Storia delle Olimpiadi: Mennea, la Freccia del Sud incanta Mosca

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Dedico questa vittoria alla mia gente, al povero Sud. Questa mia medaglia è la testimonianza che nella vita, se si ha voglia di lottare, prima o poi si consegue quanto si è sognato“.

Pietro Mennea, basta il nome. O forse basterebbe solo rivedere il video dei 200 metri di Mosca 1980, anche solo la foto. O forse, pur con una tristezza crescente, sarebbe sufficiente ricordare la commozione che scosse l’Italia intera, non solo il suo amato Sud, in quei primi giorni della primavera di due anni fa, quando un atroce male lo portò via presto, troppo presto. Di fronte ai monumenti ci si inchina e Pietro Mennea è uno dei monumenti dello sport italiano. Non sono tanti a poter essere classificati in questo modo.

Un sarto e una casalinga: ci sono sportivi dal sangue blu, ci sono sportivi dal sangue sportivo, ci sono sportivi dal sangue umile, orgoglioso, sincero e tenace dell’Italia popolare. Pietruzzu è così: corre, corre sin dall’adolescenza, per l’Avis della sua Barletta e nelle gare scolastiche. Corre sui viali del paese pugliese, bruciando utilitarie, berline e macchine di lusso su una “gara” di 50 metri organizzata appositamente. Forse un aneddoto racconta meglio di ogni altro dettaglio chi era veramente Pietro Mennea: un ragazzo che il primo gennaio 1968 è in pista alle 8 del mattino al centro federale di Formia, dov’era approdato da poco. Quanti sedicenni, allora come oggi, rinuncerebbero alla sacrosanta baldoria del Capodanno?

Il professor Carlo Vittori lo cresce come un figlio, passo dopo passo. Ne è il mentore psicologico, prima ancora che l’allenatore: ne diventa un amico, un confidente sincero. Ne gestisce l’impeto, perché Pietro ha nell’irrazionalità, in un certo senso, il proprio punto di forza: è un animale da combattimento, una persona gradevolissima fuori dalla pista ma focalizzata solo sulla linea bianca, solo sul cronometro, solo sull’orizzonte quando vola sulla terra battuta.

E così arrivano le medaglie: sei agli Europei, due ai Mondiali, tre alle Olimpiadi. Ovviamente, è l’oro, quell’oro, a consegnare Mennea agli altari della storia. L’uomo bianco batte i neri: capita lì, a Mosca, quel radioso giorno dell’estate 1980, quando il giamaicano Don Quarrie deve cedere il titolo vinto quattro anni prima e il britannico Allan Wells, fresco olimpionico dei 100 metri, deve cedere alla Freccia del Sud. L’Italia è in cima al mondo dell’atletica, anzi della velocità: quanta nostalgia, quante emozioni, anche quanta rabbia a paragonare l’epopea di Pietruzzu ai giorni nostri. Quanta nostalgia e quante emozioni a ripensare alla bara avvolta nel Tricolore, a quell’ “era grande, grande, grande” ripetuto senza retorica, per tre volte, da una sublime penna come Gianni Minà.

Storia delle Olimpiadi, prima puntata: Dorando Pietri
Storia delle Olimpiadi, seconda puntata: Ondina Valla
Storia delle Olimpiadi, terza puntata: Gian Giorgio Trissino

foto: Wikipedia

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marco.regazzoni@oasport.it

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