Pallavolo
Volley, l’estate senza Michieletto dell’Italia. E il fattore casalingo storicamente non ha aiutato…
Giocare in casa, da campioni del mondo, con un Europeo che comincerà nella spettacolare cornice di Piazza del Plebiscito a Napoli e potrà accompagnare l’Italia fino alle giornate decisive. Sulla carta sembrerebbe lo scenario ideale per la Nazionale di Ferdinando De Giorgi. La storia, però, racconta qualcosa di molto diverso: l’Italia è riuscita a vincere l’Europeo in casa una sola volta, nel 2005. A questo si aggiunge un secondo grande interrogativo: quello legato ad Alessandro Michieletto, reduce da un’estate senza partite ufficiali e inevitabilmente uno degli uomini dai quali dipenderanno le possibilità azzurre di arrivare fino in fondo.
Michieletto ha saltato la Nations League per completare il recupero dal problema alla schiena accusato nella seconda parte della stagione di club. L’Italia, anche senza di lui, ha chiuso la fase preliminare della VNL al quarto posto con otto vittorie e 26 punti, ma nei quarti di finale è stata nettamente battuta 3-0 dagli Stati Uniti. Ridurre quella sconfitta alla sua assenza sarebbe sbagliato, ma pensare che l’Italia senza Michieletto sia la stessa squadra sarebbe altrettanto fuorviante. Lo schiacciatore trentino è diventato infatti uno dei cardini assoluti del sistema costruito da De Giorgi. Non è soltanto un terminale offensivo. Porta centimetri a muro, pressione al servizio, qualità sulla palla alta, capacità di attaccare anche da situazioni lontane da rete e una presenza fisica che condiziona inevitabilmente anche le scelte del muro avversario. Quando la ricezione non permette a Simone Giannelli di sviluppare tutto il proprio gioco, Michieletto rappresenta spesso la soluzione capace di trasformare una situazione complicata in un punto.
Il Mondiale 2025 ne ha certificato definitivamente la dimensione internazionale, con il riconoscimento di MVP della manifestazione. Lavia garantisce equilibrio, Bottolo ha ormai acquisito esperienza ad altissimo livello, Luca Porro continua il proprio percorso di crescita, ma nessuno possiede esattamente il pacchetto tecnico, atletico e tattico di Michieletto. Per questo il tema dell’Europeo non sarà soltanto la sua presenza, ma soprattutto la condizione nella quale riuscirà a presentarsi dopo mesi senza competizioni ufficiali. Da questo punto di vista la VNL ha avuto almeno un effetto positivo: ha costretto l’Italia a imparare a giocare senza il suo schiacciatore più determinante. De Giorgi ha potuto distribuire responsabilità e minuti, verificare alternative e costruire soluzioni che potrebbero tornare utilissime in un torneo lungo. Ma quando il livello salirà e arriveranno le partite da dentro o fuori, recuperare un Michieletto vicino al proprio standard abituale significherebbe aumentare sensibilmente il potenziale degli azzurri.
Poi c’è il fattore campo. Ed è qui che la storia diventa sorprendente. L’Italia ha ospitato o co-organizzato l’Europeo maschile in diverse occasioni, ma è riuscita a conquistare il titolo davanti al proprio pubblico soltanto nel 2005. Quell’edizione resta quindi un’eccezione preziosa all’interno di una tradizione casalinga fatta di tanti piazzamenti importanti ma di pochissime vittorie.
Nel 2005 l’Italia allenata da Gian Paolo Montali riuscì finalmente a sfruttare fino in fondo il fattore campo, arrivando alla finale di Roma e superando la Russia 3-2. Fu il sesto titolo europeo della storia azzurra e, ancora oggi, resta l’unico Europeo maschile conquistato dall’Italia giocando la fase decisiva sul proprio territorio. Un precedente che assume ancora maggiore valore osservando ciò che era accaduto prima e ciò che sarebbe successo dopo.
