto durante tutto l’anno e farlo in modo “completo”, sicuramente in maniera diversa rispetto a chi pratica una sola disciplina. Illustraci come ti alleni per preparare una gara importante o una sequenza di prove come accade con le WTS.

“Serve costanza e dedizione. Spesso mi piace usare un esempio che calza a pennello: è la goccia continua che bagna non l’acquazzone ed è lo stesso sulla preparazione. La continua voglia di mettersi in gioco e l’estenuante voglia di raggiungere i propri limiti permette di fare la differenza. Fatta questa piccola premessa, la preparazione di un atleta come me è molto simile alla costruzione di una piramide: si parte da una base molto ampia di costruzione aerobica, quindi con alti volumi e basse intensità, per crescere nei livelli e salire fino all’apice con intensità molto elevate e quantità relativamente basse. Verosimilmente la preparazioni inizia nei mesi di novembre per progredire piano piano verso la stagione che inizia ad aprile. Il picco, o ultimo mattone della piramide, lo devi mettere esattamente nel momento prestabilito in cui vuoi raggiungere la massima prestazione. Non sempre è facile farlo, anzi, lo sport non è una scienza esatta ma proprio questo è il bello!”.

A livello giovanile ti sei tolto parecchie soddisfazioni. Ora hai 28 anni, sei entrato nel pieno della maturità agonistica e frequenti spesso e volentieri le prime 10-15 posizioni mondiali. Dove ti sei prefissato di arrivare “da grande”?

“Io sono come un bambino e come sappiamo i bambini non finiscono mai di sognare e desiderare. Quindi, dalla base di questa riflessione, rispondo che ‘da grande’ mi vedo tra i primissimi al mondo, se non il primo”.

Nel 2012 il Sogno Olimpico è diventato realtà e l’ottimo 10° posto conquistato a Londra ti ha ripagato di tutti i sacrifici fatti. In tutta onestà, ti accontenteresti dello stesso piazzamento a Rio de Janeiro?

“Beh, se teniamo conto della risposta precedente e del bambino che c’è in me, no, non mi accontento. Sono goloso, quindi voglio un risultato diverso che possa togliermi questa ‘voglia di cose dolci’…”.

L’attuale ranking mondiale vede stabilmente al comando due spagnoli: Super Mario Mola e Fernando Alarza (un altro iberico, Vicente Hernandez, è settimo). Ma quanto lontana è la Spagna del triathlon dal resto del mondo, in questo momento?

“È abbastanza lontana, più che altro si è creata una competizione interna alla Nazionale capace di innescare un sistema che si autoalimenta! Purtroppo non ho avuto ancora occasione di avvicinarmi e provare in prima persona la gestione tecnica della Spagna, però non nascondo che potrebbe essere una cosa che mi piacerebbe fare in futuro”.

Se non fossi stato un triatleta di successo, quale sport ti sarebbe piaciuto praticare ad alti livelli?

“Bella domanda… Se non fossi un triathleta, probabilmente sceglierei sempre uno sport di endurance e, se ci penso bene, forse sceglierei lo sci di fondo. L’ho provato solo nell’anno agonistico post-Londra, ma mi è piaciuto tantissimo. Immerso nella natura tu, la tua mente e il tuo fisico. Fantastico!”.

Se ti resta un po’ di tempo libero, come ami trascorrerlo?  

“Amo trascorrere il tempo facendo cose che non posso fare mentre sono in preparazione. Quali uscire con gli amici, girovagare per il mondo senza obiettivi prefissati, viaggiare, adoro mangiare bene e bere del buon vino. Mi piace la condivisione, trascorrere del tempo con le persone, ma soprattutto amo emozionarmi ed emozionare, quindi raccontare le mie sfide e le mie avventure”.

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Foto: Viviano Fabian

giuseppe.urbano@oasport.it

 

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