Pallavolo
Cozzi: “Difficile ora tenere fuori Pardo Mati. Michieletto può risolvere una partita con la sola presenza”
Un’Italia in formato diesel destinata a crescere. E non poco. Questo il bilancio di Paolo Cozzi, ex giocatore nonché grande analista di pallavolo intervenuto nel corso dell’ultima puntata di Volley Night, trasmissione di approfondimento a cura di Luciano De Gregorio andata in onda sul canale YouTube di OA Sport. L’esperto si è concentrato sui principali temi che hanno offerto le prime tre partite dell’Italia ai Campionati Europei 2026, con un focus su Alessandro Michieletto.
In prima battuta Cozzi ha commentato la sfida della squadra italiana contro la Slovacchia, terminata 3-1 per gli azzurri in un’Arena di Modena gremita: “Ieri il palazzetto era pieno, bello vedere Modena così, ci ho giocato due anni e fa piacere. Ho visto anche tanti ex compagni e giocatori che hanno fatto la storia del club. La nostra squadra è andata bene a tratti, si sono fatti sorprendere nel secondo set dove si sono addormentati, poi hanno schiacciato sull’acceleratore nel terzo. Qualche problema di continuità c’è, la cosa che funziona meglio è l’asse centrale, primo tempo-pipe che Giannelli sta usando tanto. Ieri è stata la giornata dei centrali. Pardo Mati è esploso e ha fatto vedere tutta la sua potenza: 22 punti uno più bello dell’altro. Ha 20 anni e delle caratteristiche che mi piacciono, ha fisicità, salta molto. Di solito quando si salta tanto si è lenti, lui è veloce ed ha il braccio veloce, è un primo tempo veloce, ha una buona mano unita ad un buon senso del muro ed una battuta che ha fatto buoni scossoni. La palla che a Giannelli piace meno è il primo tempo, mentre in questi tre giorni l’ha forzata tanto e bene, e questo è positivo”.
L’analista ha poi parlato della prestazione buona dei nostri avversari: “Basta pensare alla Bulgaria che ha l’Ucraina e la Polonia, ma che al momento si trova al terzo posto. La Slovenia è esperta e datata, la reputo una spanna sopra la Grecia (ma poi ci ha perso, ndr). Hanno ottimizzato le loro armi, hanno lavorato bene in difesa e cercato di fare bene in attacco. È una squadra che può passare il taglio. Battagliare punto a punto è merito loro, ma noi ancora non abbiamo spinto. La serata di Napoli nelle gambe ti rimane, ti scaldi, ti raffreddi, la partita finisce tardi. La vera Italia la vedremo nei prossimi giorni”.
Non è mancato un focus sui centrali: “Sono tre centrali attaccanti, questa è una scelta ben chiara dopo aver perso Russo. Sono tre ottimi battitori, anche se Galassi si intestardisce. Forse manca un po’ il muro, ed è la novità di Pardo Mati. Sanguinetti con la palla perfetta fa un po’ di fatica, lui a Modena ha il diritto di forzare la battuta per aiutare i centrali a raddoppiare bene e murare. Galassi è il più completo, ma nelle giornate in cui non va l’attacco rimane legato all’andamento del muro. Mettere Pardo Mati in panchina dopo la partita di ieri è difficile. Non dico che sia predestinato, però ha fatto una grande serata con molta facilità. Ha variato tanto, mi è piaciuto in contrattacco, un passo ed è in corsa così come fa il centrale. Deve avere esplosività e lui lo è stato. Per anni Galassi è stato l’artefice. A Trento e a Monza gli mancava il contrattacco ed è cresciuto, ma Pardo Mati ha alzato l’asticella come un moderno Duplantis”. E sulla battuta: “Noi abbiamo Romanò e Bottolo che può fare ace in qualsiasi momento in assenza di Michieletto. Per ora gli avversari stanno ricevendo bene, e la soglia dell’errore si alza. Lo si capisce perché punto a punto vincono il set e poi in quello dopo non entrano in campo, vedi la Slovacchia. Alcuni la stanno interpretando bene. Giannelli sta provando tante soluzioni, altri ci stanno bisticciando, soprattutto Galassi e Sanguinetti. Al momento non trovano l’ace e la battuta è importante visto il nostro muro”.
Successivamente, l’esperto ha parlato del contributo che può dare una pedina fondamentale come quella di Alessandro Michieletto: “Arma a partita in corso? Ho avuto sei ernie e per un mese sparivo dal campo. Il suo intervento ti condiziona, ti interroghi se puoi fare un determinato gesto, perdi l’attimo. Non sei sereno. Anche fare pochi minuti, entrare e vedere che il muro o un attacco mani fuori viene è molto importante. In Nazionale ti senti un supereroe, poi ti ritrovi a scavare nel barile. Incominciare a tirare fuori la testa è importantissimo. I grandi campioni sono quelli che ti risolvono la partita con la presenza, con l’aura che emanano. Non aspettiamoci un Michieletto MVP, ma un gregario fondamentale per questa squadra”.
E ancora: “Se sei pronto ad entrare a freddo sei pronto anche a giocare tutta la partita. Ci vuole fiducia, fino a che non c’è bisogno nessuno lo chiederà. Ma Michieletto è arrivato qui perché sa che può giocare, altrimenti sarebbero state fatte altre scelte. Si parla spesso di ritmo gara, io lo trovo un termine giornalistico e poco reale. Quando giochi una gara hai voglia di giocarla, sai come si fa. Lui ha fatto finali di Champions, si è allenato in Nazionale ed il sestetto nostro è più forte della Grecia e della Svezia. Al momento non c’è bisogno, sono giorni in cui può recuperare e ritrovare il feeling. Questo è il miglior segnale per le partite per i giorni da qui a venire. Non può fare più di 30 salti al giorno? In una finale diventano 35 o 40, se li chiedi di fare contro la Svezia o la Grecia ti guarda storto, se sei in finale a Milano davanti a 10.000 persone è un’altra storia. È bello vederlo in campo e quello che sta iniziando a fare. Chi ha preso il suo posto ha vinto un Mondiale lo scorso anno. La squadra è forte e in questo momento non ha bisogno di Alessandro, che però in caso di bisogno saprà cosa fare. È maturo. Una volta che sei lì sei il primo a volere entrare”.
Infine, Cozzi ha offerta una brevissima panoramica sulle altre squadre: “Dal Belgio ci si aspettava qualcosa di più e invece la Finlandia è là sopra. La Serbia è nel rinnovamento, mi sembra una nobile decaduta europea come l’Olanda. In questo momento non riesce a trovare sei giocatori per alzare il livello. Gli ottavi e i quarti vanno giocati, c’è sempre l’effetto Superman, ma la differenza tecnica tra Serbia, Danimarca, Belgio rispetto all’Italia è tantissima“.
