Pallavolo
Bošković contro Vargas, sfida tra giganti: Serbia-Turchia vale la finale europea
Da una parte Tijana Bošković, dall’altra Melissa Vargas. In mezzo due squadre costruite per vincere l’Europeo e una semifinale che promette una battaglia di potenza, centimetri e nervi. Serbia-Turchia, in programma sabato 5 settembre alle 15.00 alla Sinan Erdem Sports Hall di Istanbul, mette di fronte due delle formazioni più attrezzate del torneo e soprattutto due opposte capaci di cambiare da sole il volto di una partita. Ma ridurre tutto al duello Bošković-Vargas sarebbe limitativo: Serbia e Turchia hanno abbastanza qualità attorno alle loro fuoriclasse per trasformare la prima semifinale in una sfida molto più articolata.
La Serbia di Zoran Terzić arriva a Istanbul con un percorso praticamente immacolato. Nella Pool B ha superato Austria, Cechia, Bulgaria e Grecia, concedendo un solo set, contro le ceche. Nella fase a eliminazione diretta ha poi battuto la Croazia 3-1 e la Grecia 3-0. La Turchia di Daniele Santarelli, inserita nella Pool A, ha fatto altrettanto percorso netto: 3-0 alla Lettonia e all’Ungheria, 3-1 alla Slovenia e alla Germania, prima del 3-0 sull’Azerbaijan negli ottavi e del 3-1 sulla Germania nei quarti.
Il primo grande tema riguarda inevitabilmente Bošković e Vargas, ma le due giocatrici vengono utilizzate all’interno di sistemi differenti. La fuoriclasse serba ha chiuso il quarto contro la Grecia con 17 punti, 13 attacchi, due ace e due muri, mentre contro la Croazia aveva realizzato 18 punti con il 52% offensivo. Vargas ha risposto con 16 punti contro l’Azerbaijan e soprattutto con 26 contro la Germania, mettendo insieme 17 attacchi, cinque ace e quattro muri. È proprio la capacità della turca di incidere in tutti i fondamentali a rappresentare una delle principali preoccupazioni per la Serbia: Vargas non deve necessariamente ricevere molti palloni per cambiare una rotazione, perché può creare break anche dal servizio o direttamente a muro.
Per la Turchia sarà però fondamentale evitare che la Serbia riesca a costruire il proprio gioco soltanto attorno a Bošković. Aleksandra Uzelac sta rappresentando un secondo terminale di enorme peso: 18 punti contro la Croazia, 15 contro la Grecia con il 57% in attacco. Se Maja Ognjenović può ricevere con palla vicina a rete, la Serbia diventa estremamente difficile da leggere perché può alternare le uscite su Bošković e Uzelac al gioco centrale. È qui che il servizio turco può diventare una delle armi decisive della semifinale. La ricezione serba ha mostrato infatti qualche oscillazione. Contro la Croazia ha chiuso con il 44% positivo, mentre contro la Grecia è scesa addirittura al 28%, pur riuscendo comunque ad attaccare con un eccellente 51%. È un dato che racconta quanto la Serbia sia capace di sopravvivere anche fuori sistema grazie alla qualità delle proprie attaccanti. Ma contro una squadra dotata del muro turco, giocare sistematicamente con palla staccata potrebbe diventare molto più complicato.
Santarelli dispone di una squadra che negli ultimi due incontri ha prodotto numeri importanti soprattutto nella fase break. Contro la Germania sono arrivati 13 muri e sei ace, mentre contro l’Azerbaijan la Turchia aveva chiuso con otto muri e quattro ace. Vargas è ovviamente il principale punto di riferimento, ma il peso di Eda Erdem e Zehra Güneş al centro resta enorme. Erdem ha raccolto 9 punti contro l’Azerbaijan e 12 contro la Germania, Güneş rispettivamente 12 e 9. Se Elif Şahin riesce a tenere coinvolte le centrali, il muro serbo non può orientarsi troppo presto sulla diagonale di Vargas.
