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Calcio

Calcio femminile, l’Italia sfida la Bielorussia nel confronto da dentro o fuori dei playoff di qualificazione ai Mondiali

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Cristiana Girelli, Andrea Soncin
Soncin / LaPresse

Non c’è margine, non c’è rete di protezione. Da questa sera l’Italia di Andrea Soncin cammina sul filo: chi cade, resta fuori dal Mondiale. Alle 18.15 di venerdì 9 ottobre, allo stadio David Petriashvili di Tbilisi, le azzurre aprono il doppio spareggio che vale un posto in Brasile, nel 2027. Dall’altra parte c’è la Bielorussia, avversaria mai incontrata prima: nessun precedente, nessuna statistica a cui aggrapparsi, nessuna memoria da consultare. Soltanto novanta minuti da giocare.

Si dice sempre che l’ignoto faccia paura, ma in certe sere fa soprattutto attenzione. Perché contro una squadra mai affrontata non si può studiare il copione della storia: bisogna scriverlo, riga dopo riga, dal primo fischio. E non si può nemmeno dare per scontato di essere le più forti, perché nei playoff il pronostico vale quanto un ombrello in mezzo a un temporale.

La Georgia è terra neutra, lontana da Minsk e lontanissima dall’Italia, e proprio per questo avara di certezze. Qui nessuno gioca in casa, nessuno ha il pubblico dalla propria parte, nessuno può appoggiarsi al rumore amico delle tribune. Contano le gambe, contano i nervi. Conta quella scintilla invisibile che separa chi aspetta l’errore dell’altro da chi decide di non commetterne.

L’Italia arriva a questo appuntamento con un rimpianto e una consapevolezza. Il rimpianto è il secondo posto nel Gruppo 1 della Lega A, alle spalle della Danimarca: un gradino mancato che ha trasformato la strada maestra in un sentiero stretto. La consapevolezza è che, se il sentiero è stretto, bisogna percorrerlo senza voltarsi. Il ritorno è fissato per martedì 13 ottobre a Firenze, ma sarebbe un errore imperdonabile pensarci già adesso. Firenze sarà un’altra storia, con altro pubblico e altra pressione. La partita di Firenze si costruisce a Tbilisi.

Soncin lo sa, e lo sanno le sue ragazze: l’andata non è un antipasto, è metà del pranzo. Chi la affronta pensando al ritorno rischia di arrivarci con il conto da pagare e le tasche vuote. Chi la gioca come se fosse l’ultima, invece, può permettersi di sognare con calma, davanti ai propri tifosi, il martedì successivo.

Perché i playoff sono questo: due partite, una sola idea. Nessuno chiede alle azzurre di incantare, a loro si chiede di non tremare. Il Mondiale, in fondo, comincia da qui.

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