Volley, l’Italia perde la bussola? Liti interne, prese di posizione, “confronti serrati” e…

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L’Italia ha diversi problemi interni alla squadra. Ora è palese quanto sta accadendo nella Nazionale di volley maschile. Che lo spogliatoio non fosse perfettamente unito si era già capito ai disastrosi Mondiali di Polonia: una squadra sfilacciata, troppi individualismi, un gioco mai trovato, uno spirito perso per strada dopo delle eccellenti stagioni, un tredicesimo posto che fa ancora male.

I fantasmi di quella rassegna iridata si sono ripercossi anche sull’annata in corso. Lo si è percepito chiaramente nel weekend: la netta sconfitta in gara1 contro il Brasile ha portato a un confronto acceso tra le varie parti, nell’albergo di Cuiabà al risveglio dalla brutta nottata, che ha spinto un po’ i ragazzi a ritrovarsi e a conquistare il replay della sfida ai vicecampioni del Mondo (non entriamo troppo nel dettaglio tecnico, ci siamo già soffermati).

 

Paradossale che Ivan Zaytsev faccia delle dichiarazioni, parli DAVANTI ALLE TELECAMERE di questo famigerato “confronto acceso con Mauro Berruto e con lo staff”, ma poi quel video venga cancellato e la Federvolley ponga delle specifiche su quelle parole, sostanzialmente smentendole.

La colpa non è del giocatore. Anzi! Ma le parole del nostro Zar, autentica bandiera di questa Italia, hanno manifestato abbastanza chiaramente che ci sono delle tensioni, dei “problemi” (e non si tratta solo di gioco…) e il clima non è molto sereno.

Di chi è la colpa? I ragazzi sono dei professionisti affermati, tra i big internazionali del volley e sanno benissimo quello che fanno. È normale che possano esserci degli attriti (non si chiede certamente di essere degli amici), ma l’importante è che si ritrovi il bandolo della matassa e che si giochi da Italia. Come ha detto lo stesso Zaytsev, ma questo è un messaggio che è stato dato anche da tanti altri azzurri svariate volte: “Siamo qui per questa maglia e per la nostra Nazione”.

Spesso è stato Dragan Travica a finire nel mirino delle critiche. Il palleggiatore è diventato nel frattempo il nostro capitano e dunque dovrebbe essere il riferimento di tutta la squadra. La “staffetta” con Emanuele Birarelli per la “lasagna” sulla canotta (è il caso di chiamarla così visto l’utilizzo della nuova divisa) è stata spiegata solo all’ultimo minuto prima degli incontri con la Serbia. Si continua a cambiare l’opposto con un’alternanza tra Vettori e Sabbi, al centro c’è emergenza di uomini, il ruolo imposto a Zaytsev (che però sta giocando bene in ricezione). Unica certezza: Simone Giannelli che quando è entrato ha sempre cambiato l’incontro. Si aprirà un nuovo “fuoco”?

Mille dubbi, mille domande, troppe senza risposta e in un clima tutt’altro che goliardico. Per una Nazionale purtroppo abbandonata da molti e seguita da pochi. Dalle pagine di OA potranno arrivare milioni di critiche (e di elogi, quando necessario) ma mai e poi mai abbandoneremo questa Italia, sposata nella buona e nella cattiva sorte.

 

Quel confronto serrato (di certo qualcosa è successo nel capoluogo del Mato Grosso) ha quantomeno portato a una bella vittoria sul Brasile ma non è da quello che dipendevano le sorti del volley maschile. C’è una Final Six da onorare, c’è soprattutto una Coppa del Mondo e c’è una rincorsa alle Olimpiadi che stando così le cose appare davvero lontanissima.

 

Si sbaglieranno le battute, il muro sarà altalenante, non si riusciranno a fare break, gli infortuni falcidianti ma qui i problemi sono più di testa, caratteriali e di gruppo. Uno sport di squadra che necessita di chiari equilibri che non andrebbe mai smarriti.

In tutto questo un CT in evidente difficoltà e purtroppo abbandonato dai vertici del movimento, lontano miglia e miglia dalla trincea verdeoro. C’è bisogno di una raddrizzata, di una seria presa di coscienza, di una valutazione tecnica approfondita, di una crescita fisica e mentale.

Nella speranza che tra due settimane una medaglia al Maracanazinho di Rio de Janeiro smentisca tutto quanto e ci restituisca l’Italia dei momenti migliori, quella capace di salire sempre sul podio dagli Europei 2011 (rassegna iridata 2014 esclusa).

One thought on “Volley, l’Italia perde la bussola? Liti interne, prese di posizione, “confronti serrati” e…”

  1. Al scrive:

    Io in tema sportivo leggo solo OA (ragazzi che brutto nome che avete alla fine scelto!), un po’ la sezione sportiva di Repubblica, quindi sicuramente gran parte delle dichiarazioni me le perdo. Del resto non mi interessano neanche, nello sport parlano i risultati.
    Purtroppo sarei meno ottimista sulla nostra ultima vittoria contro il Brasile. Abbiamo visto due partite in una, nella prima il Brasile in formazione tipo ci ha messo sotto in modo sconfortante.
    Come spesso accade, di fronte a un avversario inferiore sei portato a calare il tuo livello, e nella ‘seconda’ partita (IV-V set) abbiamo battuto un Brasile mezzo addormentato, per gran parte senza Bruno e Lucarelli.

    Secondo me, di buono abbiamo capito che:
    – Giannelli potrebbe risolvere il problema del gioco monotono e prevedibile.
    – Anche il Brasile dipende da due giocatori: Bruno sopratutto, Lucarelli in misura minore.

    Vettori mi sembra che finora abbia giocato quasi solo con in campo Travica, bisognerebbe provarlo con in campo Giannelli. Sarei ottimista sul fatto che, sistemato il piano di gioco anche con un cambio di ‘mani’, avremo un miglioramento generale. Resterà il problema di inserire Juantorena, ma se il problema fosse solo quello, sarebbe un passo avanti. :-)

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