Paltrinieri-Sun Yang: un duello incompiuto tra guerra psicologica e misteri irrisolti

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Era uno dei duelli più attesi dei Mondiali di nuoto a Kazan. Il Re del Mondo e dell’Olimpo contro il Sovrano d’Europa. Sun Yang contro Gregorio Paltrinieri. Una sfida tra Titani, tutta da vivere, ma rimasta infine nel platonico mondo delle idee. Come sarebbe andata con il cinese in acqua? Non lo sapremo mai…Resta la consapevolezza che Gregorio Paltrinieri abbia vinto con merito un titolo iridato che lo consacra tra i più grandi nuotatori italiani di sempre.

Ma cosa è accaduto davvero a Sun Yang? Tra voci di corridoio e spiegazioni ufficiali tutt’altro che soddisfacenti, si può provare ad azzardare qualche ipotesi plausibile, senza tuttavia giungere ad una verità assoluta (conosciuta solo dal diretto interessato).

Da diversi giorni, tra l’azzurro e l’orientale, era in atto una vera e propria guerra psicologica. Per la prima volta nella sua carriera, Sun Yang non era così convinto di vincere nei 1500 sl, distanza di cui detiene un record del mondo che, molto probabilmente, oggi non sarebbe più in grado di avvicinare (14’31″02). Già negli 800 sl aveva dovuto sudare le proverbiali sette camice per avere la meglio di un Paltrinieri in forma straripante, contenendo a fatica la progressione del carpigiano, per poi superarlo con il consueto cambio di marcia nelle ultime due vasche. Nei 1500, tuttavia, resistere non sarebbe stato altrettanto semplice. I due si sono punzecchiati per giorni, dialogando e insinuandosi dubbi reciproci. Certamente ciascuno dei due si sarà chiesto quanto valeva davvero il rivale. Anche la batteria, con l’Italiano che ha staccato il rivale nella seconda parte di gara, si è rivelata strategicamente determinante. Paltrinieri era convinto di poter nuotare abbondantemente sotto i 14’39” e non ha fatto nulla per nasconderlo. Forse Sun Yang non si sentiva pronto per nuotare un crono del genere? Possibile…Come non è assolutamente da escludere che il cinese avesse paura di perdere, lui da sempre abituato a vincere a mani basse. Che il timore abbia preso il sopravvento sul coraggio di lottare fino in fondo per mantenere lo status di campione del mondo? Un’ipotesi da non scartare…

Attorno al forfait del campione olimpico, inoltre, è immediatamente sorto un alone di mistero che resterà tale. Troppo irrealistiche le voci di una rissa avvenuta poco prima della finale. Il diretto interessato, nella conferenza stampa post-gara, ha invece confermato l’ipotesi di un problema cardiaco. Tuttavia il cinese ha affermato che il dolore al petto è emerso al termine della finale degli 800 sl. Se così fosse, perché rischiare e prendere parte alle batterie dei 1500? Non sarebbe stato meglio, per la propria salute, rinunciarvi sin dall’inizio e non a pochi minuti dall’atto conclusivo? Sarà questa la vera spiegazione? Nessuno lo sa…

A conferma del ruolo cruciale della mente nello sport, la mancanza del grande avversario ha letteralmente scombussolato le certezze di Paltrinieri, per sua stessa ammissione confuso ed autore di una gara cronometricamente ottima (migliorato il record europeo che già deteneva), ma forse non esaltante come nelle attese. Insomma, un tempo inarrivabile per tutti, ma forse non per Sun Yang, anche quello non proprio brillantissimo visto qui a Kazan. Probabilmente, forse nell’inconscio, l’azzurro si sarà chiesto (o si chiederà…) come sarebbe andata se l’asiatico fosse stato della partita? Avrebbe vinto lo stesso? Quel tempo sarebbe bastato? Domande senza risposta, che forse potrebbero creare qualche dubbio. Forse proprio ciò che vuole Sun Yang. In una lunga guerra psicologica che durerà fino alle prossime Olimpiadi di Rio 2016.

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federico.militello@oasport.it

Foto: Francesco Dicintio (profilo FB Paltrinieri)

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