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Francesco Moser: “Con Saronni non c’è rapporto. Per Finn tra i professionisti cambia tutto, a Ganna non manca nulla per la Roubaix”
Dalla sfida iridata con Dietrich Thurau nel 1977 alle cronometro sempre più brevi nei Grandi Giri, passando per una rivalità con Giuseppe Saronni che ancora oggi fa discutere. Francesco Moser, uno dei più grandi campioni della storia del ciclismo italiano, guarda al presente con lo stesso spirito con cui ha affrontato le corse di una carriera straordinaria. Tre volte vincitore della Parigi-Roubaix, campione del mondo a San Cristobal e protagonista di un’epoca in cui passisti e cronoman avevano un peso decisivo nelle corse a tappe, Moser analizza anche il ciclismo di oggi, dal Mondiale orfano di Tadej Pogacar alle ambizioni dell’Italia, con particolare attenzione ai giovani come Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn.
Iniziamo dal Mondiale di San Cristobal del 1977: cosa ricordi di aver pensato prima dello sprint a due con Thurau?
“Ero molto concentrato su quello che stavo facendo. Thurau, in quel momento, era finito e quindi sono riuscito a riprenderlo in un attimo, perché non aveva più le gambe. Ma non era la prima volta: spesso gli capitava di arrivare sul finale e non avere più energie.”
Ai tuoi tempi, ma fino alla fine degli anni Novanta, le cronometro rivestivano un’importanza enorme nei Grandi Giri. Oggi, invece, i chilometri contro il tempo sono sempre meno: qual è il tuo parere?
“Prima si cercava di bilanciare le cose. Oggi i passisti contano molto meno nelle corse a tappe. È cambiata un po’ la filosofia delle gare, probabilmente per dare più spazio alle grandi salite, dove si vedono i corridori in difficoltà, rispetto alle prove contro il tempo, che oggi sono più brevi.”
Si è fatta tanta narrativa sulla rivalità tra te e Saronni. Oggi, a distanza di tanti anni, qual è il rapporto tra di voi?
“È un rapporto che non esiste, cerco di evitarlo. Ogni volta tira sempre fuori argomentazioni che non hanno senso di esistere, con battute che non fanno neanche ridere. Vive sempre nel passato, ma noi siamo andati avanti: ormai non corriamo più. Quindi cerco di evitarlo, perché non mi interessa.”
Chi vedi come favorito per vincere il Mondiale senza Pogacar?
“Senza Pogacar cambia tutta la corsa. Pidcock può essere un buon nome, così come Van Aert ed Evenepoel. Senza Pogacar la corsa è sicuramente più aperta, perché Tadej l’avrebbe condizionata parecchio.”
L’Italia avrà una buona squadra al Mondiale, con Pellizzari, Ciccone e Finn. Cosa ti aspetti?
“È una gara dura per i nostri ragazzi. Abbiamo un bel gruppo di corridori, ma rispetto ad un Evenepoel o Van Aert li vedo in difficoltà. Ci manca l’uomo di punta per competere con corridori di altissimo livello, ma le corse sono sempre imprevedibili.”
Qual è il tuo parere sulle prospettive di carriera di Finn?
“È una domanda difficile. Bisognerà vedere se continuerà il trend di questi ultimi anni. Chiaramente, tra i professionisti cambia tutto e non diventa così facile imporsi.”
Pensi che Pellizzari avrà l’opportunità di provare a vincere un Grande Giro?
“Pellizzari è ancora molto giovane. Probabilmente quest’anno al Giro è stato caricato di troppe responsabilità e aspettative, ma può ancora migliorare negli anni.”
Hai vinto la Parigi-Roubaix per tre volte: cosa manca a Ganna per riuscire a domare il pavé?
“Non manca niente a Ganna, ci vuole solo un po’ più di fortuna. Ganna è uno specialista delle cronometro, ma i risultati nelle gare in linea sono sempre stati pochi. Ha comunque tutte le carte in regola per provare a vincere l’Inferno del Nord”.
