Emanuele Renzini: “Irma Testa è speciale. I segreti della boxe femminile italiana”

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La boxe femminile italiana sta vivendo un periodo di crescita esponenziale, con svariati successi sia a livello giovanile sia elite. Uno dei principali artefici dell’ascesa del movimento è Emanuele Renzini, ct di tutte le nazionali dal marzo 2013. Con lui abbiamo parlato delle cause che hanno portato il pugilato in rosa a diventare una realtà importante dello sport italiano, ma anche delle prospettive in vista delle Olimpiadi di Rio 2016.

Partiamo dal talento più puro che la boxe italiana sta coltivando da qualche stagione: Irma Testa. Classe 1997 (compirà 18 anni a dicembre), è imbattuta da due anni ed ha conseguito trionfi in serie tra Europei e Mondiali Youth. Possiede un talento cristallino e, oggettivamente, sembra sprecata per le categorie giovanili. Ritieni che possa essere pronta per tentare la qualificazione a Rio 2016?
Assolutamente sì, certo. Noi ci contiamo. Irma è pronta per la categoria elite. Ha la possibilità di qualificarsi alle Olimpiadi ed anche di puntare a qualcosa di importante. Al momento può già giocarsela con le migliori al mondo. Il suo unico punto debole è l’esperienza, ma sono certo che lo colmerà in breve tempo. E’ cresciuta tantissimo negli ultimi 6 mesi ed ha margini di miglioramento ancora enormi. Nel pugilato femminile attuale non c’è tanta differenza tra le atlete che vincono nella categoria youth e le elite. Irma, ad ogni modo, è una predestinata, ha qualcosa di speciale“.

Per cullare il sogno olimpico, Irma Testa dovrà combattere in una categoria (60 kg) che dovrà costruire, essendo il suo peso attuale di circa 57 kg. Avete stabilito un programma particolare?
Abbiamo 5 mesi di tempo (prima dei Mondiali che a gennaio qualificheranno per Rio, ndr) per farle acquisire un chilo e mezzo di massa. Dovrà allenarsi tanto e sostenere carichi di lavoro molto pesanti, oltre a seguire una corretta alimentazione. Vedremo come reagirà, ma non credo ci saranno problemi“.

Per il posto iridato dei 60 kg, tuttavia, sono in lizza anche Romina Marenda ed Alessia Mesiano. Altra categoria affollatissima è quella della 51 kg, dove Marzia Davide e Valeria Calabrese vorrebbero provare a strappare il posto alla titolare Terry Gordini, bronzo mondiale in carica. E’ possibile sciogliere questi nodi con una selezione interna?
E’ una modalità ‘all’americana’ che non mi piace e ti spiego perché. Far dipendere una convocazione da un torneo o match di selezione fa diventare il tutto una roulette russa. Ci sono atlete che rendono al massimo in incontri secchi, ma poi magari escono al primo turno nelle grandi manifestazioni internazionali. Una selezione di questo tipo, secondo me, non rende giustizia sui veri valori in campo, che invece devono essere valutati nel lungo periodo, soprattutto tenendo conto delle prestazioni e della continuità di rendimento dimostrata nelle competizioni più importanti. Non a caso, prima dei Mondiali parteciperemo ad alcuni tornei di preparazione e schiereremo più di una pugile per categoria di peso, proprio per dare la possibilità a tutte di mettersi in luce. Alla fine, però, la decisione finale sulle convocazioni spetterà solo a me, come è logico che sia“.

Se 51 kg e 60 kg sono categorie che nutrono buone possibilità di staccare il pass olimpico per Rio, qualche difficoltà in più sta incontrando invece la 75 kg. Firmeresti, dunque, per due qualificazioni olimpiche?
“In realtà l’obiettivo è qualificarne tre. I 75 kg non sono il peso di Francesca Amato, però si sta costruendo: finora non ha avuto fortuna, ma sono certo che tra qualche mese farà vedere qualcosa di buono. Anche Flavia Severin potrebbe provare a scendere dagli attuali 84 kg a 75 kg: perdere peso è più facile che acquisire massa. Nel complesso, dunque, direi che la qualificazione nei 51 e 60 kg è possibile, ma io ci credo anche per la 75 kg, anche se sarà più difficile“.

Vincere una medaglia olimpica sarà più semplice che qualificarsi a Rio (dove per ogni categoria saranno presenti appena 11/12 atlete, dunque le migliori partiranno dai quarti di finale). Sei d’accordo?
Certo, la qualificazione sarà molto difficile. Bisognerà arrivare in semifinale ai Mondiali, o in finale al successivo pre-olimpico europeo. Per questo saranno importanti le teste di serie nella prossima rassegna iridata, di modo da evitare avversarie temibili nei primi turni. Sto facendo pressione con l’Aiba per garantire una testa di serie anche per Irma Testa, quello che ha fatto a livello giovanile non può passare inosservato. Da qualche mese, in giro per il mondo, dopo la fuoriclasse irlandese Katie Taylor, non si fa che parlare della Testa. Ai Mondiali Youth l’Aiba la intervistava ogni giorno, trattamento che non era riservato a nessun’altra. Io credo che all’Aiba farebbe molto piacere avere Irma a Rio. Spero quindi che sia testa di serie al prossimo Mondiale“.

Qualora ai Mondiali non dovesse arrivare la qualificazione in determinate categorie, saranno possibili delle sostituzioni in vista del pre-olimpico?
Sicuramente sì. Se ci rendiamo conto che una pugile non ha reso secondo le sue possibilità e, in generale, non offre molte chance di qualificazione, individueremo una sostituta“.

Dal 2020, inoltre, con ogni probabilità le categorie olimpiche diventeranno cinque, a tutto vantaggio di un’Italia che sta facendo faville nelle rassegne giovanili.
“Per noi sarà un grande vantaggio e credo che a Tokyo avremo uno squadrone al livello della Russia. Non dimentichiamoci di Valentina Alberti, Angela Carini, Francesca Martusciello. Abbiamo davvero un bel vivaio. Le giovani sono cresciute molto allenandosi con le veterane“.

Quali sono i segreti della crescita esponenziale della boxe femminile italiana?
C’è stata una volontà forte da parte della Federazione di lanciare questo settore e, dunque, ci sono stati anche degli investimenti. Dal marzo 2013 sono ct di tutte le nazionali, giovanili ed elite. Abbiamo avviato un progetto ad ampio raggio su tutto il territorio. Ho girato l’Italia, visitando palestre e trovando la collaborazione di allenatori ed atlete. Sono nati diversi tornei nazionali per far crescere le giovani, come ad esempio il guanto d’oro femminile. Insomma, abbiamo lavorato sulla base, allargandola sia in termini di qualità che di quantità. Gli effetti poi si sono sentiti anche per il vertice e siamo solo all’inizio“.

Agli ultimi Europei maschili abbiamo assistito a delle decisioni sconcertanti da parte dei giudici. Qual è la situazione in ambito femminile?
Le ingiustizie esistono da sempre, molto spesso per errori umani, talvolta anche per condizionamenti esterni. Al femminile, però, non ci sono stati grandi casi controversi. Raramente, per fortuna, mi sono rammaricato per un verdetto. E’ chiaro che se un match è equilibrato, il punto di vista dei giudici è soggettivo, dunque ci può stare vincere o perdere. Io comunque credo che se una squadra è forte ed autorevole, i giudici e gli arbitri imparano a rispettarla. Spero si continui così in vista dei Mondiali e delle Olimpiadi“.

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federico.militello@oasport.it

 

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