Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

TennisUS Open

US Open, ritiro dopo 17 minuti e maxi multa: il caso Giovannini scuote New York

Pubblicato

il

Campo di gioco Us Open
US Open 2026 / LaPresse

Diciassette minuti in campo, cinque game disputati e un assegno da 32mila dollari che, dopo la decisione della USTA, si è ridotto drasticamente. Il caso di Luisina Giovannini apre una riflessione che va oltre il semplice episodio sportivo e investe uno dei temi più delicati del tennis professionistico: il rapporto tra prize-money, condizioni fisiche e obbligo di garantire il massimo impegno in campo.

La 19enne argentina è scesa in campo il 24 agosto contro l’azzurra Lucia Bronzetti, testa di serie numero 7 delle qualificazioni dello US Open. Il match, valido per il primo turno della qualifica, è durato appena 17 minuti. Bronzetti si è portata rapidamente sul 5-0, conquistando 21 dei 29 punti disputati, prima che Giovannini comunicasse all’arbitro di non poter proseguire a causa di un problema fisico.

Il ritiro, però, non ha chiuso la vicenda. Anzi, l’ha fatta appena cominciare. La USTA ha ritenuto che la giocatrice fosse già consapevole delle proprie precarie condizioni fisiche prima dell’ingresso in campo e ha applicato la norma sul “Best Effort”, prevista per sanzionare prestazioni ritenute inferiori agli standard professionali richiesti in uno Slam. La multa è stata fissata in 20mila dollari, pari al 62,5% dei 32mila dollari garantiti a chi perde al primo turno delle qualificazioni.

Il dato economico è quello che rende il caso particolarmente significativo. Giovannini avrebbe dovuto incassare 32mila dollari per la sua partecipazione alla qualifica; la sanzione ne cancella 20mila, lasciandole sulla carta appena 12mila dollari, prima di eventuali altre trattenute. Una penalizzazione enorme per una giocatrice di 19 anni e, soprattutto, una sanzione che equivale a oltre il 60% del premio conquistato semplicemente entrando nel tabellone delle qualificazioni.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso. Il 2026 ha portato lo US Open a un montepremi complessivo record di 108 milioni di dollari, il 20% in più rispetto all’anno precedente. L’aumento ha coinvolto anche le qualificazioni: il compenso per il primo turno è salito a 32mila dollari. Una crescita pensata per sostenere maggiormente i giocatori e le giocatrici nelle posizioni più basse del ranking, ma che produce inevitabilmente anche un effetto collaterale: ogni ingresso in tabellone assume un peso economico sempre maggiore.

È il punto più controverso della vicenda Giovannini. Dove finisce il diritto di un’atleta infortunata a tentare comunque di scendere in campo e dove comincia l’obbligo di non partecipare quando le condizioni fisiche rendono altamente improbabile una prestazione competitiva? La USTA, in questo caso, ha ritenuto che il limite fosse stato superato.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
Pubblicità