Storia delle Olimpiadi: la ‘generazione di fenomeni’ del ciclismo su pista ad Atlanta ‘96

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L’Italia partecipò ai Giochi di Atlanta ’96 con una rappresentativa di 340 atleti e conquistò uno straordinario bottino di medaglie: 13 ori, 10 argenti, 12 bronzi. Si distinse in particolar modo il ciclismo, che pure fallì la prova più attesa – quella maschile su strada – nonostante la nazionale azzurra composta da Baldato, Bartoli, Casagrande, Fondriest e Cipollini fosse tra le favorite d’obbligo.

Il riscatto (con gli interessi) avvenne sulla pista del Velodromo di Stone Mountain dove Silvio Martinello, Andrea Collinelli e Antonella Bellutti conquistarono gli ori, rispettivamente, nella corsa a punti e nell’inseguimento individuale maschile e femminile.

Silvio Martinello, Campione del Mondo in carica della specialità, dominò la corsa individuale a punti con 37 punti, contro i 29 del canadese Brian Walton e i 25 dell’australiano Stuart O’Grady. Nella sua carriera di pistard riuscì ad imporsi in 28 “Sei Giorni”, molte delle quali corse insieme a Marco Villa (una coppia che aveva pochi rivali nell’americana), con cui si aggiudicò numerose medaglie ai Campionati Mondiali e il bronzo olimpico a Sydney.

Anche su strada ottenne una ventina di successi complessivi, fra cui spiccano due tappe al Giro d’Italia, una alla Vuelta e la Milano-Vignola, storica corsa per le ruote veloci. Al Giro d’Italia 1996 vestì, inoltre, per quattro giorni la maglia rosa.

L’affermazione di Antonella Bellutti nell’inseguimento individuale non fu assolutamente meno schiacciante di quella del padovano Martinello, anzi… Primo posto assoluto e record olimpico in qualificazione, nuovo primato a cinque cerchi nei quarti (“doppiata” inesorabilmente l’australiana Kathy Watt) e vittoria netta anche in semifinale contro la britannica Yvonne McGregor. In finale la bolzanina, capace di conquistare l’oro nella corsa a punti quattro anni dopo a Sydney e di partecipare alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002 come frenatrice nel bob di Gerda Weissensteiner (settime), batté senza problemi la francese Marion Clignet.

Dulcis in fundo, il ravennate Andrea Collinelli, che raggiunse l’apice della sua carriera proprio alla metà degli anni Novanta: due ori iridati nell’inseguimento a squadre, due nella prova individuale e la stratosferica medaglia d’oro ai Giochi di Atlanta, sempre nell’inseguimento individuale, stabilendo due record mondiali, in qualificazione e nei quarti. Successi nitidi anche in semifinale (sul forte australiano Bradley McGee) e nell’atto conclusivo che lo vide contrapposto al francese Phillippe Ermenault.

Una vera e propria “altra” generazione di fenomeni, gemella di quella che, sotto rete, subì proprio ad Atlanta la sua più cocente delusione…

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giuseppe.urbano@oasport.it

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