Atletica
Donato: “Da Diaz mi aspetto cose ancora più importanti. Non oso immaginare Daniele Inzoli dove possa arrivare sistemando la tecnica”
Il settore salti dell’atletica italiana ha in Fabrizio Donato una figura di riferimento. Allenatore di Andy Diaz e dei fratelli Inzoli, con cui ha raccolto dei risultati davvero eccezionali in queste ultime stagioni. Donato è stato ospite dell’ultima puntata di Sprint Zone, il programma condotto da Ferdinando Savarese sul canale YouTube di OA Sport, e ha parlato di questo 2026 davvero ricco di soddisfazioni.
Si parte nell’intervista da Francesco Inzoli, che ha portato il personale ad 8.27 ed ha appena vinto l’oro ai Giochi del Mediterraneo. Un talento che sembrava smarrito: “A Francesco è tornato il sorriso. Con Francesco è stata una missione quasi unica. Ero stato contattato dalla famiglia per dare un aiuto e gli occhi di questo ragazzo erano spenti e quindi mi ero ripromesso di dargli luce. Una delle mie prime vittorie è stata la frase della mamma che mi ha detto che a Francesco era tornato il sorriso. Ho scommesso e puntato su Francesco, facendolo entrare anche nelle Fiamme Gialle e credo sia stata una scommessa vincente. Francesco è un grande talento, forse ancora inespresso. Comunque è ancora giovanissimo, ma pensare già a tutti i cambiamenti che ha fatto mi fa stare tranquillo per il futuro. Forse le cose sono andate anche oltre le mie aspettative, onestamente ha fatto qualcosa che mi ha stupito. Non tanto il fatto che lui ha saltato oltre gli otto metri, ma mi ha sorpreso la sua continuità, proprio come ai Giochi del Mediterraneo, con cinque salti oltre gli otto metri. In Francesco io poi vedo il marchio di fabbrica e in lui c’è il mio modo di saltare, la mia idea, c’è tutta quella parte tecnica che io cerco di insegnare”.
Sulla crescita anche di Daniele Inzoli, che ha vinto i Mondiali Under 20: “Con Daniele stiamo facendo un lavoro molto fine. Va rispettata la sua crescita, il suo sviluppo ed i suoi tempi. Daniele quando è a Milano cura solo la parte di velocità e della tecnica di corsa, il salto lo tocca solo a Roma. Le problematiche con lui sono state solo tecniche, perché non potendomi occupare di lui quotidianamente, visto che Roma e Milano sono distanti e sulla parte tecnica di salto eravamo dunque indietro. Abbiamo fatto un grande lavoro. Farà un altro anno di studi a Milano e poi capiremo come gestire al meglio la situazione, con lo stesso atleta e con la famiglia. So che Daniele è competitivo nella velocità e proprio per questo dico che bisogna rispettare il suo percorso e le sue scelte, ma è anche vero che secondo è ancora indietro nella tecnica di salto e dunque non oso immaginare sistemandola dove possa arrivare a saltare”.
Una stagione con tante gare per Andy Diaz: “Sicuramente c’è sempre una gestione importante, perché il salto triplo è una specialità che porta dei traumi e quindi bisogna sempre stare molto attenti. Non nascondo che quest’anno è stata più semplice e siamo andati un po’ meglio con la prevenzione. Abbiamo così potuto gestire più gare, ma non più salti, perché comunque anche all’interno della stessa gara va gestito il numero di salti. Quest’anno è stata davvero una buona annata, abbiamo fatto ulteriore esperienza, va assolutamente bene così sia per il numero di gare sia per il numero di salti”.
Donato ha voluto anche spegnere qualche critica davvero ingiusta nei confronti del suo atleta: “So bene quello che vale Andy e lo sa anche lui. A differenza sua, io le cose le penso ma non le dico, mentre lui le dice anche. Ovviamente dirle alcune volte non è il massimo, perchè c’è comunque sempre pronto qualcuno a criticare se il risultato non arriva. Questa misura di Birmingham chiude la bocca a chi ha parlato troppo e ha scritto troppo, e mi fermo qui. In quella gara di Birmingham dopo il nullo gli avevo chiesto teoricamente un salto di sicurezza, considerando anche il salto di Pichardo e non potevamo permetterci un altro nullo. Avevo chiesto di andare indietro un piede addirittura, anche staccando normale. Andy poi è così, è istintivo, ma in questi anni mi aspetto cose ancora più importanti”.
Diaz ha sempre parlato di voler agguantare il record del mondo e anche il suo allenatore non vuole porsi limiti: “I sogni nel cassetto ce ne sono tanti, ma vanno tirati fuori e ne vanno aggiunti degli altri. Alcune volte il limite viene visto come un traguardo finale ed invece io dico sempre di raggiungerlo e poi spostarlo ulteriormente. Voglio credere che abbiamo spostato il limite ancora un po’ più avanti e cerchiamo di raggiungerlo”.
Donato ha parlato anche della prossima stagione di Diaz e anche di una possibile rinuncia: “Per quanto riguarda la prossima stagione stiamo ancora valutando, anche perché è il quinto anno che stiamo spingendo forte. Andy ha vinto veramente tutto, tranne la parentesi dei Mondiali di Tokyo dove per lui era veramente impossibile saltare considerando la pubalgia. Forse in vista delle Olimpiadi del 2028 è arrivato un po’ il momento di rigenerazione, di respirare un pochino e stiamo valutando se fare o non fare la stagione indoor. Il prossimo anno sarà una stagione molto lunga, anche perché i Mondiali saranno a settembre. Dobbiamo capire se rinunciare a qualcosina, ma chiaramente parlo della parte invernale”.
Dopo l’oro europeo c’è stato un piccolo passo falso a Zurigo, ma c’è ancora un ultimo obiettivo da andare a prendersi: “Andy è un po’ stanchino, anche se da qualche giorno l’ho visto rinvigorire sul piano nervoso. Dopo un risultato così importante, è chiaro che ci potesse essere un calo. A Zurigo ha cercato in tutti i modi di attivarsi, ma non ci è riuscito. Anche lui è umano e a volte si pensa che questi ragazzi siano indistruttibili ed invece anche loro sono umani, hanno cali sia fisici che mentali. Arriviamo alla finale della Diamond League con la voglia di fare bene e di essere competitivi”.
Il Fabrizio allenatore, che ha saputo creare intorno a sé un gruppo di lavoro davvero straordinario: “Con i risultati di Andy e dei fratelli Inzoli ho avuto tante richieste anche da atleti stranieri, sia medaglie europee e anche di più. Ho detto molti no, perchè mi sono reso conto che il mio gruppo di lavoro ha raggiunto un equilibrio unico che non va toccato o al massimo proprio pochissimo. Ogni inserimento nuovo va comunque ad intaccare l’equilibrio del gruppo. Ho preso questa decisione da tempo ed è veramente la soluzione migliore. La gestione del talento è veramente difficile ed io mi sento di fare la differenza soprattutto quando le cose vanno male, come nei periodi di recupero di Andy o nella gestione che è stata dei fratelli Inzoli, queste sono le mie vittorie più grandi, non tanto i diciotto metri raggiunti”.
