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Pallavolo

Italia-Svezia, atto secondo: Haak ci riprova, Velasco a caccia della semifinale

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Ekaterina Antropova
Ekaterina Antropova / Cev

Italia-Svezia, atto secondo. A poco più di una settimana dal 3-0 con cui le azzurre avevano superato le padrone di casa a Göteborg, le due Nazionali si ritrovano a Brno in un contesto completamente diverso. Questa volta non ci sono punti da conquistare né classifiche da amministrare: in palio c’è la semifinale degli Europei e la partita, inevitabilmente, cambia significato. L’Italia resta nettamente favorita per profondità, qualità complessiva e numero di soluzioni, ma dovrà affrontare una Svezia che arriva all’appuntamento con meno pressione, con maggiore consapevolezza e soprattutto con la possibilità di preparare il secondo confronto sulla base di quanto già visto nel girone.

Il precedente di Göteborg rappresenta infatti un riferimento importante, ma non necessariamente una fotografia esatta di ciò che potrà accadere a Brno. In quella occasione l’Italia aveva controllato la partita quasi sempre, imponendosi 3-0, ma il secondo set aveva mostrato alcune situazioni nelle quali la Svezia era riuscita a mettere in difficoltà il sistema azzurro. Haak aveva trovato continuità sulla palla alta, Hellvig e Anna Haak avevano dato profondità al gioco di banda e soprattutto per alcuni tratti la formazione di Lorenzo Micelli era riuscita a forzare la battuta, togliendo precisione alla costruzione italiana. Velasco, non a caso, aveva sottolineato dopo quella gara come fosse stato necessario correggere il muro e migliorare la lettura di alcune situazioni. È esattamente da lì che Micelli potrà provare a costruire il piano partita svedese. Conosce bene il volley italiano, conosce principi, caratteristiche e abitudini delle azzurre e soprattutto avrà potuto studiare non soltanto il confronto diretto di Göteborg, ma anche tutto ciò che l’Italia ha mostrato successivamente. La Svezia, inoltre, ha già centrato l’obiettivo dichiarato dell’ingresso tra le prime otto e arriva al quarto con la leggerezza di chi può giocare senza avere molto da perdere. È una condizione che può diventare pericolosa soprattutto se la squadra scandinava riuscirà a restare agganciata all’Italia nelle fasi iniziali dei set.

Per la Svezia il punto di partenza resta inevitabilmente Isabelle Haak. Nell’ottavo contro la Repubblica Ceca l’opposta di Conegliano ha prodotto una prestazione impressionante: 31 punti, tutti in attacco, con il 58% offensivo. Numeri enormi, ancora più significativi perché ottenuti in appena tre set e senza dover ricorrere a contributi particolari da servizio o muro. È il segnale di una giocatrice in grande condizione, capace di reggere un volume offensivo altissimo senza perdere efficienza. La questione per l’Italia non sarà semplicemente “fermare Haak”, perché pensare di annullare completamente una giocatrice di questo livello è poco realistico. Il vero obiettivo dovrà essere ridurne l’efficienza e soprattutto impedirle di ricevere palloni troppo puliti e prevedibili da attaccare nelle condizioni preferite. Qui servizio e muro diventano ancora una volta i due fondamentali chiave. Contro la Bulgaria l’Italia ha chiuso con un clamoroso 13-1 negli ace e 8-1 a muro: più che i numeri in sé, conta il meccanismo. Una battuta aggressiva può allontanare la ricezione svedese da rete, costringere Julevik a utilizzare meno il centro e rendere più leggibile la distribuzione verso posto 2. A quel punto il muro azzurro può organizzarsi meglio sulla traiettoria di Haak.

Rispetto a Göteborg, però, la Svezia arriva con una certezza in più: sa di poter affidare alla propria fuoriclasse un carico offensivo enorme. Contro la Cechia Haak ha attaccato 53 palloni, più del doppio di qualsiasi altra compagna, e questo dice molto sulla struttura del gioco svedese. Se la ricezione non è perfetta, la soluzione naturale diventa comunque la palla alta per l’opposta. L’Italia dovrà quindi lavorare non soltanto sulla chiusura diretta del muro, ma su ciò che Velasco ha già indicato come fondamentale: orientare le traiettorie, sporcare il pallone, costringere Haak a colpire dove la difesa azzurra è preparata ad aspettarla. Il primo confronto aveva già mostrato l’efficacia di questa strategia. Non a caso Velasco aveva spiegato che il muro italiano aveva iniziato a funzionare davvero quando era riuscito a leggere meglio le direzioni delle attaccanti svedesi. È un concetto che diventa ancora più importante ora, perché Haak arriva a Brno con fiducia altissima. Lasciarle trovare immediatamente ritmo potrebbe essere l’errore più pericoloso, soprattutto considerando che una giocatrice così può trascinare emotivamente anche il resto della squadra.

Micelli avrà però bisogno di qualcosa in più rispetto a Göteborg anche dalle bande. Contro la Repubblica Ceca Hellvig ha chiuso con 10 punti e Anna Haak con 8, numeri non eccezionali ma sufficienti perché il sistema svedese non fosse completamente dipendente da Isabelle. È proprio questo il passaggio che potrebbe rendere il quarto più complicato per l’Italia: se le due schiacciatrici riuscissero a garantire continuità, il muro azzurro sarebbe costretto a rispettare maggiormente tutta la rete e Julevik avrebbe più possibilità di distribuire il gioco. Dall’altra parte, però, l’Italia presenta un problema quasi opposto. Se la Svezia tende inevitabilmente a concentrare gran parte del proprio volume offensivo su Haak, Velasco dispone contemporaneamente di Egonu e Antropova, oltre al contributo di Sylla e alla velocità delle centrali. Per la seconda volta in dieci giorni, sullo stesso campo ci saranno tre delle attaccanti più forti del panorama mondiale: Paola Egonu, Ekaterina Antropova e Isabelle Haak. Ed è proprio la diversa distribuzione del potenziale offensivo a rappresentare probabilmente il vantaggio principale dell’Italia.

