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CiclismoStrada

8 ori in 10 anni: Italia padrona mondiale dell’inseguimento grazie a Ganna e Milan

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Jonathan Milan
Jonathan Milan / Lapresse

L’Italia ha dominato l’inseguimento individuale nell’ultimo decennio, risultando la Nazione di riferimento a livello mondiale in una delle specialità più prestigiose e simboliche del ciclismo su pista, anche se purtroppo non gode più della ribalta olimpica. Negli ultimi dieci anni, durante i quali si è sempre disputata la rassegna iridata (anche nelle stagioni che prevedevano le Olimpiadi), l’Inno di Mameli è suonato in ben otto occasioni, a dimostrazione di uno strapotere totale.

Sei perle portano la firma di Filippo Ganna: 2016 (finale contro il tedesco Domenic Weinstein), 2018 (contro il portoghese Ivo Oliveira), 2019 (sempre contro Weinstein), 2020 (contro lo statunitense Ashton Lambie), 2022 (derby con Milan nell’atto conclusivo), 2023 (contro il britannico Daniel Bigham).

Due sigilli sono stati siglati da Jonathan Milan: 2024 (contro il britannico Josh Charlton) e 2026 (contro il danese Frederik Madsen), in entrambe le occasioni siglando il record del mondo (oggi 3:58.850 in qualifica, primo uomo sotto il muro di 3’59”). Soltanto in tre occasioni gli azzurri non hanno conquistato la medaglia d’oro: Ganna perse la finale nel 2017 contro l’australiano Jordan Kerby, Milan si inchinò a Lambie nel 2021, nel 2023 non ci furono nostri portacolori sul podio (trionfò il britannico Josh Charlton).

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