AtleticaLos Angeles 2028
Virginia Troiani: “Atleti in crescita, ma non i fondi. Ho scritto al presidente Mei, l’obiettivo è Los Angeles”
La carriera di Virginia Troiani è diversa da quasi tutte le componenti della squadra azzurra di atletica. Infatti la trentenne lombarda, specialista dei 400 metri, è una delle poche atlete italiane di interesse nazionale a non appartenere a un Gruppo Sportivo militare e a portare avanti la propria carriera senza essere una professionista. Di questo e molto altro Virginia Troiani ne ha parlato nell’ultima puntata di Sprint Zone, il programma condotto da Ferdinando Savarese sul canale YouTube di OA Sport.
Il bilancio della sua stagione: “Sicuramente è stato un anno particolarmente impegnativo, già dalla preparazione invernale visto che, per una serie di vicissitudini, si è sfaldato il gruppo di allenamento. Da quando avevo 18 anni mi sono sempre allenata in gruppo e trovarmi da sola in pista è stato difficile anche a livello psicologico. Ho deciso di non fare la stagione indoor proprio per concentrami sulla stagione outdoor che era ricca di impegni internazionali e anche nazionali. Poi, facendo parte di una società civile, ci tengo molto ai campionati di società”.
Per la lombarda c’è stato un cambio anche nell’allenamento: “Mi continua a seguire Vittorio Ramaglia ormai da 18/19 anni e penso sia una delle collaborazioni più longeve nella storia dell’atletica. Quest’anno ho iniziato un percorso ibrido, perché faccio gli allenamenti tecnici con lui ed poi altri, che mi servono anche come stimolo, con il gruppo di Beppe Cappelletti, dove è presente Vittoria Fontana. Ho trovato questa soluzione, perché ho provato a stare da sola, ma è stato veramente troppo pesante a livello psicologico e quindi ho deciso di fare questo cambiamento. Io con Vittorio mi sono sempre trovata benissimo, ma almeno ora ho un po’ di stimolo soprattutto nei lavori dove è richiesta anche un po’ di competizione”.
Ancora sulla stagione trascorsa con la gioia dei Mondiali di staffetta e poi l’amarezza per un infortunio che l’ha condizionata per tutta la stagione estiva: “Avevo visto la luce in fono al tunnel proprio con il Mondiale delle staffette sia in batteria sia in finale. Ho anche corso una delle frazioni lanciate più veloci della mia carriera, facendo in finale 50.6 e questo dava sicuramente dei buoni segnali. Poi ho fatto i campionati di società e da lì ho iniziato ad avere problematiche con gli infortuni, partendo da una forte sciatalgia. Già quello ha segnato gli allenamenti e poi anche le successive gare. Di conseguenza in un meeting ad inizio giugno mi sono stirata il retto femorale durante la gara e poi è stata una continua rincorsa ed alla fine non sono riuscita ad avere la condizione ottimale. Nell’ultimo raduno pre-Europei un po’ era migliorata, ma la gara più importante erano i Campionati Italiani”.
Come detto Troiani non è una professionista e purtroppo ora è uscita anche dall’AEC, ovvero l’Atletica Elite Club, il programma di supporto della FIDAL: “La cosa che mi è dispiaciuta di più è che per gli infortuni che ho avuto non sono riuscita a confermare il tempo di inizio stagione, che alla fine è stato solo un centesimi più lento di chi ha corso in batteria agli Europei. Per quel centesimo di differenza sono rimasta così fuori dall’AEC, certo mi chiedo se poi un centesimo fa davvero la differenza per giudicare un atleta, che non ha preso una medaglia europea, ma ha qualificato la staffetta ai Mondiali di Pechino con il record italiano. Gli atleti sono sempre in crescita, ma i fondi non sono sempre in crescita come il movimento e dunque vanno fatti dei tagli. Certo per me che non sono nemmeno in un gruppo militare, fa davvero tanto la differenza. Ho scritto una lettera al Presidente Mei, che è sempre molto attento agli atleti civili, per cercare di trovare una via per poter avere un sostegno. Anche se ho ormai ho 30 anni l’obiettivo di Los Angeles c’è ancora. Trovare un sostegno sarebbe davvero molto importante”.
Conciliare la vita di atleta e quella di lavoratrice: “Sono biologa nutrizionista. Non avendo degli orari fissi mi lascia la libertà di potermi allenare negli orari e nei giorni che posso. Certo bisogna poi incastrare lavoro e allenamento non è facile, anche perché spesso non è solo la corsa in pista, ma è anche andare tipo dal fisioterapista. Però sono riuscita a trovare un equilibrio”.
Gli inizi con l’atletica e poi la decisione di correre i 400 metri: “Ho fatto quasi dieci anni di karate fino alla prima media, quando poi sono passata all’atletica con le gare della scuola. A me è sempre piaciuto correre ovunque e poi guardavo anche l’atletica in televisione. Con i 400 è stato il mio allenatore a scegliere soprattutto. Mi hanno trovato grazie a lui, ma poi me li sono tenuti io”.
Il futuro: “L’obiettivo finale è Los Angeles, sperando di passare anche da Pechino e poi anche ai Mondiali di staffette e pure gli Europei. Alla fine il tutto poi spero che si conclusa con la partecipazione a Los Angeles”
