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Basket femminile: Germania e Spagna, sogni diversi per fermare la corsa di Francia e USA

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Fiebich Salaun Conde Bueckers
Fiebich, Salaun, Conde, Bueckers / fiba.basketball

Tempo di semifinali alla Uber Arena (alias Berlin Arena) per quanto riguarda i Mondiali femminili. Sono partite in 16, ne sono arrivate in quattro ed ora la situazione corrisponde, né più né meno, a un vero e proprio Europa contro USA. Alle 16:30 l’arena si riempirà per Germania-Francia, alle 20:00 accadrà lo stesso per USA-Spagna. In breve, da una parte la grande speranza delle padrone di casa di fermare una selezione che ha chiuso le partite prima ancora di cominciarle fino ad ora, dall’altra quella iberica di regalarsi un sogno che è sempre rimasto lontano dal verificarsi.

Quella tra Francia e Germania è la rivincita dei quarti delle Olimpiadi 2024, quando a Parigi le transalpine s’imposero per 84-71 con 24 punti di Marine Johannes a guidare la questione. L’ossatura delle due squadre è praticamente la stessa (nei fatti, otto dodicesimi della Francia sono gli stessi e nove dodicesimi della Germania anche). Le tedesche sono riuscite a produrre entusiasmo sopra altro entusiasmo nel quarto contro il Belgio, rendendosi protagoniste di una situazione in cui Emma Meesseman ha fatto per buona misura ciò che voleva, ma il resto del roster non è stato all’altezza (e, forse, i primi segnali di una chiusura del ciclo iniziano a vedersi).

Inoltre, se guardiamo al lato più ampio della competizione intera, la Germania ha perso solo 9.8 palloni di media e tira giù davvero tanti rimbalzi, 46.2 contro i 39.5 della Francia. Che, però, ha il 61,4% da due e il 45,7% da tre, e questo secondo dato, comparato al 27,6% della Germania, vale parecchio. Senza contare che nella squadra ci sono contemporaneamente due possibili candidate all’MVP del torneo, Gabby Williams e Marine Johannes. Nondimeno, però, la Germania ha Frieda Buhner in stato di grazia (56,5% dal campo), nonché la capacità di trascinare da parte del trio Nyara Sabally-Luisa Geiselsoder-(soprattutto) Leonie Fiebich. E il tutto senza l’altra Sabally, Satou.

Nell’altra semifinale il discorso Spagna-USA è sostanzialmente uno: riusciranno le iberiche a fermare la selezione a stelle e strisce? Fino ad ora ci è andata vicina l’Italia, e nessun’altra squadra ha neanche lontanamente saputo impensierire le star della WNBA. Nondimeno, quando il gioco si è fatto duro, anche una Spagna dei tempi migliori non è mai stata sotto la doppia cifra di svantaggio alla conclusione dell’incontro. Quest’anno, però, va rimarcato come le iberiche stiano vivendo una fase nuova anche grazie al solito Miguel Mendez, in grado di scovare chiavi tattiche di eccellente valore nei match importanti. Del resto, la Germania dopo il primo match pareva fuori causa e invece è in semifinale, mentre l’Australia è stata tenuta abilmente a bada, anche se in questo caso alle Opals va scusato il fatto di avere il reparto lunghe completamente distrutto dagli infortuni di Magbegor e Smith. Chiavi: le trame di Mendez, la forma di Maria Conde, Megan Gustafson e Awa Fam tra le altre.

Quanto a Team USA, dopo l’enorme sofferenza con l’Italia sono arrivati i successi privi di qualsivoglia problema contro Cechia e, ieri, Ungheria, con il team magiaro mai in grado di fare qualcosa per rallentare un ritmo che ha portato le americane al record di punti in un quarto di finale iridato, 108. La chiave? Circolazione di palla, pressione sulle linee di passaggio e tanto, tantissimo tiro da tre che sta entrando (42,9% per Paige Bueckers, 40% per Kahleah Copper, 37,5% per Chelsea Gray, 38,1% per Rhyne Howard, addirittura 66,7% per Aliyah Boston). Il tutto anche se a oggi, come al solito, il posto da MVP se lo merita Breanna Stewart, giocatrice che non ha una categorizzazione perché tutto può in ogni momento. Resta da vedere, ad ogni modo, se ci sarà lotta nella sera berlinese.

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