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Calcio

Caos FIGC, si valuta il commissariamento: il nodo Malagò e la partita nel CONI

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Giovanni Malagò
Giovanni Malagò / LaPresse

La crisi istituzionale che coinvolge la FIGC si intreccia con le dimissioni di Diana Bianchedi e riporta al centro del confronto il possibile commissariamento della Federcalcio. L’ex campionessa olimpica di scherma ha lasciato ieri l’incarico di capodelegazione della Nazionale meno di due mesi dopo la nomina, spiegando di aver preso la decisione in seguito alle dichiarazioni del ministro per lo Sport Andrea Abodi. Sullo sfondo c’è lo scontro tra il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e Giovanni Malagò, presidente della FIGC, sulle vicende legate alla governance federale.

Il punto di partenza è il caso Bianchedi. La dirigente ricopriva contemporaneamente la carica di vicepresidente vicaria del CONI e quella di capodelegazione della Nazionale, un doppio incarico che aveva già sollevato interrogativi sulla sua compatibilità. La questione è diventata particolarmente delicata dopo che Abodi ha criticato la posizione assunta da Bianchedi all’interno della Giunta del CONI, in dissenso rispetto al presidente Buonfiglio sul tema del commissariamento della Federazione italiana pesistica.

Le dichiarazioni del ministro hanno provocato la reazione di Bianchedi, che ha scelto di lasciare la Nazionale. E Malagò ha difeso apertamente la sua decisione, definendola una scelta che “non posso che condividere”. Il presidente della FIGC ha poi attaccato l’intervento di Abodi, giudicandolo “non convenzionale, sgrammaticato, fuori luogo” e aggiungendo: “Credo che sia impossibile darle torto“.

Secondo il n.1 della FIGC, il problema non riguarda soltanto il caso specifico della capodelegazione azzurra, ma il rapporto tra politica e autonomia dello sport. “Diana è stata particolarmente turbata dal fatto che il ministro per lo Sport entri nel merito di quelli che sono i comportamenti all’interno della giunta”, ha spiegato. E ha parlato di un “palese intervento che secondo me è in assoluto sbagliato, in nome di quelle che sono le dinamiche dell’autonomia dello sport“.

È proprio qui che si innesta il dossier FIGC. Il possibile commissariamento non nasce infatti dalle dimissioni di Bianchedi, ma da una questione precedente e distinta: il mancato tesseramento di Malagò, eletto presidente della Federcalcio, e dai dubbi sulla compatibilità del suo incarico con le norme dell’ordinamento sportivo. La questione deve essere valutata dagli organi del CONI sulla base dei pareri giuridici acquisiti.

Buonfiglio ha annunciato che la Giunta nazionale del CONI si riunirà il 6 ottobre alle 13 e che, successivamente, si terrà il Consiglio nazionale. L’obiettivo è affrontare proprio il tema dell’eventuale commissariamento della FIGC. “Ci siamo attrezzati bene per non lasciare spazio a interpretazioni”, ha spiegato il presidente del CONI, annunciando inoltre che “manderemo i quattro pareri dei nostri giuristi ai presidenti delle federazioni“.

Il passaggio decisivo, dunque, sarà quello degli organi del CONI, chiamati a esaminare la situazione alla luce dei pareri giuridici e delle norme applicabili. Il commissariamento è quindi, allo stato, un’ipotesi oggetto di valutazione e non un provvedimento già adottato.

Malagò, dal canto suo, non sembra mettere in discussione la propria posizione. Interrogato sul suo futuro alla guida della FIGC, ha risposto: “Io sono molto tranquillo. Sbaglierò, non lo so: ma non credo“. E ha richiamato il percorso elettivo che lo ha portato alla presidenza: “Lo faccio perché sono stato eletto e ho avuto il consenso di voti“.

Il quadro che emerge è quello di un conflitto istituzionale che attraversa più livelli dello sport italiano: da una parte la FIGC e la posizione di Malagò, dall’altra il CONI e il suo presidente Buonfiglio, con il ministro Abodi intervenuto nel confronto. Le dimissioni di Bianchedi hanno reso visibile la tensione, ma il nodo centrale resta quello della legittimità e della compatibilità della governance federale.

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