Proprio il centro della rete potrebbe rappresentare uno dei terreni più interessanti della partita. La Serbia dispone di Hena Kurtagić e Mina Popović, due giocatrici che contro la Croazia avevano prodotto complessivamente dieci muri punto, sei Kurtagić e quattro Popović. Contro la Grecia l’impatto a muro è stato inferiore, ma il sistema serbo resta capace di occupare grande spazio sopra la rete. La Turchia risponde con Erdem e Güneş, oltre alla presenza fisica di Vargas. In una partita nella quale le due squadre possono contare su opposte straordinarie, saranno proprio i punti prodotti dalle centrali e la capacità di contenere l’attacco avversario a poter spostare gli equilibri.
La Turchia dovrà inoltre trovare maggiore continuità in posto 4. Nei quarti contro la Germania Hande Baladin ha chiuso con sei punti e il 31% in attacco, Derya Cebecioğlu con sei e il 28%, mentre İlkin Aydın ne aveva prodotti sette prima di lasciare spazio alle compagne. Contro l’Azerbaijan Baladin era salita a 10 punti, con Aydın a 9. È probabilmente questo il settore nel quale la Serbia proverà a costruire la propria strategia: togliere qualche certezza a Vargas e costringere il sistema turco a chiedere alle bande un volume offensivo maggiore. La Serbia, dal canto suo, deve evitare che la ricezione turca possa stabilizzarsi. Contro l’Azerbaijan la squadra di Santarelli aveva fatto registrare il 55% positivo e il 34% di perfetta; contro la Germania il dato è sceso al 47%, ma resta sufficiente per permettere una distribuzione abbastanza completa. Quando Gizem Örge e le schiacciatrici riescono a garantire qualità, la Turchia può utilizzare Erdem e Güneş con continuità e diventa difficile costruire un muro stabile su Vargas.
Per Terzić la linea di battuta avrà quindi un obiettivo molto chiaro: staccare Elif Şahin da rete e ridurre il peso delle centrali turche. Viceversa Santarelli proverà a fare altrettanto con Ognjenović, perché una Serbia costretta a giocare sistematicamente palloni alti verso Bošković e Uzelac rimane comunque pericolosissima, ma almeno diventa più leggibile.
Anche il confronto tra le palleggiatrici promette di avere un peso specifico notevole. Maja Ognjenović possiede esperienza e capacità di mascherare le proprie intenzioni, mentre Elif Şahin ha a disposizione probabilmente un maggior numero di soluzioni per produrre punti direttamente dalla fase break. La gestione dei momenti nei quali la ricezione non sarà perfetta potrà diventare determinante: chi riuscirà a trasformare più palloni difficili in occasioni di contrattacco avrà una leva importante sulla partita. La Serbia ha mostrato negli ultimi due incontri anche una buona capacità di mantenere alta l’efficienza offensiva: 43% contro la Croazia e 51% contro la Grecia. La Turchia ha viaggiato al 47% contro l’Azerbaijan, scendendo invece al 37% contro la Germania. Il dato dei quarti suggerisce che le turche possono vincere anche senza dominare in attacco, compensando con servizio e muro. Contro la Serbia, però, abbassare troppo l’efficienza potrebbe essere pericoloso perché Bošković e compagne possiedono la qualità per trasformare rapidamente le rigiocate in break.
La Turchia avrà dalla propria anche il fattore Istanbul, giocando ancora una volta alla Sinan Erdem Sports Hall, dove ha disputato tutta la fase a eliminazione diretta. Ma la Serbia possiede esperienza e personalità sufficienti per non farsi condizionare dall’ambiente. Sarà soprattutto una questione di ritmo: Santarelli proverà a spingere con il servizio e a trasformare la partita in una successione di break, Terzić cercherà invece di garantire continuità a Ognjenović e di mettere Bošković e Uzelac nelle condizioni di giocare il maggior numero possibile di palloni contro muro composto in ritardo. È una semifinale che non sembra avere una vera favorita. La Turchia ha forse maggiore capacità di incidere con servizio e muro e dispone di una Vargas capace di produrre punti in ogni situazione; la Serbia risponde con una struttura offensiva più lineare ma anche estremamente solida, costruita attorno a Bošković senza essere dipendente esclusivamente dalla propria fuoriclasse. La qualità della ricezione, la battaglia tra le centrali e soprattutto la capacità di limitare almeno una tra Vargas e Bošković potrebbero decidere chi sabato pomeriggio conquisterà il primo posto nella finale europea.
