Storia delle Olimpiadi: Tamagnini, Orlandi, Toscani. Il pugilato dorato dei “Tre Moschettieri di Amsterdam”

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Quelli di Amsterdam 1928 furono i primi Giochi Olimpici “sponsorizzati” (by Coca Cola), ma non solo; in quell’occasione fu anche ufficializzata la cerimonia dell’accensione della torcia olimpica, già sperimentata quattro anni prima in Francia, e fu la prima manifestazione a Cinque Cerchi a presentare il programma standard di circa 16 giorni, tutt’oggi in uso.

Nella patria dei tulipani, l’Italia conquistò 19 medaglie (7 ori, 5 argenti, 7 bronzi), eppure il regime fascista non fu affatto soddisfatto di quel risultato, tanto da sostituire l’allora presidente del CONI, Lando Ferreti, con Augusto Turati. Ben più gaudenti furono, invece, tifosi ed appassionati italiani di pugilato

Sì, perché i nostri boxeurs condussero brillantemente in cima al medagliere olimpico della disciplina il Bel Paese, grazie a tre medaglie d’oro e un bronzo, precedendo una sorprendente Argentina. Le tre vittorie furono firmate da quelli che, in seguito, sarebbero stati soprannominati “I Tre Moschettieri di Amsterdam”: Vittorio Tamagnini, Carlo Orlandi e Piero Toscani.

Il primo dei tre ori olandesi (nonché primo in assoluto nella storia del pugilato olimpico italiano) fu conquistato dal diciottenne peso gallo Vittorio Tamagnini, ai punti, contro lo statunitense John Daley. L’atleta di Civitavecchia esordì poi tra i professionisti nel 1929 e nel 1930 conquistò il titolo italiano dei pesi piuma. L’anno seguente fallì il tentativo di conquista del titolo europeo dei pesi leggeri, a Barcellona, contro l’espertissimo pugile di casa José Girones. Tamagnini fu il primo pugile italiano a battere un campione del mondo in carica (Panama Al Brown), seppur in un match non valido per il titolo, nel 1932.

Al suo fianco, gli altri due “moschettieri” rispondevano al nome di Carlo Orlandi, pesi leggeri, e Piero Toscani, pesi medi. Il primo, brianzolo e noto per essere un pugile sordomuto, batté sempre ai punti un altro americano, Steve Halaiko, mentre il secondo in finale ebbe la meglio sul cecoslovacco Jan Hermanek, pur non riuscendo a mandarlo al tappeto durante il match. Il seguito della carriera del milanese Piero Toscani resta purtroppo avvolto nel mistero, non essendoci sufficienti notizie attendibili sul suo record agonistico. Sappiamo per certo, tuttavia, che morì prematuramente, poco prima di compiere 36 anni.

Infine, non dobbiamo dimenticare il quarto “eroe coi guantoni” di quei Giochi: Carlo Cavagnoli, anch’egli milanese, che conquistò il bronzo nei pesi mosca.

Nei Paesi Bassi, i nostri connazionali erano sfilati fieri ed impettiti, con tanto di saluto romano e con in testa il vessillifero Carlo Galimberti, il sollevatore di pesi medaglia d’oro a Parigi. Anche lo sport era ormai diventato un affare importante per l’Italia fascista; ci presentammo alla cerimonia d’apertura in grigio-verde e camicia azzurra, impeccabili. Ma a noi piace ricordare quei Giochi del ’28 per la straordinaria impresa sportiva dei “Tre Moschettieri di Amsterdam”.

 

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giuseppe.urbano@oasport.it

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