Storie delle Olimpiadi: il massacro di Monaco 1972

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Olimpiadi di Sangue. Difficile trovare una definizione più esaustiva di quanto avvenuto a Monaco di Baviera all’alba del settembre 1972, nel corso dei Giochi della XX Olimpiade.

Il fatto, di per sé, ha poco di sportivo, se non l’ambientazione: la massima rassegna sportiva mondiale, l’evento atteso per quattro anni, il culmine della carriera per centinaia di atleti. Il resto non è sport: è la trasposizione, nel cuore dell’Europa continentale, delle complesse e tormentate vicende che dilaniavano la Terra Santa dal secondo dopoguerra e la dilaniano ancora oggi, oltre quarant’anni dopo, troppo spesso nel silenzio del mondo. Non sta a noi parlare di popoli, di religioni, di ragioni storiche o ideali, ma solo riportare i crudi fatti di quei giorni di fine estate.

15 luglio 1972: a Roma si ha un incontro tra esponenti di Al Fatah, celebre organizzazione politica e paramilitare palestinese, e quelli di Settembre Nero, un gruppo terroristico al culmine dell’attività negli anni Settanta. La guerra a Israele e, più in generale, alla popolazione ebraica va portata avanti e le imminenti Olimpiadi di Monaco rappresentano il palcoscenico ideale: anche perché il Comitato Olimpico, come farà per altri ventiquattro anni, ha puntualmente ignorato la richiesta palestinese di prendere parte all’appuntamento a cinque cerchi.

Nel campo profughi di Shatila, dove le falangi libanesi e l’esercito israeliano si renderanno protagonisti dieci anni più tardi di un orrendo massacro, vengono reclutati gli otto membri del futuro commando. Pare che i terroristi siano eccitati dall’idea di prendere parte alle Olimpiadi “a modo nostro“. Vale a dire con un bagno di sangue.

Con gli immancabili stratagemmi di ogni azione armata, giorno dopo giorno i protagonisti di questa folle azione assembrano armi, scoprono planimetrie, studiano ogni dettaglio, riuscendo persino ad entrare negli alloggi della delegazione israeliana spacciandosi per tifosi. Il tutto agevolato da misure di sicurezza blande e, ad oggi, impensabili, perché nessuno pensava che le Olimpiadi potessero diventare il teatro di una strage.

Così, nella notte tra il 4 e il 5 settembre 1972 il piano prende forma. L’irruzione all’interno del villaggio è facile e scontata, il sequestro di buona parte della delegazione israeliana – con la convulsa uccisione dell’allenatore Moshe Weinberg e del pesista Yossef Romano – è cosa fatta nel giro di pochi minuti. 234 detenuti nelle carceri israeliane devono essere liberati, oltre a due criminali della Rote Armee Fraktion, un gruppo di stampo comunista tedesco.

Le negoziazioni non producono esiti: Israele non avrebbe mai ceduto e i palestinesi, al contrario, non accettano né uno scambio, né un corrispettivo in denaro. Il massacro avviene tra le 23 e le 24: dopo un’interminabile giornata, le forze dell’ordine tedesche garantiscono ai sequestratori il trasferimento verso Il Cairo, come da richiesta. Un elicottero porta sequestranti e sequestrati dal villaggio olimpico all’aeroporto: lì, però, i terroristi si rendono immediatamente conto che l’aereo è vuoto e nessun volo li porterà mai nel Paese arabo.

La sparatoria è immediata e intensa: gli altri nove atleti israeliani sono uccisi all’istante, i terroristi trovano a loro volta la morte (come anche un poliziotto tedesco) o la cattura. Tutto finisce verso l’una di notte del 6 settembre.

Si chiude così uno dei capitoli più clamorosi della guerra arabo-israeliana. Si chiude così una pagina di sport scritta col sangue, quando invece lo sport dovrebbe essere vita, gioia, serenità. 

Storia delle Olimpiadi, prima puntata: Dorando Pietri
Storia delle Olimpiadi, seconda puntata: Ondina Valla
Storia delle Olimpiadi, terza puntata: Gian Giorgio Trissino
Storia delle Olimpiadi, quarta puntata: Pietro Mennea
Storia delle Olimpiadi, quinta puntata: Abebe Bikila

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 marco.regazzoni@oasport.it

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