Nel primo Europeo della storia, disputato nel 1948 a Roma, gli azzurri chiusero al terzo posto dietro Cecoslovacchia e Francia. Nel 1971, quando la rassegna tornò in Italia, il risultato fu decisamente più modesto, con l’ottavo posto finale. Bisognò aspettare proprio il 2005 per vedere gli azzurri trasformare davvero il sostegno del pubblico in un titolo. Nemmeno le edizioni più recenti hanno cambiato sostanzialmente la tendenza. Nel 2015, Europeo organizzato insieme alla Bulgaria, l’Italia conquistò il bronzo. Nel 2023, invece, sembrava davvero arrivato il momento del secondo trionfo casalingo. La Nazionale di De Giorgi, allora campione del mondo in carica, arrivò alla finale di Roma dopo un percorso entusiasmante e una semifinale dominata contro la Francia. Nell’ultimo atto, però, la Polonia impose la propria superiorità vincendo 3-0 e lasciando agli azzurri l’argento.
Il bilancio degli Europei disputati almeno in parte in casa è dunque eloquente: un solo oro, quello del 2005, insieme a un argento, due bronzi e piazzamenti meno prestigiosi. Essere sostenuti dal proprio pubblico non ha quasi mai rappresentato per l’Italia quella garanzia di successo che si potrebbe immaginare.
E il dato diventa ancora più interessante allargando lo sguardo ai Campionati Mondiali giocati in Italia. Anche qui manca completamente l’oro. Nel 1978 arrivò lo storico argento della squadra passata alla storia come il “Gabbiano d’Argento”, battuta dall’Unione Sovietica nella finale di Roma. Fu il primo grande risultato internazionale della pallavolo italiana, ma ancora una volta il torneo casalingo non si trasformò in un successo.
Nel 2010 gli azzurri arrivarono fino alle semifinali, prima di chiudere al quarto posto. Nel 2018, nel Mondiale organizzato insieme alla Bulgaria, l’Italia partì fortissimo, vinse tutte le partite della prima fase e trascinò un pubblico sempre più entusiasta. La corsa si arrestò però nella Final Six di Torino e la squadra chiuse al quinto posto. Tre Mondiali disputati almeno in parte in Italia, nessuna vittoria. Europei casalinghi, un solo successo nel 2005. È un rapporto curioso per una Nazionale che, soprattutto dagli anni Novanta in avanti, ha costruito una delle storie più vincenti della pallavolo mondiale.
Anzi, molti dei trionfi più importanti sono arrivati lontano da casa. Gli Europei del 1989, 1993, 1995, 1999, 2003 e 2021 sono stati conquistati all’estero. Anche i grandi successi mondiali della Generazione dei Fenomeni e il titolo iridato del 2025 sono arrivati lontano dal pubblico italiano. L’Italia ha spesso dimostrato una straordinaria capacità di rendere quando l’ambiente era ostile, mentre davanti ai propri tifosi il sostegno si è talvolta trasformato anche in pressione.
Questo non significa naturalmente che giocare in casa rappresenti uno svantaggio. Napoli e Modena offriranno agli azzurri un sostegno straordinario, e partire davanti al proprio pubblico può aiutare una squadra chiamata a ritrovare ritmo e certezze. Ma l’esperienza insegna che il fattore campo, da solo, non basta. Anzi, per una Nazionale campione del mondo aumenta inevitabilmente aspettative e responsabilità.
De Giorgi dovrà dunque riuscire in una doppia operazione: trasformare l’entusiasmo del pubblico in energia senza permettere che diventi pressione e recuperare progressivamente Michieletto senza pretendere immediatamente da lui il rendimento del Mondiale 2025. Sono probabilmente i due grandi fili conduttori della vigilia azzurra. L’Italia possiede comunque un gruppo abbastanza forte da poter puntare al titolo. Giannelli resta il riferimento assoluto in regia, Balaso garantisce equilibrio in seconda linea, Lavia e Bottolo hanno ormai esperienza internazionale, Romanò e Rychlicki offrono qualità in posto 2 e al centro non mancano centimetri e soluzioni. Ma il ritorno di Michieletto può modificare profondamente il livello massimo raggiungibile dalla squadra.
Per questo l’Europeo dell’Italia comincerà con due sfide parallele. Una sarà sul campo, contro le migliori Nazionali del continente. L’altra sarà contro la propria storia. Gli azzurri hanno trascorso l’estate senza Michieletto e hanno vinto un solo Europeo in casa, quello del 2005. Per tornare campioni d’Europa dovranno ritrovare il loro giocatore più determinante e, contemporaneamente, riuscire dove quasi tutte le precedenti Nazionali italiane hanno fallito: trasformare davvero il fattore casalingo in un vantaggio decisivo.
