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CiclismoStrada

Pagelle Mondiali ciclismo 2026: Ciccone poteva vincere; Evenepoel e Seixas i grandi sconfitti

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Giulio Ciccone
Giulio Ciccone / IPA Agency

PAGELLE MONDIALI CICLISMO 2026

Brandon McNulty, 10: senza Tadej Pogacar siamo tornati ad assistere ad un ciclismo all’antica, con uno scenario tattico imprevedibile e diverse porte aperte per gli outsider. L’americano ha approfittato di un momento di stasi e, con un’autentica ‘fagianata’, ha preso vantaggio in un tratto in discesa, guadagnando in un attimo 30 secondi. Il mancato accordo tra gli inseguitori gli ha spalancato le porte della gloria. Gregario di Pogacar durante l’anno, McNulty conferma il feeling con Montreal: qui aveva già vinto il GP nel 2025. Ora ha riportato la maglia arcobaleno negli USA 33 anni dopo Lance Armstrong.

Michael Matthews, 9: argento insperato alla vigilia per il 36enne australiano. Nato come velocista, con gli anni è diventato sempre più competitivo anche su percorsi mossi come quello odierno. Lo spunto da sprinter, tuttavia, non lo ha perso: anche Van der Poel se n’è accorto.

Mathieu Van der Poel, 8: il percorso non era così adatto alle sue caratteristiche, tuttavia l’olandese ha lottato come un leone. Ci ha provato da lontano, ha stretto i denti in un finale convulso e infine ha agguantato un bronzo di valore.

Quinn Simmons, 7,5: gara straordinaria. Va in fuga con Van der Poel, ma nel finale ha ancora la forza di sprintare e chiude quarto. Giornata epica per il ciclismo americano.

Isaac Del Toro, 6: il migliore tra i grandi favoriti della vigilia, ma solo quinto e fuori dal podio. In diversi frangenti ha speso tante energie per ricucire in prima persona sugli attaccanti. Nel finale sembrava essersi spento definitivamente, poi ha ritrovato brio e si è giocato la medaglia allo sprint. Il carattere non manca a questo grande corridore.

Tom Pidcock, 6,5: insieme a Ciccone sembrava il più brillante in salita. Non è tuttavia mai riuscito a pescare l’azione buona per fare la differenza e portare via un gruppetto.

Matteo Jorgenson, 8: se McNulty ha vinto, una parte importante del merito va al suo compagno di squadra, che ha giocato da stopper nei tanti tentativi di inseguimento del battistrada.

Giulio Ciccone, 6,5: il nono posto non gli rende giustizia. E’ vero che è arrivato 2° ad una Liegi e 3° ad un Lombardia, tuttavia ci sentiamo di affermare che oggi l’abruzzese ha espresso il livello più alto della sua carriera. Poteva davvero vincere il Mondiale. Non è riuscito mai a cogliere l’attimo dal punto di vista tattico per riuscire a far saltare il banco. Avrebbe meritato almeno una medaglia, tuttavia i crampi gli hanno impedito di giocarsi lo sprint per l’argento.

Ben Healy, 6: sempre generoso, sempre all’attacco. Ma, come sempre, raccoglie poco. Per lui un 10° posto onorevole.

Remco Evenepoel, 3: il grande sconfitto di giornata. Partiva come il favorito n.1 e, senza Pogacar, l’occasione appariva ghiottissima. Il percorso sembrava ideale per le caratteristiche del belga, che tuttavia ha vissuto una giornata negativa. In salita ha pagato costantemente dazio. Con l’orgoglio è rientrato a più riprese sui migliori, senza tuttavia riuscire mai ad incidere.

Paul Seixas, 4: a 20 anni un Mondiale da 275 km si è rivelato uno scoglio troppo ambizioso anche per un predestinato come il transalpino. La Francia ha completamente sbagliato tattica, imponendo un ritmo indiavolato sin dai 150 km all’arrivo! Peccato che i cugini d’Oltralpe si siano ritrovati ben presto senza uomini a disposizione del capitano proprio quando la corsa si è infiammata. Seixas si è spento progressivamente, fino ad accusare dei crampi laceranti alla gamba sinistra nel giro conclusivo. Sfuma dunque il sogno di diventare il più giovane campione del mondo della storia.

Christian Scaroni, 6: generosissimo prima nel provare ad entrare in fuga, poi al servizio di Ciccone.

Davide Piganzoli, 6: conferma i progressi recenti con un Mondiale di buon livello e al servizio della squadra.

Giulio Pellizzari, 4: prova ad entrare nella fuga buona a circa 90 km dall’arrivo, ma è un fuoco di paglia. Si eclissa quasi subito e si ritira. Nei due grandi appuntamenti stagionali, ovvero Giro d’Italia e Mondiale, il marchigiano non ha raccolto ciò che avrebbe sperato.

Lorenzo Finn, 6: sufficienza meritata perché ha sofferto tanto pur di riuscire a concludere la gara. 10 minuti il suo ritardo dal vincitore. La fatica è stata immane: mai aveva corso una distanza anche solo vicina ai 275 km odierni. Viene da chiedersi se ne sia valsa la pena e se la scelta del ct Amadio di convocarlo sia stata corretta.

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