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FocusTiro a segno

Roberto Di Donna: “L’oro di Atlanta 1996 lo vinsi prima dell’ultimo tiro. Ai ragazzi cerco di dare il consiglio giusto”

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Di Donna e Monna
Di Donna e Monna / UITS Ferdinando Mezzelani

Roberto Di Donna, commissario tecnico della Nazionale di pistola, è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus. La medaglia d’oro di Atlanta 1996 ha analizzato diversi argomenti importanti, partendo dalla sua carriera, fino al presente.

Tra agonismo e ruolo da allenatore quali sono le differenze?Quando ho iniziato il mio percorso da allenatore, poi da CT, ho sempre detto che è infinitamente più semplice del lavoro di atleta. La tensione e lo stress sono differenti. Aver disputato 3 Olimpiadi, però, mi permette di approcciarmi nel migliore dei modi ai ragazzi. Non trasmetto la tensione e penso di dare il consiglio giusto”.

Nella pistola, conta più il talento o il lavoro? “Ovviamente Madre Natura deve metterci lo zampino, ma il talento senza lavoro non può fare tutto. Senza la giusta motivazione o la voglia di fare fatica, non puoi emergere”.

Torniamo con la memoria ad Atlanta 1996. Un finale che è ancora nella mente di tutti:Penso di avere vinto prima degli ultimi tiri. Ho cercato di tenere il ritmo alto per non perdere la giusta concentrazione. Wang, invece, ha sbagliato tattica: ha dovuto forzare l’ultimo colpo ed è crollato. Quella medaglia d’oro è stata un ottimo volano per il movimento, non c’è niente da aggiungere. Quelle medaglie che mi hanno rubato le ho tatuate nel cuore. Non sono mai stato troppo legato ai cimeli della mia carriera, sono tutti a casa di mia madre”. 

Come si fa a capire quando un atleta è pronto per una grande gara o meno? “Sinceramente è impossibile avere le idee chiare. A volte qualcuno dà quel qualcosa in più che riesce a far rendere al massimo. Laddove la componente mentale è fondamentale, è difficile azzeccarci”. 

Cos’ha lasciato questo sport a Di Donna? “Il percorso più bello della mia vita. Quando penso al passato, penso al percorso che ho fatto per arrivare a quel punto. Ho conosciuto tante culture e tante persone. Ogni gara mi ha lasciato qualcosa, ma il percorso mi ha dato più delle medaglie. Il momento che più porto nel cuore? I Giochi della Gioventù. Mi qualificai tra gli ultimi, ma andai a vincere. Avevo 13 anni”. 

Come sta il movimento italiano? “Abbiamo due buoni tiratori dai 10 metri (Federico Nicolo Maldini e Paolo Monna, ndr), ma abbiamo anche quelli dietro di loro che vogliono emulare le loro prestazioni. Non solo una ispirazione ma anche una motivazione”. 

Quali saranno gli obiettivi in vista di Los Angeles 2028?Inizio con il dire che siamo reduci dalle Olimpiadi di Parigi che penso saranno irripetibili o quasi, mi piacerebbe andare in California con una squadra competitiva e in grado anche di salire sul podio”. 

CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA COMPLETA DI OA FOCUS

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