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Nicolò Bulega e lo sbarco in MotoGP dalla Superbike: i precedenti non sono incoraggianti

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Nicolò Bulega / Valerio Origo

Nicolò Bulega ha stravinto il Mondiale Superbike 2026. Tuttavia, nel 2027 non difenderà il titolo, poiché farà il cosiddetto “salto della fede”. Il ventisettenne emiliano si trasferirà in MotoGP, accettando la sfida suprema per tutti coloro che provengono dalle derivate di serie, dove magari si sono laureati Campioni del Mondo.

Riuscirà il dominatore dell’annata Superbike 2026 a incidere anche nel Motomondiale? I precedenti non sono incoraggianti. Soprattutto il (pen)ultimo in ordine cronologico si è risolto in una grossa delusione. Parliamo di Ben Spies, che nel 2009 vinse il titolo in Superbike e poi effettuò la transizione in MotoGP. Per la verità, il 2010, con una Yamaha Tech3, fece ben sperare, tanto che la Casa di Iwata lo scelse per sostituire Valentino Rossi, trasferitosi in Ducati.

Nel 2011, però, lo statunitense non resse il confronto con il compagno di squadra Jorge Lorenzo. Dopodiché tante cadute (anche traumatiche) lo condussero a un precoce ritiro. Una vittoria e sei podi complessivi fu il bilancio di Spies in MotoGP, con un quinto posto come miglior piazzamento nel Mondiale (con 176 punti, contro i 350 del Campione del Mondo 2011 Casey Stoner).

Vanno ricordati anche i casi di Colin Edwards e Troy Bayliss, protagonisti assoluti in Superbike a inizio XXI secolo e trasferitisi contemporaneamente in MotoGP nel 2003. L’americano, vincitore dei titoli SBK nel 2000 e 2002, ha avuto una lunga carriera nel Motomondiale, avendovi corso sino al 2014, ma è passato alla storia come il centauro che ha disputato più gare (196) senza averne mai vinta una! Ben dodici i podi conseguiti da Texas Tornado, ma tutti salendo sul secondo o sul terzo gradino. È stato un comprimario di lusso, ma raramente protagonista assoluto.

Viceversa, Bayliss, una gara l’ha vinta, seppur in maniera sorprendente ed estemporanea. La sua esperienza in MotoGP è stata molto più breve, anche perché non si è mai ambientato nel Motomondiale. Quattro podi nei due anni in Ducati, un’anonima stagione in Honda e poi il ritorno in Superbike (dove ha tuttavia conquistato i Mondiali 2006 e 2008, dopo essersi laureato Campione nel 2001). Proprio in quel 2006 corse una tantum il Gran Premio di Valencia di MotoGP, ottenendo una prorompente affermazione, poco ricordata perché quella gara fu caratterizzata dal clamoroso rovescio di Valentino Rossi nella sfida iridata con Nicky Hayden.

Altri casi? Negli anni’90 fecero fiasco sia Scott Russell che, soprattutto, Troy Corser, i quali salutarono rapidamente la 500cc per rientrare fra le derivate di serie. Ci sono stati anche i precedenti di Neil Hodgson e James Toseland, ma con tutto il rispetto per i due britannici, nessuno riteneva potessero essere realmente competitivi in MotoGP. Difatti non lo furono.

Nel frattempo ci sta provando anche Toprak Razgatlioglu. Il 2026 è traumatico, ma è anche vero che il turco sta correndo con la moto peggiore del lotto. Cionondimeno, l’anatolico non spicca rispetto ai compagni di marca. Merita, in ogni caso, una prova d’appello nel 2027, quando si ripartirà da zero a causa della rivoluzione regolamentare varrà per tutti, dinamica che potrebbe rappresentare un bel vantaggio. Soprattutto per chi, invece, parte proprio da zero. Come Nicolò Bulega.

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