Formula 1GP Messico
Kimi Antonelli guarda al 2027: oggi la Mercedes non é più la miglior macchina dopo gli aggiornamenti
Il 1° novembre 2026 resterà una data impressa nella memoria degli appassionati di motorsport italiano. Andrea Kimi Antonelli, classe 2006, bolognese, ha riportato il titolo iridato della massima categoria automobilistica in Italia. A 73 anni dall’impresa di Alberto Ascari, si è passati dalle immagini in bianco e nero di un mito a quelle a colori, vivide e scintillanti, di Città del Messico. Al centro della scena, il sorriso del ventenne emiliano, circondato dall’affetto della famiglia, riunita per celebrare un traguardo che ha il sapore della storia.
Quella di Antonelli è stata una stagione di straordinaria maturità, costruita attraverso nove vittorie, pochissime sbavature e una continuità di rendimento che ha fatto la differenza nei momenti decisivi. Il talento, del resto, non è mai stato in discussione. Ma alla velocità pura il bolognese ha saputo affiancare lucidità, capacità di lettura delle gare e una gestione della pressione degna di un veterano.
“Tanta roba“. Così Nico Rosberg, campione del mondo nel 2016, ha sintetizzato l’impresa del giovane italiano. Un’affermazione che fotografa bene la portata di quanto realizzato, pur senza trascurare il contesto tecnico nel quale è maturato il successo. L’avvio di stagione della Mercedes, infatti, ha messo Antonelli nelle condizioni ideali per costruire il proprio percorso iridato. Lo raccontano le cinque vittorie conquistate nei primi sei appuntamenti, con l’unica eccezione rappresentata dal successo del compagno di squadra George Russell nel round inaugurale in Australia.
Dopo Montecarlo, tuttavia, gli equilibri sono cambiati. La concorrenza ha progressivamente ridotto il divario e le forze in campo hanno iniziato ad alternarsi nelle posizioni di vertice. In questo scenario, Antonelli ha dimostrato di saper fare la differenza anche quando il pacchetto tecnico non rappresentava più un riferimento assoluto: sono arrivati i successi in Belgio, in Italia, a Madrid e, soprattutto, ad Austin. Vittorie pesanti, perché maturate in una fase della stagione nella quale la gestione del vantaggio e la capacità di massimizzare il risultato hanno assunto un valore determinante.
Un elemento, però, merita particolare attenzione in prospettiva: la difficoltà della Mercedes nel trovare la direzione giusta sul fronte degli sviluppi. La monoposto ha progressivamente perso parte del vantaggio iniziale, mentre gli avversari hanno saputo recuperare terreno. Non è un caso che nelle ultime quattro gare siano arrivate tre affermazioni di Max Verstappen al volante della Red Bull, a Sepang, Singapore e, proprio ieri, in Messico.
Uno scenario che impone alcune riflessioni in vista del 2027. Con un regolamento tecnico destinato a rimanere invariato, almeno secondo le premesse, i rapporti di forza potrebbero consolidarsi ulteriormente. La tendenza delle ultime settimane non sembra sorridere alla Stella a tre punte, mentre Verstappen ha mostrato di poter contare su una Red Bull nuovamente competitiva. Sullo sfondo resta anche la Ferrari, che ha evidenziato segnali di crescita sul piano della prestazione, senza però riuscire a tradurli con continuità in risultati, complice una serie di errori e occasioni mancate.
È proprio questo il dato da non sottovalutare in chiave futura. Il titolo di Antonelli chiude una stagione storica per lui, ma potrebbe rappresentare soltanto il primo capitolo di una rivalità destinata a segnare il prossimo ciclo della F1. Da una parte il ventenne bolognese, nuovo riferimento della Mercedes e campione in carica; dall’altra Max, quattro volte iridato e determinato a riprendersi il centro della scena.
Il 2027 potrebbe così trasformarsi nel confronto generazionale più atteso del Circus: quello tra il talento che ha appena conquistato il proprio primo Mondiale e il campione che, da anni, rappresenta il parametro di riferimento della categoria.