Antropova arriva dal 3-0 sulla Bulgaria con 18 punti, sei ace, due muri e il 48% in attacco, mentre Egonu ha chiuso con 14 punti e il 46% offensivo. Ma il dato più interessante non è soltanto la produzione delle due. L’Italia vista a Brno è sembrata fisicamente più brillante rispetto a quella della prima fase di Göteborg, con maggiore esplosività e più capacità di trasformare la potenza in pressione continua, soprattutto dalla linea dei nove metri. Se questa tendenza verrà confermata, la Svezia dovrà affrontare una versione delle azzurre probabilmente ancora più difficile da contenere rispetto a quella incontrata nel girone.

Il sistema con Antropova in posto 4 resta uno degli elementi tattici più interessanti. La Svezia proverà quasi certamente a metterla sotto pressione in ricezione, cercando di caricare servizio e battuta tattica su una zona che può rappresentare il punto più delicato dell’assetto italiano. È una scelta quasi obbligata per Micelli: togliere Antropova dall’attacco attraverso il servizio, costringerla a ricevere molto e tentare di ridurre la qualità della prima palla azzurra. L’Italia, però, ha mostrato contro la Bulgaria di poter compensare grazie al lavoro di Sylla e Fersino e soprattutto di saper mantenere elevata la qualità del contrattacco anche quando la ricezione non è perfetta.

Sarà importante anche il confronto al centro. Fahr e Danesi rappresentano una superiorità tecnica e fisica che l’Italia dovrà sfruttare, soprattutto se Orro riuscirà a giocare con la palla vicina a rete. Tenere coinvolte le centrali significa impedire al muro svedese di anticipare troppo la propria attenzione su Egonu e Antropova. Al contrario, una ricezione staccata da rete renderebbe più semplice per la Svezia concentrarsi sulle palle alte, dove Micelli cercherà probabilmente di costruire sistemi di muro-difesa specifici sulle due grandi terminali azzurre.

C’è poi una componente psicologica da non sottovalutare. La Svezia ha già fatto qualcosa di importante eliminando la Cechia davanti al pubblico di Brno e arriva al quarto con la sensazione di avere già superato il proprio obiettivo minimo. Potrà quindi forzare il servizio, rischiare in attacco e giocare senza l’obbligo di gestire il risultato. L’Italia, invece, entra nella parte del torneo nella quale ogni errore pesa molto di più. Il precedente favorevole può dare certezze, ma non deve trasformarsi nell’idea che il secondo confronto possa seguire automaticamente lo stesso copione.

In una settimana possono cambiare molte cose: condizione fisica, fiducia, qualità delle letture e soprattutto conoscenza reciproca. La Svezia ha già affrontato questa Italia e sa dove ha sofferto e dove, invece, è riuscita a creare qualche problema. Micelli avrà avuto la possibilità di correggere alcune situazioni e preparare contromisure specifiche. Velasco, dal canto suo, dispone di una squadra che sembra avere aumentato progressivamente il proprio livello e che contro la Bulgaria ha mostrato una combinazione di servizio, muro, ricostruzione e potenza offensiva difficilmente sostenibile.

Lorenzo Micelli, coach della formazione svedese, si affiderà in cabina di regia a Vilma Julevik, 27 anni, lo scorso anno in patria nel Hylte/Halmstad e dalla prossima stagione in germania nelle file del ETV Hamburger Volksbank Volleys. Al suo fianco in panca Hilda Gustafsson, 24 anni, lo scorso anno in patria nel Linköpings VC e dalla prossima stagione in Svizzera nel Volley Düdingen. L’opposta titolare è “LA” giocatrice svedese per eccellenza, una delle attaccanti più forti e vincenti al mondo, Isabelle Haak, punto di forza del Conegliano. La sua riserva è Martha Edlund, 19 anni, che nella passata stagione ha vestito la maglia del Cogne nella serie B1 italiana.

In banda le titolari sono la sorella d’arte, Anna Haak, 29 anni, un passaggio anche in Italia a Cuneo, lo scorso anno nella LOVB Madison e dalla prossima stagione in Giappone nel Victorina Himeji e Hanna Hellvig, 26 anni, alla seconda stagione in Polonia nell’UNI Opole. In panchina ci sono Maya Tabron 24 anni, nella lega statunitense con la maglia del San Diego Mojo e Cecilia Malm, in Germania con la maglia dell’USC Münster.

Le centrali titolari sono Linda Andersso, lo scorso anno in Francia nel Saint-Dié-des-Vosges Volley-Ball e dalla prossima stagione nell’ITA TOOLS Stal Mielec in Polonia e Gun Hindgren, nella passata stagione in Francia nel Béziers Volley e dal prossimo anno in forza allo Schaffaeusen in Svizzera. In panchina ci sono Elma Olofsson, 22 anni, in patria con l’Örebro VBS e la 17enne Malin Hallin, in patria con la maglia del RIG Falköping. I liberi sono Filippa Brink, 24 anni, alla seconda stagione in Francia con il Les Comètes d’Orléans e Elsa Nordin Ottosson, 19 anni, passata quest’estate dal RIG Falköping all’ Hylte/Halmstad.

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