Storia delle Olimpiadi: Helene Mayer, la fiorettista ebrea che salvò i Giochi di Hitler

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James Cleveland Owens fu senza dubbio il massimo protagonista delle Olimpiadi naziste del 1936, ma non l’unico; ad esempio, ci fu una schermitrice europea che suo malgrado permise al “lampo d’ebano” di essere presente a quei Giochi. Colei che idealmente offrì carta e penna a Jesse per scrivere quelle pagine di storia – che costituiscono e per sempre costituiranno un unicum nel lungo cammino olimpico – si chiamava Helene Mayer.

Fiorettista tedesca, medaglia d’oro a soli 17 anni ai Giochi di Amsterdam 1928, Helene fu a Berlino l’unica atleta di origine ebrea tra le fila della Germania hitleriana e, di fatto, evitò il boicottaggio americano accettando di competere sotto le insegne del Terzo Reich che doveva dimostrare al CIO ed al mondo intero di non avere problemi ad inserire gli ebrei nelle squadre nazionali tedesche…

La giovane campionessa Helene Mayer nacque ad Offenbach sul Meno nel 1910 e fin da giovanissima dimostrò tecnica e movenze sopraffine; entrò a far parte del prestigioso Offenbach Fencing Club, vincendo a soli 14 anni il suo primo titolo di campionessa nazionale, che poi deterrà ininterrottamente fino al 1930. Nel 1928 arrivò il trionfo olimpico, seguito l’anno dopo dall’oro mondiale (bissato nel 1931). Nel 1932 Helene si trasferì a Los Angeles, in occasione della rassegna a cinque cerchi, rimase fuori dal podio, però decise comunque di fermarsi temporaneamente in California, per allenarsi e studiare alla Southern California University.

Una carriera, una vita apparentemente destinata a successi e gioie, ma nel 1933 Adolf Hitler salì al potere in Germania e Helene Mayer, figlia di un medico ebreo, non poté più mettere piede nell’Offenbach Fencing Club… Senza un posto stabile in cui allenarsi in patria, Helene decise così di rimanere negli Stati Uniti, dove continuò gli studi e si mantenne insegnando tedesco e facendo l’istruttrice di scherma.

La situazione peggiorò ulteriormente nel 1935 quando, a seguito della promulgazione delle famigerate Leggi di Norimberga, la fiorettista medaglia d’oro ad Amsterdam (che nel suo albero genealogico aveva anche due nonni ebrei) venne catalogata come “tedesca di sangue misto” e si vide togliere svariati diritti di cittadinanza. Le Leggi razziali del ’35 mostrarono al mondo il vero volto del nazismo e, di fronte ad una simile politica discriminatoria, buona parte dell’opinione pubblica americana chiese al proprio Comitato Olimpico di boicottare le Olimpiadi berlinesi.

Tuttavia, il Reich aveva speso moltissimo per i Giochi di casa, affinché potesse ottenere il massimo risultato possibile dalla manifestazione, sia in termini economici che, soprattutto, di propaganda, così i gerarchi nazisti (Goebbels in testa) cercarono delle efficaci contromisure pur di evitare l’assenza statunitense. In occasione della visita dei rappresentanti del Comitato Olimpico a stelle e strisce, dai muri di Berlino furono rimossi i manifesti di stampo antisemita e, allo stesso tempo, la “sangue misto” Helena Mayer venne riabilitata in fretta e furia, in modo da dimostrare che la Germania dava spazio anche agli atleti di origine ebrea nella propria rappresentanza.

Nonostante le tante pressioni e le innumerevoli lettere ricevute che le chiedevano di boicottare i Giochi, la Mayer decise di accettare la convocazione e scendere in pedana sotto le insegne della Germania nazista. Le alte cariche sportive, e non solo, americane si convinsero (o fecero finta di essere convinti…) delle buone intenzioni tedesche e spedirono la propria delegazione in Europa, cosa che forse non avrebbero fatto, se Helene fosse rimasta in California.

Iniziarono così le Olimpiadi più “grandiose” che l’umanità avesse mai potuto ammirare, ma le imprese del fenomenale Jesse Owens misero subito in secondo piano tutto il resto, anche l’argento che Helene Mayer portò al medagliere tedesco, perdendo l’oro solo all’ultima stoccata, contro l’ungherese Ilona Schacherer-Elek. Da “vera tedesca”, come lei si è sempre definita, la fiorettista celebrò il podio con un amaro saluto romano, così come avevano fatto tutti gli altri suoi connazionali andati a medaglia fino a quel momento.

Conclusa l’esperienza olimpica, non trovando ovviamente più spazio in Germania, Helene Mayer tornò negli States e prese la cittadinanza americana. Ribaciò l’amata terra natia solo nel 1952, a guerra ampiamente finita, e morì un anno dopo, portando via con sé un interrogativo perpetuo: per quale motivo accettò la convocazione olimpica di coloro che non la ritenevano degna d’appartenere al popolo tedesco? Per cercare un riscatto sportivo dopo il deludente quinto posto di Los Angeles 1932? Per poter riabbracciare la madre, rimasta in Germania dopo la sua partenza? Per poter chiedere in cambio ai nazisti la ri-acquisizione della piena cittadinanza tedesca?

Non lo sapremo mai. Di lei, bella e fiera, restano le immagini del podio berlinese, mentre allunga il braccio nel saluto nazista. Non fu l’atleta principale di quei Giochi, ma a conti fatti fu la donna più importante di Berlino 1936: senza di lei, probabilmente, non avremmo avuto il mito di James Cleveland Owens e quelle Olimpiadi si sarebbero rivelate un mezzo fiasco. Senza di lei, semplicemente, la Storia sarebbe stata diversa…

 

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giuseppe.urbano@oasport.it

 

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