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AtleticaLos Angeles 2028

Serena Di Fabio: “Sogno Los Angeles, ma sono preoccupata per il futuro della marcia. Senza fatica non si migliora”

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Serena Di Fabio
Serena Di Fabio / Grana/FIDAL

Serena Di Fabio si è resa protagonista di una fantastica stagione, laureandosi Campionessa del Mondo U20 sui 5.000 metri di marcia all’Hayward Field di Eugene, uno dei grandi templi dell’atletica internazionale. La teatina si è imposta negli USA con il crono di 20:57.57, a quindici secondi dal suo personale di 20:42.74 siglato lo scorso 4 luglio in quel di Caorle.

L’azzurra ha dettato legge anche nella classica di Podebrady, imponendosi nei 10 km tra le juniores in 43:28, e ha dimostrato in maniera nitida di essere uno dei grandi prospetti più interessanti dell’atletica tricolore. La quasi 19enne abruzzese (spegnerà le candeline il prossimo 23 novembre), in forza alle Fiamme Azzurre, si è raccontata ai microfoni di OA Sport.

L’oro ai Mondiali U20 era il traguardo che ti eri prefissata?
“Sì, il mio obiettivo era principalmente quello di prendere una medaglia, e l’oro in particolare, quando mi sono resa conto che era effettivamente possibile vedendo la startlist. Probabilmente un risultato diverso mi avrebbe lasciato un po’ di amaro in bocca, per quanto fossi consapevole di aver dato tutto negli allenamenti e in gara“. 

Quando inizierai a lavorare sulla mezza maratona di marcia?
“La preparazione sulla mezza maratona richiede molto tempo e tanti chilometri. Già quest’estate ho preferito, insieme al mio allenatore, non tralasciare gli allenamenti sulle lunghe distanze, ma ho fatto anche molti lunghi lenti, affiancati da allenamenti mirati “di velocità” in funzione dei Mondiali sulla 5 km. Abbiamo pensato agli obiettivi a lungo termine e continuiamo a farlo, adesso stiamo iniziando la vera preparazione per la 21,097 km“. 

Los Angeles 2028 arriva troppo presto oppure speri nella partecipazione?
“Penso che sperarci sia naturale e non costi nulla, ma sicuramente mi rendo conto che sarebbe un risultato di portata davvero grande per la mia età. Ci penso a volte come ad un sogno e altre come ad un possibile obiettivo, essendo consapevole dell’alto livello nella mia specialità in Italia e del numero limitato di atlete disponibili per Nazione, che a Los Angeles dovranno concentrarsi tutte sull’unica distanza rimasta“. 

Il tuo punto di forza e quello dove invece senti di poter ancora progredire.
“Il mio punto di forza è forse la capacità di mantenere la lucidità in gara e di impostare cambi di ritmo al momento giusto, almeno finora. Penso che dal punto di vista della struttura fisica ci sia ancora da lavorare e spero di imparare a non scompormi dal punto di vista tecnico e posturale quando sono affaticata, cosa che attualmente mi penalizza nel finale“. 

Come ti sei avvicinata alla marcia?
“Entrambe le mie sorelle praticavano atletica nella polisportiva Tethys Chieti, una in particolare marciava a buoni livelli (due titoli italiani cadetti). Quando ho provato anche io, già a cinque anni, mi sono subito appassionata e, dopo aver giustamente iniziato per gioco e provato un po’ tutte le discipline, ho scelto di correre e marciare. Mi piacevano tanto anche le corse campestri, ma ho ben presto capito che la marcia mi avrebbe portata ad un livello più alto e così mi ci sono dedicata definitivamente al secondo anno cadetta, guidata dal mio allenatore Nicola Piro che mi aveva avviata sin da piccola“. 

Cosa rappresenta per te la fatica dell’allenamento?
“Penso che faticare in allenamento sia l’unico modo per migliorare. Se non c’è la fatica manca anche quel senso di soddisfazione a fine allenamento, che per me rappresenta il maggiore stimolo ad allenarsi ogni giorno. La fatica è ciò che ti fa percepire che stai davvero lavorando per un obiettivo, ogni giorno sai che anche il tuo avversario sta faticando ma che magari avrà la meglio chi avrà la forza di spingersi sempre oltre i propri limiti“.

Come riesci a conciliare gli impegni sportivi con quelli scolastici?
“Per fortuna sono sempre riuscita a conciliare impegni scolastici, sport e vita sociale, pur con molto impegno e sacrificio. Il mio metodo è sempre stato quello di sfruttare ogni momento libero a scuola e di prestare molta attenzione in classe. A casa ho imparato a gestire al meglio il tempo evitando le distrazioni come i social nei momenti di studio e organizzando tutti i miei impegni per incastrarli nel modo migliore. Adesso con l’Università sono molto più tranquilla perché posso autogestirmi e focalizzarmi sugli allenamenti, che sono ormai diventati la mia priorità“.

C’è un modello a cui ti ispiri?
“Citarne solo uno sarebbe veramente riduttivo, l’Italia è piena di campioni a cui ispirarsi: Antonella (Palmisano, n.d.r), Francesco (Fortunato, n.d.r.) e Massimo (Stano, n.d.r.) sono i primi. Sono però d’esempio anche ragazzi più giovani, come Sofia Fiorini, che sta raggiungendo risultati via via migliori, stupendomi sempre di più con il suo talento e la sua umiltà. Al di fuori della marcia un’atleta che ammiro tanto, anche come persona, è Nadia Battocletti: seguo spesso le sue gare e riesce sempre a farmi emozionare“.

Quale sarà il tuo principale obiettivo per il 2027?
“Per il 2027 punto agli europei Under23, ma mi piacerebbe essere competitiva anche al livello assoluto sulla mezza e magari esordire in maglia azzurra tra le grandi in Coppa Europa. Penso sempre anche agli obiettivi a lungo termine, voglio preparare una buona ventuno per acquisire esperienza e consapevolezza per il futuro“.

Ti vedremo in gara in qualche gara indoor?
“Penso di sì, le gare veloci mi piacciono molto e le trovo stimolanti e divertenti, ma dovrò comunque decidere insieme al mio allenatore in base alle priorità che avremo in quel periodo“.

Sei preoccupata per il futuro della marcia e temi che possa venire esclusa dalle Olimpiadi?
“Sinceramente sì, ho sentito delle notizie abbastanza preoccupanti anche riguardo Brisbane. Spero che una volta decise, le distanze non siano più modificate perché questo sta solamente generando sempre più confusione. Mi rendo conto che la marcia non sia una disciplina molto televisiva, ma credo che penalizzare degli atleti che si allenano sempre con costanza e dedizione come tutti gli altri sia ingiusto. Molte persone come me si allenano da tanto tempo e desiderano di poter partecipare un giorno alle Olimpiadi: spero che questa possibilità non ci sarà negata all’improvviso e che potremo continuare a sognare“.

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