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Nuoto

Margherita Panziera: “Vivevo un 4° posto come un fallimento, non mi sono goduta il percorso. Curtis ci sorprenderà”

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Margherita Panziera
Margherita Panziera / LaPresse

Margherita Panziera è stata l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. L’ex nuotatrice azzurra, che ha deciso di dire stop alla sua carriera esattamente un anno fa, ora ha iniziato la carriera da allenatrice e sta dando il via alla sua seconda parte dell’avventura nel nuoto.

La nativa di Montebelluna ha da poco viaggiato in quel di Los Angeles. Non, però, un modo per pensare alle Olimpiadi del 2028: “Non ho pensato assolutamente ai Giochi Olimpici. Dall’aereo abbiamo visto che stanno preparando tutto nel migliore dei modi, ma sono felice di avere chiuso bene la mia carriera e non ho davvero alcune rammarico”.

Dopo una carriera di altissimo livello con un bronzo ai Mondiali in vasca corta, 4 ori europei in vasca lunga ed uno in vasca corta e ben 38 titoli italiani, come valuta il suo palmares? “Dopo che ho smesso vedo tutto molto più lucidamente. Penso che dovevo essere meno severa con me stessa. Davo troppa importanza alle medaglie non vinte rispetto a quelle vinte. Dopo il primo alloro europeo le altre le vivevo come scontate e dovute. A livello mondiale, invece, ho fatto due volte quarta, una volta per soli 6 centesimi e penso che siano comunque un ottimo risultato. All’epoca invece lo vivevo come un fallimento”.

La nuotatrice classe 1995 pensa con uno stato d’animo ben preciso alla sua carriera: “Non mi sono goduta il percorso nel migliore dei modi. Mi è mancata la spensieratezza. Quando avevo 20 anni mi sono trasferita a Roma ed ero spensierata perché non avevo nulla da perdere, mi dedicavo al nuoto al 100%. Ogni stagione, però, volta dopo volta, avevo due appuntamenti da raggiungere e un solo mese di stacco. Ero sempre di rincorsa. Vedo invece ora molti che vivono il percorso con naturalezza, io invece lo vivevo come un obbligo morale. Ero in una bolla con il mio cervello che mi imponeva di gareggiare e ottenere il massimo. Ora faccio l’allenatrice di nuoto e ho ritrovato la giusta serenità. Vivo tutto nella giusta maniera, anche il rapporto con gli atleti che seguo. Ora vedo tutto il bello del nuoto. Vivo tutto in maniera diversa. Anche a livello di tempistiche, mi godo ogni momento dall’hotel alla vasca”.

Ora quali sono le gare o gli atleti che preferisce guardare? “Come atleta mi piace tantissimo vedere Sara Curtis perché è giovane, super-talentuosa e veramente una bravissima ragazza che ho conosciuto. Da fare i complimenti a sua madre per come l’ha cresciuta. Vederla è uno spettacolo, è pazzesca! Dove può arrivare? Penso sia solo all’inizio, migliorerà ancora tanto e arriverà davvero lontano”.

Come sta procedendo il mondo del dorso a livello internazionale? Sembra calato? “Più che calato si è stabilizzato. Quando c’ero io c’era un trend di crescita che ora mi pare si sia fermato. Anche agli Europei si è visto questo trend. Tra qualche anno magari si tornerà a migliorare di nuovo. Cos’è cambiato? Il modo di interpretare la gara si era modificato già quando c’ero io. Chi faceva i 200 non faceva spesso anche i 50. Invece poi sono arrivate diverse campionesse in grado di aggiudicarsi tutte le gare. Io ero una duecentista pura e nei primi 50 metri loro mi staccavano. Negli ultimi anni si è capito, in tutte le gare però, che le gare sono sempre più veloci ed è fondamentale tenere la velocità, non uscire alla distanza”.

Il ruolo di allenatrice sembra ritagliato in maniera perfetta sulla classe 1995: “Mi piace veramente tanto. Ho scoperto più cose adesso in questi due anni rispetto a prima. La cosa fondamentale è studiare e prepararsi. Alcuni grandi tecnici non sono mai entrati in acqua, per esempio. Aver fatto nuoto, ovviamente, ti dà esperienza e ti fa conoscere meglio alcuni aspetti e le cose ci vengono naturali. Occorre, poi, grande umiltà per trovare il giusto metodo di lavoro e capire, anche con l’opinione di altre persone, come far migliorare un atleta caso per caso. Voglio che tutti arrivino al proprio massimo. Io posso prenderli per mano su tante cose, ma alcune caratteristiche uno le ha o non le ha. Poi bisogna aggiungere costanza, voglia di lavorare e tante altre cose”.

Rimanendo nel dorso, un atleta che Panziera guarda sempre con piacere è, ovviamente, Thomas Ceccon: “La cosa che più mi ha sorpreso di lui è la fase subacquea. Senza spingere troppo sembrava volare. Lui è bellissimo da vedere. Nelle gare si capisce quando tira e quando si risparmia. Ha un talento enorme, si vede che è nato per nuotare”.

Chi vedremo a Los Angeles 2028? “Due anni sono ancora tanti per valutare. Sto vedendo diversi giovani soprattutto a livello maschile che stanno attuando un bel ricambio generazionale. Ad ogni modo Sara Curtis sarà protagonista e ci sorprenderà. Anche Ceccon sarà di nuovo pronto a far vedere quello che sa fare”. 

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