TennisUS Open
Puppo: “Sinner è diventato molto prudente: tornare a Shanghai e saltare Pechino sarebbe più semplice”
Alexander Zverev supera Ben Shelton in quattro set e vince il singolare maschile degli US Open. Per il tedesco si tratta del secondo Slam vinto dopo il Roland Garros a coronamento di un’annata fin qui straordinaria. Attenzione riservata anche a Jannik Sinner che dovrebbe rientrare in campo a Pechino. Di questo e altro si è parlato nell’ultima puntata di TennisMania, trasmissione condotta da Dario Puppo e in onda sul canale YouTube di OA Sport.
L’analisi della finale degli US Open e i temi della puntata: “Parleremo della finale maschile, ma torneremo su quella femminile e poi parleremo anche di Jannik Sinner perché si deve chiaramente voltare pagina, guardare a quello che è l’orizzonte e rispetto a quello che non sappiamo qualche domanda ce la possiamo fare. Un set me l’aspettavo che il buon Ben sarebbe stato in grado di portarlo a casa. Il giovane mancino americano, con tanta pressione addosso, perché comunque negli Stati Uniti stanno aspettando questo benedetto titolo Slam al maschile da 23 anni. Non so se non si è accorto, ma a metà del terzo set, parziale poi che ha vinto, la partita sembrava che potesse anche girare. Bravo Zverev a iniziare il quarto set con un piglio diverso rispetto ai game precedenti, dove era stato un po’ stanchino, però quella volée alta di rovescio che ha sbagliato grida vendetta e lì si è capito che forse era un pochino stanco Zverev”.
Sul percorso di Shelton: “Però è giusto così, secondo me proprio per la situazione in cui è Shelton che ha pescato sicuramente la miglior prestazione della sua carriera finora con Alcaraz. L’iberico non era ovviamente quello della scorsa stagione quando vinse US Open, non c’era neanche vicino, però comunque si è battuto e ha potuto battersi, che era la cosa più importante per Alcaraz dal punto di vista fisico e anche un po’ mentale. Io vedo un progetto interessante da parte di Shelton, a patto che lavori davvero bene sull’emotività. Purtroppo Shelton quando crea una situazione favorevole esagera e dopo rischia di non avere il controllo delle cose che vanno fatte. Dopodiché, c’è un problema tecnico su cui deve provare a lavorare e non è detto che riesca a fare quegli ulteriori miglioramenti. Tu devi anche provare in certi momenti, ma lo puoi fare solo se hai una certa fiducia, solo se hai una certa base di lavoro che hai fatto e soprattutto di esperienza in queste partite importanti, a cambiare posizione in risposta perché poi come giocatore veramente può essere molto interessante per il circuito. Alle volte l’ho visto buttarsi a rete quando non era il caso, però quella roba lì la sa fare, mi ha sorpreso di nuovo ieri in certe situazioni sotto rete, al di là dei riflessi. Però deve capire anche il momento della partita, è questo che gli viene un po’ a mancare. A me interessa il progetto Shelton, mi piace, mi fa piacere per il papà anche che sia riuscito a portarlo fino a qui. Io penso che un giocatore come lui prima o poi potrebbe anche avvalersi della consulenza di qualcuno, magari americano. Perché quelle partite lì importanti il padre non le ha giocate e questo è un punto focale. Alcaraz può anche farsi andar bene Samu Lopez, perché tanto è un giocatore di un certo tipo, però pure lui se vuole affrontare Sinner in un certo modo dovrà attrezzarsi. Shelton dopo che ha perso a Cincinnati è andato in Florida a fare una preparazione pazzesca nel caldo. Onestamente dal punto di vista fisico è quello più forte del circuito in questo momento”.
Sull’emotività dello statunitense: “Secondo me è un problema di emotività. Shelton ha questo problema che quando si va a creare una situazione soprattutto con un giocatore come Zverev perché con lo stesso Alcaraz quelle situazioni le ha gestite meglio perché lo spagnolo non era nella sua miglior versione. Anche con Tiafoe gli scambi lunghi li ha gestiti abbastanza bene, non con Zverev che fa muretto”.
L’analisi tattica del match: “Fisicamente e tecnicamente non gli è inferiore nel senso che sta lì. Zverev, è una delle sue prerogative, a un certo punto aveva fatto vedere la chiave della partita ma perché il vincitore del Roland Garros è un po’ calato, lui scambiava magari non tanto e poi non capisco il perché voleva più volte attaccare sul rovescio di Zverev che gli ha messo di là un paio di passanti”.
Sulle prevalenza dell’aspetto emozionale: “Io credo che ce l’abbia, però la questione è più emozionale e mentale che non tecnica. Ha un problema sulla risposta, senza dubbio, e di capire come utilizzare, le varie soluzioni che ha, soprattutto offensive. Uno degli aspetti che più mi aveva colpito dopo che non ero affatto convinto che potesse giocare a quel livello di match con Alcaraz, è come si è difeso contro lo spagnolo. Lì lui si è difeso in maniera straordinaria”.
