F1, analisi GP Giappone 2015: strapotere Hamilton, Vettel e Raikkonen si difendono

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La voce del padrone. Non stiamo parlando dell’album capolavoro firmato dall’inimitabile Franco Battiato nel 1981, bensì del prepotente ritorno alla vittoria di Lewis Hamilton, che riafferma la sua supremazia nella classifica iridata dopo il ritiro di Singapore.

Un’esibizione perfetta, quella sciorinata dal britannico; partenza aggressiva, con tanto di invito a provare il prato adiacente all’asfalto stampato in faccia a Nico Rosberg, testa del plotone presa al primo giro e non mollata nemmeno per un attimo nella restante ora e mezza circa di gara. Il campione del mondo in carica ha subito imposto un ritmo irresistibile, senza riserve e, tra i primi dieci, è stato anche l’ultimo a fermarsi ai box, sfruttando così al massimo le prestazioni della rediviva Mercedes F1 W06 Hybrid. A tutti gli altri non è restato che fare la “propria gara”, ognuno con i suoi obiettivi prefissati, o imposti da cause di forza maggiore.
Partenza infelice a parte, lo stesso poleman Rosberg è tornato sui livelli a cui ci aveva abituato prima delle torbide parentesi di Monza e Marina Bay. Superato lo shock del fulmineo sorpasso subito allo start, Nico si è affidato al suo self control nonché – soprattutto – alla potenza della sua Mercedes, ha azzeccato il pit stop al momento giusto (trentesimo giro) e si è ritrovato davanti a Vettel per un pelo, ma ben presto gli ha tolto ogni speranza di secondo posto grazie ad un passo impensabile, per le Rosse di questo weekend.
In estrema sintesi, come da pronostico, le Frecce d’Argento sono tornate a fare le Frecce d’Argento

Il terzo posto di Sebastian Vettel è obiettivamente parso il massimo risultato ottenibile a Suzuka. Allo spegnimento dei semafori rossi, il tedesco ha infilato da campione Valtteri Bottas e approfittato da faina della lotta fratricida fra i due piloti Mercedes. Per più di metà gara ha sognato la piazza d’onore ed un ulteriore avvicinamento nei confronti di Rosberg nella generale, tuttavia, la realtà effettuale odierna non lasciava molto spazio a voli pindarici.
Terzo podio consecutivo per il campione di Heppenheim.

Più che dignitosa la gara dell’altro ferrarista, Kimi Raikkonen, capace di chiudere la corsa con un +2 posizioni rispetto alle qualifiche ufficiali. Un quarto posto che consolida il generale processo di crescita costante delle Ferrari, giunte prime nella platonica gara degli “umani” su di un circuito tutt’altro che confacente alle loro caratteristiche.

Male le due Red Bull e Felipe Massa. Kvyat (13°) è probabilmente rimasto con la mente al tremendo impatto di ieri e non ha mai recitato un ruolo da protagonista durante i trecento chilometri del GP nipponico, allo stesso modo, hanno vissuto una domenica da anonimi comprimari Ricciardo (15°) e Massa (17°), vittime all’unisono, in partenza, di un contatto che ha causato la foratura della posteriore sinistra, all’australiano, e la rottura della sospensione, al brasiliano. Non sarà stato contento Felipe di vedere il suo più giovane compagno di scuderia, Bottas, giungere quinto al traguardo, ben dodici posizioni prima di lui.

In ottica Mondiale, la doppietta Mercedes ristabilisce lo status quo. Hamilton è ora a +48 su Rosberg e a +59 su Vettel. Con cinque gare ancora da disputare, salvo sorprese clamorose, si dovrebbe lottare solo per il secondo posto.

 

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Foto: Valerio Origo

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