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Tennis

Djokovic crolla a Basilea: Struff firma l’impresa e vola ai quarti. Il serbo si allontana dalle ATP Finals

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Novak Djokovic
Novak Djokovic / IPA Sport

Ci sono partite che si vincono con il talento, altre che si portano a casa con il mestiere. E poi ci sono quelle in cui bisogna avere il coraggio di non guardare dall’altra parte della rete. Jan-Lennard Struff, contro Novak Djokovic, ha fatto proprio questo: ha giocato, ha sofferto e alla fine ha avuto il fegato di prendersi tutto. Dopo due ore e 35 minuti di tennis ad alta tensione, il tedesco ha piegato il serbo agli ottavi dell’ATP 500 di Basilea, imponendosi in rimonta con il punteggio di 6-7(4), 7-5, 7-6(5).

Per Struff, 36 anni, è la prima vittoria in carriera contro l’ex numero uno del mondo, dopo otto sconfitte consecutive. Non proprio il genere di precedente che invita all’ottimismo. Ma il tennis, quando decide di divertirsi, non consulta le statistiche.

Il primo set è una faccenda per specialisti del servizio. Si tiene la battuta, si cerca il varco, si aspetta che qualcuno conceda qualcosa. Sul 3-3, Djokovic deve fronteggiare due palle break consecutive: le cancella affidandosi al colpo che, da queste parti, ha salvato più di una carriera. Si arriva così al tie-break, terreno nel quale il serbo conosce quasi ogni scorciatoia. Nole si impone per 7-4 e sembra aver messo la partita sul binario più familiare, quello che porta dalla parte del favorito.

Struff, però, non ha intenzione di fare da comparsa. La sua battuta è un argomento difficile da confutare, soprattutto quando comincia a viaggiare alle velocità giuste. Gli ace, alla fine, saranno 27. Ma non è soltanto una questione di potenza: il tedesco regge lo scambio, non si lascia intimidire dal nome che ha davanti e soprattutto non smette di credere che la serata possa prendere una piega diversa.

Nel secondo set Djokovic prova a riprendere il controllo, ma Struff tiene la porta chiusa. Il serbo costruisce occasioni, il tedesco le disinnesca: quattro palle break annullate, quattro inviti a rimandare la festa. Si procede sul filo, con la sensazione che un solo game possa cambiare il racconto della partita.

Quel game arriva sul 6-5 per Struff. Nole va al servizio per restare nel set, ma incappa in un passaggio a vuoto tanto raro quanto pesante: tre doppi falli nello stesso gioco. Una concessione enorme, soprattutto per uno che ha costruito una parte consistente della propria leggenda sulla capacità di uscire indenne dai momenti peggiori. Struff ringrazia, si prende il break e chiude 7-5. La partita ricomincia da capo, ma adesso è il tedesco a sentire che l’impresa non è più soltanto un pensiero audace.

Il parziale decisivo è una lunga prova di resistenza. Djokovic cerca la crepa, ma non riesce ad allargarla. Ha un’occasione in apertura e un’altra sul 4-4: Struff le supera entrambe, sostenuto da una prima di servizio che continua a togliere il tempo e le certezze al serbo.

Si arriva inevitabilmente al tie-break, ultimo tribunale di una partita senza padrone. Qui Djokovic concede qualcosa di troppo nella manovra, mentre Struff resta aggrappato al proprio piano senza farsi distrarre dal peso dell’occasione. Il tedesco arriva al match point e non lo spreca: 7-5. Poi l’esultanza, incredula e liberatoria, di chi per otto volte aveva visto prevalere l’altro e stavolta ha deciso di cambiare il finale.

La sconfitta pesa anche oltre il risultato di Basilea. Djokovic vede complicarsi la rincorsa agli ultimi posti utili per le ATP Finals di Torino, obiettivo che rende ogni partita di questa fase della stagione più importante di quanto dica il semplice tabellone. Per un campione abituato a misurare il tempo in titoli e record, anche una serata storta può diventare un problema di classifica.

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