Sulla necessità dell’americano di migliorare ancora il servizio: “Intanto deve riuscire molto più spesso a gestire il servizio, facendolo diventare ancora più devastante. Se tu riesci a essere più tranquillo, poi ti puoi concentrare ancora di più sulla risposta. E poi devi capire un po’ più i momenti della partita. In questo, Shelton che ha fatto una scelta più tardiva ancora di concentrarsi sul tennis e quindi comunque lui certe dinamiche da furbo o da scaltro non le vedi nella partita che riesce a proprio a sguazzarci in quella situazione, deve un po’ imparare anche la differenza che c’è tra Alcaraz e lo stesso Zverev che hanno iniziato quando avevano tre anni a giocare a tennis e hanno iniziato prestissimo a fare tutte quelle partite che ti aiutano a entrare nelle pieghe della partita. Sinner ci ha messo un po’, era un po’ più ingenuo prima, e lì devi riuscire a essere furbo con quelli che veramente giocano da tanto tempo”.
Sulle differenza rispetto alla partita con Alcaraz: “Il discorso soprattutto viene fuori con Zverev, magari con altri non viene fuori. Con Alcaraz ha fatto una partita notevolissima veramente, però è nei momenti importanti che deve saper usare quei colpi. Certe volte veramente lo perde in modo clamoroso, ma devi imparare a usarlo meglio nei momenti importanti però lì rientra il discorso dell’aspetto emotivo che lui certi momenti non lo dà a vedere”.
Sulla ripresa degli allenamenti di Sinner: “Sinner ha ripreso gli allenamenti. Io non ho le ultimissime. Quello che io posso dirvi è che Sinner è diventato molto più prudente nelle sue scelte, soprattutto per questo problema al ginocchio di cui ripeto sarebbe anche più interessante saperne direttamente qualcosa di più da lui come sono successe le cose. Siccome è diventato molto prudente, per me questo è un fatto, a meno che non ci spieghi che il ginocchio ha avuto un problema molto serio. Lui inizia ad allenarsi oggi, forse, questa settimana, poi dovrebbe decidere di partire, perché in sostanza il torneo di Pechino inizia il 30 di settembre. Quella è l’altra unica occasione di avere un torneo che parte a che finisce a metà settimana e l’altro parte subito come in Canada e Cincinnati, la stessa cosa tra Pechino e Shanghai, lo sappiamo quindi che è un torneo che dura tra il 30 settembre e il 6 di ottobre. Avrebbe poi una settimana andando a Pechino per allenarsi. Viene da un periodo in cui si è allenato veramente poco prima di riprendere gli allenamenti adesso, avrà messo insieme forse sette giorni di allenamenti, poi bisognerà capire se tutti con intensità più o meno in tutto il periodo che parte dal 29 maggio ovviamente considerando le due settimane di Wimbledon, la preparazione minima che ha fatto per Wimbledon. Ha poca base e proprio perché comunque questi due tornei, Pechino e Shanghai, si incastrano in modo così particolare mi viene qualche dubbio sul fatto che lui prenda la decisione di andare a Pechino magari per testarsi, allora avrebbe chiaramente tutto il senso del mondo. Uno come Sinner è difficile che partecipi a un torneo senza pensare di andare in fondo, senza sapere di avere quelle possibilità perché in qualche modo non lo ha fatto a Cincinnati, perché non lo poteva fare e non l’ha fatto agli US Open per la stessa situazione. Andare a Shanghai direttamente forse sarebbe un po’ più semplice, però c’è la questione chiaramente dei punti del numero uno del mondo. Il Sinner molto prudente forse non va a Pechino, però noi non sappiamo come sta, se lui è già veramente a buon punto avendo fatto della fisioterapia, della palestra e anche tenendosi in forma per come deve tenersi un tennista come lui magari riesce a essere pronto per Pechino”.
Su Sinner alla Laver Cup: “Sinner alla Laver Cup è impossibile, perché in quella manifestazione un giocatore come Sinner te lo giochi molto prima, fai degli accordi di un certo tipo molto prima e non lo tiri in ballo a due settimane dalla Laver Cup”.
Sul rapporto con Cahill: “Darren Cahill, che avendo potuto prendere del temp,o perché a differenza di Vagnozzi chiaramente Cahill quando si sa che non si gioca o non si fa preparazione, lui comunque può stare a casa o stare negli Stati Uniti dove c’è la figlia. Questa cosa potrebbe allungare fisiologicamente il rapporto con Sinner, anche per avere la curiosità di giocarsi un altro Roland Garros perché comunque sarebbe anche prestigioso penso per Cahill, aver allenato due giocatori che hanno fatto il Career Grand Slam”.
Sull’impossibilità per Zverev di saltare la Laver Cup: “Zverev non può saltare la Laver Cup a meno che non abbia veramente un infortunio di un certo tipo. I rapporti con Federer sono da sempre ottimi e lo svizzero lo ha seguito anche tramite una sorta di sua agenzia”.
