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La fine di un’epoca nel tennis: nessun rovescio a una mano in semifinale Slam
Per la prima volta in 150 anni di tennis, una stagione Slam si chiuderà senza un semifinalista con il rovescio a una mano. L’eliminazione di Stefanos Tsitsipas agli US Open certifica una svolta che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile: dopo 524 Slam, le semifinali maschili sono oggi un territorio esclusivo del rovescio bimane.
È il segno più evidente di come sia cambiato il tennis. Il rovescio a una mano, per decenni marchio di fabbrica di campioni come John McEnroe, Stefan Edberg, Pete Sampras e Roger Federer, è diventato progressivamente un’eccezione. Oggi resiste ai vertici soprattutto grazie a Stefanos Tsitsipas, Lorenzo Musetti e Denis Shapovalov, ma fatica sempre di più a competere con le esigenze del tennis contemporaneo: scambi ad alta intensità, ritmi estremi, palle sempre più pesanti e tempi di preparazione ridotti.
Non è soltanto una questione tecnica. La scomparsa del rovescio a una mano racconta anche la progressiva omologazione del gioco. Meno stili, meno interpretazioni, più giocatori costruiti attorno agli stessi principi di potenza, pressione da fondo e continuità. Tsitsipas lo ha sottolineato dopo la sconfitta con Shelton: un tempo il circuito offriva una varietà molto più ampia, tra serve&volley, difensori, contrattaccanti e interpreti offensivi. Oggi quelle differenze si sono assottigliate.
Il rovescio a una mano diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia. Non è necessariamente un colpo destinato a scomparire, né la sua eventuale fine cambierà la natura del tennis. Ma la sua assenza dalle semifinali Slam del 2026 fotografa con una statistica difficilmente più eloquente il tennis che verrà: più uniforme, più fisico, più veloce. E forse, anche, un po’ meno personale.
