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Ballan: “Azzurra? Gioia più grande del mio Mondiale. Ciccone può riprovarci al Lombardia, Seixas ora è davanti a Finn”

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Ciccone

Diciotto anni dopo il trionfo iridato di suo papà Alessandro a Varese 2008, Azzurra Ballan ha riportato la famiglia sul gradino più alto di un podio continentale, conquistando la medaglia d’oro nella prova in linea Juniores agli Europei di Lubiana. Una giornata speciale per l’ex campione del mondo, vissuta questa volta non da protagonista sulla bicicletta, ma da papà. OA Sport lo ha raggiunto al termine della prova in linea maschile elite, che ha regalato un finale al cardiopalma: Remco Evenepoel ha conquistato il titolo europeo precedendo al fotofinish Giulio Ciccone, mentre Christian Scaroni ha completato il podio con la medaglia di bronzo. Con Ballan abbiamo analizzato la prova degli azzurri, il momento del ciclismo italiano e le prospettive di alcuni dei suoi talenti più interessanti, da Giulio Pellizzari a Lorenzo Finn e Davide Piganzoli, senza naturalmente dimenticare l’emozione più grande della giornata: l’oro europeo della figlia Azzurra.

Giulio Ciccone beffato al fotofinish: per come ha corso non ha nulla da rimproverarsi. A volte è solo questione di destino o pensi che potesse fare qualcosa di diverso?
“Giulio ha corso in maniera impeccabile. Forse l’unico piccolo errore è arrivato negli ultimi cinque metri, dove gli è mancato quel colpo di reni che invece Remco è riuscito a fare. Sarebbe bastato davvero pochissimo e quel centimetro avrebbe potuto essere dalla sua parte. È un peccato, perché anche nell’ultima curva Ciccone ha corso da manuale. Perdere una corsa in questo modo, dopo aver fatto praticamente tutto alla perfezione, dispiace ancora di più”. 

2° a Liegi ed Europei, 3° al Lombardia. Ciccone è stato sfortunato a ritrovarsi in questa era di fenomeni. A dicembre compirà 32 anni: pensi che abbia ancora la possibilità di vincere una Monumento o una corsa con la maglia azzurra?
“Lo spero, perché Ciccone se lo merita per tutto quello che ha fatto nel corso della sua carriera, che per molti anni è stata molto focalizzata sulle corse a tappe. Negli ultimi tempi, però, ha dimostrato di riuscire a esprimersi al meglio anche nelle grandi corse di un giorno, soprattutto quando si superano i 200 chilometri. Ha le caratteristiche per essere competitivo in questo tipo di gare e spero davvero che possa riuscire a coronare il suo sogno”. 

Il bronzo di Christian Scaroni: la dimostrazione di come alcuni corridori abbiano bisogno di crescere per gradi. Cosa ti aspetti da lui dopo questo risultato?
“Scaroni sta diventando una garanzia anche per la Maglia Azzurra e credo che la strada intrapresa sia quella giusta. Christian è un ottimo corridore e penso abbia ancora margini di miglioramento. All’Astana ci sono diversi uomini con caratteristiche simili alle sue e quindi non è sempre semplice riuscire a ritagliarsi il proprio spazio, ma un podio come questo può sicuramente dargli maggiore consapevolezza e anche più coraggio per provare a giocarsi le proprie possibilità nelle corse importanti”. 

Giro d’Italia, Mondiali ed Europei: Giulio Pellizzari ha raccolto poco proprio negli eventi principali della stagione. Solo un caso?
“Giulio è un corridore sul quale il ciclismo italiano ripone molte aspettative, soprattutto pensando alle corse a tappe. Credo però che debba ancora migliorare nella capacità di tenere le posizioni in corsa: è un aspetto sul quale, secondo me, deve lavorare molto. È comunque ancora giovane e credo che tutte le esperienze vissute quest’anno, anche quelle in cui non è riuscito a ottenere i risultati sperati, possano rappresentare un bagaglio molto importante per il suo futuro”.

