TennisUS Open
Fritz torna alla carica sulle palle da gioco: “Quelle da allenamento sembrano giocattoli per bambini”
Taylor Fritz riaccende la polemica su uno dei temi più caldi del circuito: la coerenza delle palline da tennis. Il numero 10 del mondo, uscito agli US Open per mano di Francisco Cerúndolo dopo aver sciupato un vantaggio di due set, questa volta non punta il dito contro la varietà di marchi che si alternano nel calendario stagionale — un problema già segnalato da molti colleghi — ma solleva una questione diversa: lo scarto evidente tra le palline usate in torneo sul cemento nordamericano e quelle con cui si allena ora, pur trattandosi dello stesso marchio.
L’americano ha affidato la sua analisi a un lungo post su X, partendo da un bilancio più che positivo sull’estate appena conclusa: “Dopo aver giocato a Washington, Cincinnati e agli US Open, oltre a una settimana intera di allenamento a New York prima, ho avuto un’ottima sensazione con le palline Wilson US Open che abbiamo usato e so esattamente come dovrebbero essere quando escono dalla mia racchetta. Erano ottime palline e non ho lamentele riguardo a quelle che abbiamo usato in quei tornei quest’estate“.
Il tono cambia bruscamente non appena Fritz racconta cosa è successo al ritorno negli States: “Da quando sono tornato a casa, gli ultimi due giorni di allenamento con le palline Wilson US Open sono stati pessimi. Vengono vendute, pubblicizzate ed etichettate come le stesse palline, ma il modo in cui escono dalla mia racchetta e la sensazione che danno sono completamente diverse“.
Forte dell’esperienza accumulata in settimane di gare consecutive, il tennista descrive con precisione la sensazione anomala che sta riscontrando: “Dopo così tante settimane di utilizzo di palline da torneo, so esattamente come si comportano. Le palline con cui mi alleno sembrano delle palline verdi da gioco per bambini: incredibilmente morbide, inerti e non vanno da nessuna parte. Per essere chiari, gioco su un campo con una velocità simile a quella dei campi degli Open. Ho provato palline di diverse confezioni per escludere un lotto difettoso e, purtroppo, il risultato è stato lo stesso per tutte. Anche altri giocatori con cui ho parlato dopo gli Open hanno riscontrato la stessa cosa“.
Non si tratta solo di una questione di sensazioni: secondo Fritz, la differenza si traduce in un carico fisico anomalo durante gli allenamenti: “La quantità di sforzo che devo impiegare solo per colpire una palla è pazzesca. Devo buttarmi con tutto il corpo e colpire con tutta la mia forza solo per ottenere un colpo solido. Oltre ad essere frustrante, ho la sensazione di star creando cattive abitudini. Devo adattare il mio modo di colpire la palla solo per compensare una palla che non si comporta per niente come quella che usiamo in gara“.
È a questo punto che il discorso si sposta dal piano personale a quello sistemico, con un appello diretto agli organismi che regolano il tennis mondiale: “Questo ci porta al problema più grande e ovvio, nonché al motivo di questa lettera: dobbiamo poterci allenare con le stesse palline che usiamo in gara e, in passato, mi sembra che questo non fosse solitamente un problema. Non si percepiva di solito una certa uniformità e le piccole differenze potevano essere generalmente spiegate dal campo o dalle condizioni. Nell’ultimo anno e mezzo, tuttavia, ho notato una differenza così significativa tra le palline in vendita nei negozi, sia di Wilson che di Dunlop, e le loro equivalenti da torneo, che dovrebbero essere identiche, da cambiare completamente il modo in cui si costruiscono i punti, si prendono rischi sui colpi e si gioca in generale. Non sto esagerando; sta davvero facendo un’enorme differenza a livello professionistico“.
Fritz chiude la sua riflessione con un’amara constatazione su quanto questa anomalia rischi di diventare strutturale: “È deludente che questa situazione stia diventando la normalità. L’allenamento è molto meno piacevole e molto meno produttivo quando si usa un pallone così diverso da quello che si utilizzerà quando conterà davvero“. Una critica che lascia aperta una domanda ancora senza risposta: perché palline dello stesso marchio, pensate per essere identiche, si comportano in modo così diverso a seconda che siano destinate ai negozi o ai campi da torneo?
POST SU X DI TAYLOR FRITZ
Massive tennis ball rant incoming.
After playing Washington, Cincinnati, and the US Open, plus a full week of training in New York beforehand, I got a VERY good feel for the Wilson US Open balls we were using and know EXACTLY what they should feel like off my racket. They were…
— Taylor Fritz (@Taylor_Fritz97) September 10, 2026
