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Tennis

Errani/Paolini volano ai quarti a Pechino: bella vittoria su Boulter/Starodubtseva

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Sara Errani, Jasmine Paolini
Sara Errani, Jasmine Paolini / LaPresse

Sara Errani e Jasmine Paolini portano a casa il loro match di secondo turno al WTA 1000 di Pechino senza particolari problemi. Per il duo azzurro 7-5 6-1 nei confronti della coppia composta dalla britannica Katie Boulter e dell’ucraina Yuliia Starodubtseva. Nei quarti di finale ci sarà ora la supersfida alle numero 2 del seeding, la canadese Gabriela Dabrowski e la brasiliana Luisa Stefani.

Nei primi game la situazione è sostanzialmente immobile, benché ci siano un paio di volte in cui si arriva a 30. I veri fuochi d’artificio giungono dal sesto game in poi, perché sono ben quattro i break consecutivi, con tutte le giocatrici che perdono il servizio (e la coppia azzurra che manca la chance di terminare subito per 6-3). Non c’è mai nessun reale rischio, però, per Errani/Paolini, che il loro 7-5 se lo portano a casa con il break a zero e dopo aver capito come togliere riferimenti alle loro avversarie.

Ed è così che il secondo set si trasforma in un’autentica cavalcata. Vero, dall’1-0 ci sono tre break in fila, ma è altrettanto vero che dal 3-1 in avanti i dubbi su chi uscirà vincitore dal campo che fu centrale alle Olimpiadi di Pechino 2008 (quello attuale è stato costruito in un secondo momento) si diradano in maniera chiara. Qualche errore qui e là capita, con regolare disappunto di Paolini che però è sempre subito sostituito dal sorriso, ed alla fine c’è anche il 6-1.

Nell’ora e 17 minuti di gioco i numeri ufficiali dicono che per il duo italiano la parte fondamentale è legata all’aver servito un clamoroso 87% di prime in campo, riuscendo contemporaneamente a vincere 6 punti su 7 con la seconda. E adesso la corsa si può tentare di iniziare a fare sulle WTA Finals: molto passa da Dabrowski/Stefani, ma c’è ancora la possibilità di mettere in piedi una grande rimonta in classifica pur dopo un lunghissimo periodo in cui, per ritrovarsi fisicamente e non doversi sforzare in eccesso, Paolini ha dovuto rinunciare al doppio.

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