In generale come esce l’Italia di Amadio da Europei e Mondiali?
“Secondo me il bilancio non è negativo, anzi: ho visto una bella Italia. C’è sicuramente rammarico per la corsa di Ciccone e Scaroni all’Europeo, mentre al Mondiale abbiamo corso molto bene e probabilmente siamo stati tra le Nazionali migliori dopo gli Stati Uniti. È chiaro che da Ciccone ci si aspettasse qualcosa in più nella rassegna iridata, soprattutto vedendo come aveva interpretato la gara e come si era mosso nel finale, ma alla fine si è dovuto accontentare di un piazzamento nella top10. Nel complesso, però, credo sia stata una delle migliori Nazionali italiane degli ultimi anni, sia dal punto di vista tattico sia per la presenza e la visibilità avute in corsa”.

Come valuti la programmazione di Finn?
“Su Lorenzo non avevo grandissime aspettative per il Campionato del Mondo, perché immaginavo potesse pagare soprattutto la distanza, oltre naturalmente al fatto di trovarsi per la prima volta a competere a quel livello contro corridori straordinari. Per questo considero il Mondiale soprattutto una grande esperienza, che gli sarà molto utile per il futuro. Lui stesso ha dichiarato di aver disputato la gara più dura della sua carriera. C’è ancora tanto lavoro da fare: basta guardare quello che sta facendo Seixas, che in questo momento è più avanti rispetto a Lorenzo. Finn deve riuscire a compiere un ulteriore salto di qualità, ma ha tempo per farlo”.

Evenepoel ha steccato il Mondiale e ha vinto l’Europeo di un soffio…
“Al Mondiale penso abbia semplicemente avuto una giornata negativa, perché non era il Remco che siamo abituati a vedere. All’Europeo, invece, mi è sembrato stare molto bene. Mi aspettavo che provasse a staccare Ciccone nel finale, ma evidentemente anche Giulio era in una condizione eccezionale ed è riuscito a rimanere con lui fino alla volata”.

Ciò nonostante, Evenepoel lo vedi favorito al Giro di Lombardia?
“Remco è sicuramente il grande favorito, ma vedo molto bene anche Ciccone. È una corsa che conosce, adatta alle sue caratteristiche e soprattutto arriva al Lombardia in un’ottima condizione. Seixas e Del Toro? Non saranno certamente da sottovalutare. Credo sarà una corsa bellissima da vedere e anche piuttosto imprevedibile”.

Davide Piganzoli sembrava il meno considerato un paio di anni fa rispetto a Pellizzari e Tiberi, invece sembra quello che sta compiendo i progressi maggiori: quali prospettive intravedi per lui?
“Piganzoli ha disputato un ottimo Giro dell’Emilia e mi sarebbe piaciuto vederlo anche all’Europeo, perché credo che il percorso fosse particolarmente adatto alle sue caratteristiche. Avrebbe potuto rappresentare una pedina importante per provare a mettere in difficoltà Evenepoel nel finale. Sta crescendo molto bene e potrebbe diventare una delle sorprese più interessanti del ciclismo italiano, sia nelle corse di un giorno sia, in prospettiva, nei Grandi Giri”.

Non possiamo non parlare chiaramente di tua figlia Azzurra: che emozione è stata da papà?
“Stavo per avere un infarto! (Ride, ndr). È stata un’emozione indescrivibile, talmente forte che quasi mi sono spaventato. Sono felicissimo e posso dire che, da papà, è stata una gioia ancora più grande rispetto alla mia vittoria al Mondiale. A Varese, sul momento, non avevo realizzato completamente quello che avevo fatto: me lo sono goduto dopo e continuo a godermelo ancora oggi. Ma quello che ho provato vedendo Azzurra tagliare il traguardo è stato qualcosa di ancora più forte rispetto a Varese 2008”.

Quanto sarà importante la tua figura nel farle capire che è solo all’inizio di un percorso, nonostante l’oro continentale?
“Dal prossimo anno si ricomincerà da capo, come succede sempre nel ciclismo. Allo stesso tempo, però, questa medaglia può darle una consapevolezza importante: passerà tra le Under23 con più fiducia e con maggiore coraggio nel provare a concretizzare determinate azioni, soprattutto nei finali di gara. Quello che cerco di farle capire è proprio questo: ogni stagione si riparte da zero e bisogna continuare a lavorare, crescere e dimostrare il proprio valore. Sarà così almeno fino al passaggio al professionismo. Questo Europeo è un risultato bellissimo, ma deve essere considerato soprattutto un punto di partenza”.

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